Tra il Marchese del Grillo e Thomas Milian: Roma, Osteria della Suburra da Silvio

23 mag

Tra il centro di Roma e il delta del Mekong nel ’69, parlando di ristoranti, ci sono ben poche differenze: alla sera, dietro ogni angolo, nascosto nell’oscurità, potrebbe esserci un cameriere con un menù plastificato in 4 lingue pronto a fotterti. Almeno i vietcong ti finivano con un colpo solo però…
A Monti, pochissimi passi dalle fauci della fermata metro Cavour, la storica Osteria della Suburra, da Silvio, si presenta come un quesito insolubile.
Menù bilingue (romanesco – inglese) chilometrico, con ben 22 primi in batteria. Camerieri con divisa classica pantalone nero camicia bianca (con medaglie, ovviamente) farfallino nero evvai. Tavolata d’antipasti misti che più classici non si può: verdure grigliate gratinate sottolii mozzarelline prosciutto  coppiette carciofi! La clientela è un miracolo che i sociologi dovrebbero studiare a fondo: si passa dalle tavolate di studenti, alle coppie, alle comitive di anziane americane col marsupio e i capelli metallizzati, fino agli ultras della lazio con aquile e fasci dipinte sui bicipiti. E tutti convivono pacificamente (tranne quando le “grannies” alzano la voce e gli ultras se ne vanno infastiditi e turbati)

L’arredamento è un classico cinematografico degli anni ‘60\’70. Da un momento all’altro ti aspetti che Bombolo esca dalla cucina e rovesci un piatto di carbonara sul riporto di qualche turista, oppure che Alvaro Vitali sgambetti un cameriere per poi produrre una delle sue epiche pernacchie spastiche.

Il vino della casa è “na roba brutta”. Bianco o rosso si rischia, oltre il quarto bicchiere, la cecità temporanea.

Quindi vi chiederete: “ma di che ostrega stai vaneggiando?”

Che vi devo dire: se vi trovate in zona e sapete scegliere i piatti giusti mangerete bene e spenderete sui 25 euro.
Se rimanete sulla classica gricia, o sulla matriciana o ancor meglio sulle ottime pappardelle (rigorosamente fatte in casa) broccoli e guanciale, per poi proseguire con un pollo alla romana o una coratella d’abbacchio o un abbacchio alla cacciatora, magari con due carciofi affianco, non avrete nulla da recriminare.
Se siete degli stolti temerari e avete intenzione di osare, potete lanciarvi sui tortellini cremolati o su qualche altra fantasia dello chef: io non l’ho mai fatto, ma una sera, osservando il volto cianotico di un koreano a fine pasto, mi convinsi di essere nel giusto.
L’osteria della suburra è un luogo gastronomico autoreferenziale, sempre uguale a se stesso (e per molti versi è un bene), in grado di soddisfare le pretese del turista in cerca di tipicità romanesche, sia di chi non abbia voglia di uscire dal centro per una cena discreta e non dispendiosa. Dimenticatevi estri culinari o “reinterpretazioni della cucina tradizionale dalle contaminazioni fusion”: avrebbero richiesto nuovi interni, un nuovo chef, camerieri alfabetizzati e un esorbitante aumento dei prezzi. Magari per mangiare peggio.
Qui ti siedi e attendi pacifico il tuo carnefice: “Buonasera dotto’, che je porto un bell’antipastino co’ du’ fettine de presciutto un carciofino e du’ coppiette? Poi de primo oggi c’avemo…”
Ah è gradita la prenotazione e, ovviamente, giovedì gnocchi.

www.osteriadellasuburra.com

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