Archivio | luglio, 2012

Milano: Enoteca Bottiglieria Bulloni di Piazza Aquileia.

30 Lug

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L’enoteca Bulloni guarda il carcere di San Vittore da quasi 80 anni: è stata inaugurata nel ’33 ed è un locale a due velocità. La prima è la velocità meneghina, quella che ha tempo di entrare per un negroni o una bicicletta, ingoiare due tartine e poi via; la seconda è quella storica, è la placidità che si annida tra i pori del bancone di marmo e le crepe degli scaffali di legno. E’ la velocità del vino stesso, sostanza divina che non ha mai fretta e si addice all’uomo ponderato, al meditabondo epicureo che qui entra, ordina e sorseggia col deretano al caldo d’inverno e la testa all’ombra d’estate.

Da Bulloni si trovano vini buoni e d’ogni prezzo. Si può partire con un prosecchino o un bianco leggero per 3 euro a bicchiere per salire fino alle stelle, nell’iperuranio dell’enologia, dove le opere d’arte in bottiglia rendono felice l’uomo, ricco non solo di spirito, che sa apprezzarle.

La clientela è composita: cariatidi appoggiate al bancone da 50 anni, giovani studenti che abitano nelle vicinanze, manager intelligenti che lo preferiscono ai locali insipidi delle Colonne di San Lorenzo e ai loro aperitivi indigeribili. Da Bulloni si possono mangiare salumi e formaggi piuttosto ricercati, cose buone adatte ad accompagnare il buon vino.

Entrando si nota un grande mosaico, opera del futurista Prampolini, una sorta di inno a Bacco e all’amicizia: un’opera d’arte sotto cui lavorano con passione i due rubizzi titolari, gente che di vino se ne intende e si vede. Andateci prima di cena e vedrete quanto saprete resistere alla tentazione di uscire con una bottiglia in mano….

Enoteca Bulloni

VIA LIPARI 2
20144 – MILANO (MI)

Tel. 0248003155

E per una volta cuciniamo noi…

29 Lug

 

Gordon Ramsey, Alessandro Borghese, non siete nessuno!

Spiedini, salamelle, costine, pane di segale, patate al cartoccio, verdure grigliate, una carriola di prosecco e qualche spritz. In fin dei conti basta poco per essere felici…

 

Ristoranti in Carnia: Osteria al Camoscio, Ligosullo. L’aria fine mette fame…

25 Lug

 

Tra boschi secolari e borghi d’altri tempi, inerpicandosi per una suggestiva provinciale che da Paluzza porta a Paularo, si arriva all’Osteria Al Camoscio a 1100 metri d’altezza.

Solo la sua terrazza vale il viaggio perché da lì si può godere di un panorama quasi a 360° sulla meravigliosa Val Pointaiba per la quale è possibile avventurarsi in splendide passeggiate di vario impegno fisico, sia a piedi che in mountain bike.

Noi in genere saltiamo rigorosamente la prima parte e dopo un tajut di bianco (una tradizione irrinunciabile) ci dirigiamo solerti a mettere i piedi sotto la tavola, indubbiamente le nostre mascelle funzionano meglio delle nostre gambe.

A conduzione famigliare, l’Osteria del Camoscio offre tutte le tradizionali specialità gastronomiche della Carnia, nonché ottimi vini dei colli orientali del Friuli.

Antipasti

Per iniziare vale davvero soffermarsi sugli eccezionali salumi di Sauris, prosciutto e speck in primis (asciutti, stagionati e lievemente affumicati), e sui formaggi locali a varia stagionatura, dal latteria al 24 mesi, passando per la golosissima scuete fumade (ricotta dura affumicata) e il formadi franti, un formaggio morbido dal gusto pepato ottenuto dal laborioso impasto di vari formaggi locali.

Primi piatti

Tra i primi ecco i più tipici piatti carnici che mescolano ingredienti dolci e salati, di cui ogni famiglia ha la sua variante particolare e bisogna stare molto attenti a quello che si dice in proposito per non stuzzicare la sensibilità del segreto culinario: “Cjarsons” e gnocchi di zucca.

Nel primo caso immaginate dei ravioli di pasta morbidissima (acqua e farina) ripieni di erbe aromatiche di montagna (coltivate in questo caso proprio dalla famiglia Morocutti come  melissa, menta, prezzemolo e altre tenute segrete), patate, cannella e uva passa (in quantità e qualità assolutamente variabili ma soprattutto, dicevamo, coperte da un velo di mistero) conditi con burro fuso e un’abbondante spolverata di scuete che gli da un gusto veramente speciale. Vi sentirete già meglio e lo stesso potrà dirsi con i delicatissimi gnocchi di zucca conditi in ugual maniera.

Secondi piatti

Frico: se davvero volete stupire il vostro palato non potete che cedere alla polenta con il frico, altra ricetta tipica da queste parti che come i cjarsons essendo un’antica ricetta della cucina povera contadina è passibile di varianti personali ma che secondo noi in questa osteria è davvero fatto come si deve, un tortino di patate e formaggi morbido dentro e croccante fuori, che, va da sé, nella sua generosità di calorie può rappresentare un sostanzioso piatto unico.

Una piccola parentesi va dedicata alla polenta che qui, da queste parti, accompagna secondi e padellate di funghi misti ed è integrale e compatta, girata e rigirata nel paiolo di rame da braccia forti e competenti, sformata a cupolone sul tagliere e poi tagliata in porzioni con il filo da cucito, come ho visto fare tante volte dai miei prozii oriundi.

Dolci

Se siete sopravvissuti a tutto questo dovete provare i dolci: crostate con marmellata fatta rigorosamente in casa che, dopo tale robusta mangiata, sono da accompagnare con liquori alla bardana o ruta, anch’essi fatti in casa, o grappe che in questa regione sono al top (occhio alle curve sulla via del ritorno e soprattutto alla polizia stradale che qui non perdona nessuno, neanche il sindaco!).

I prezzi sono assolutamente ragionevoli e il conto non supera i 30 euro a testa nel caso di quanto descritto sopra.

L’Osteria Al Camoscio è aperta prevalentemente nel periodo estivo mentre nei restanti mesi dell’anno magari con la neve, il sabato e la domenica, si è ben scaldati dal tipico e tradizionale fogolar che ha origini molto antiche. È bene prenotare con anticipo soprattutto nei weekend.

antipasto: affettati e formaggi locali

primo: cjarsons

secondo: polenta e frico

contorno: radicchio verde, funghi porcini 

dolce: crostata

 

qualità/prezzo: voto ottimo

cortesia: voto buono

 

Osteria Al Camoscio, Via Provinciale, 5 – Loc. Bivio Ron Dal Neit, 33020 Ligosullo (Carnia – Udine) – 0433.777144

http://www.alcamoscio.it/dove.htm

Bambee

Milano, via Solferino: ristorante indiano Rangoli

16 Lug

 

Ero stato al Rangoli (in via Solferino, a pochi passi dalla sede del Corriere) in una fredda serata invernale di alcuni anni fa e non mi aveva colpito favorevolmente: troppo casino e troppa brutta gente, in primis Massimo Giletti e compagna canottabile, gonfia di botox.

La cucina non era male, per cui ho deciso di riprovare e devo dire che è un buon ristorante, che merita di entrare nella top five dell’amplissima offerta della ristorazione indo-meneghina, che approfondiremo più avanti. Ingresso notevole con un antico (?) portale indiano che divide il “di qua” del centro milanese da un “di là” arredato con opulenza, con pesanti tavoli in legno intarsiato, divanetti rivestiti di seta, l’immancabile pantheon di divinità e l’inevitabile mix di aromi che colpiscono piacevolmente l’olfatto dell’affamato ma che aggrediscono inesorabilmente abiti e messe in piega. L’indiano non perdona e la cucina a vista, in questo caso, è forse un handicap.

Optiamo per due “chef course”, degustazioni di famose specialità indiane, utili per paragonare il Rangoli ad altri concorrenti.

Quindi gas a martello e si parte con degli ottimi samosa di agnello, pakora e dei bocconcini di pollo in pastella molto gradevoli ma che ricordavano pericolosamente i nuggets…

Come piatti principali un gustoso mutton murgha (agnello speziato), pollo marinato con spezie, lenticchie, riso, cavolfiori, e pane al formaggio. Tutto ben eseguito e dai sapori ben bilanciati: non conosco le ricette originali, ma posso dire che, rispetto ad altre esperienze non solo in Italia, al Rangoli ho mangiato piatti piuttosto delicati e senza quella a volte fastidiosa preponderanza di spezie che può infastidire i nostri stomaci allevati a maccheroni e cotolette.

Qualche critica? Il cameriere molto gentile ma piuttosto impacciato nel gestire l’abbondanza di piatti rapportata alla superficie del tavolo, ha creato simpatici balletti “per favore signore tieni qua, per favore sposta là, metto questo lì” che alla terza portata iniziano anche a rompere un po’ i coglioni.

Inoltre il day after può essere problematico (come già accennato) per tutto colori che non amano sentire gli effluvi del tandoori o del chicken tikka nei propri capelli e abiti.

Qualità prezzo: 40 euro a testa compresi vino (un buon rosè veneto) e liquori indiano. Non è poco, ma la cucina indiana, in Italia, si è ricavata uno spazio di mercato differente da quella cinese o dell’estremo oriente. La degustazione che abbiamo scelto (30 euro ciascuna), mi ha lasciato sazio e soddisfatto e l’ampia presenza di clientela indiana mi fa pensare che ci sia una certa cura nel riproporre le ricette originali. Inoltre non dimentichiamo che il centro storico di Milano non perdona…

Il Rangoli si merita:

AMBIENTE: 8

CUCINA: 8

SERVIZIO: 6

QUALITA’/QUANTITA’/PREZZO: 7

 

Rangoli

Via Solferino 36
Milano
02 29005333
Giorni di chiusura: nessuno
www.rangoli.it

Camerieri. Cosa succede “dietro le quinte”?

12 Lug

 

Scena tratta da “Camerieri” di Leone Pompucci del 1994. Guardatela e ripensateci la prossima volta che uscite a cena 🙂

Fuori Casello, parte II: “La Siesta”, Riccione

9 Lug

Se l’Italia è un’espressione geografica, la Romagna è una delle sue più autorevoli espressioni gastronomiche. Un bel giorno, arrancando sulla A14 dalle Marche verso Milano e accorgendosi, che la Fatidica Ora (le 13.00) s’andava approssimando, una mia gentile collega propose di fermarsi al Road House Grill prima del casello a mangiare un hamburger. Essendo veri gentleman non la defenestrammo dall’auto in corsa, ma ci limitammo a uscire a Cattolica per andare in un altro (leggetevi la recensione di “Al Sgnadur”) Cult delle soste fuori casello.

Ristorante “La Siesta”, sito tra Riccione e Misano in un punto di quel lungomare infinito e della sua teoria d’ombrelloni, tanga, piadine e locali che da Rimini arriva sudato e sorridente fin giù a Gabicce e le Marche: una grossa capanna con tavoli in legno all’ingresso  del camping Adria, poco più in la il bar Porky’s, tutt’attorno tedeschi ustionati che sciabattano senza meta. Roba durissima.

Entrate e fatevi redarguire (sicuramente avrete parcheggiato male la macchina o sarà troppo presto o non avrete prenotato) da una delle cameriere gentilissime ma molto spicce: sedetevi al tavolo e ordinate “un rimorchio” per ogni due, tre abitanti del tavolo. Vino bianco della casa e patate fritte.

E’ tutto quello che dovete sapere: stiamo parlando di un titanico tagliere di pesce grigliato e fritto con patate. C’è ovviamente una ricca carta con svariati piatti prevalentemente di mare, ma lasciate perdere: per un Fuori Casello come si deve, il rimorchio è quello che ci vuole: mazzancolle, gamberi, alici, seppie, scorfano, rombo, sogliola etc etc. Qualità non eccelsa, ma rapporto quantità prezzo ottimale. 20, 25 euro, a meno che non vi lasciate tentare dai crudi, gli astici e da tutte le altre follie che, a mio parere, stonano con un locale incastonato tra un campeggio germanofono e la sciccheria del bar Porky’s…

Finito il rimorchio potete bere un sorbetto, attraversare la strada e osservare quel mare sabbioso colmo di corpi che fu  tanto caro a Fellini; prima di rimettervi in viaggio e chiedervi qual’è il segreto di un posto tanto brutto e tanto affascinante.

Ristorante La Siesta 

Viale Torino, 80, 47838 Riccione, Italia

 +39 0541616431 

Attenzione: chiuso in inverno!

Fuori Casello. La salvezza nella terra degli Uomini Pesce: Trattoria Al Sgnadur, Ferrara

5 Lug

Estate, autostrada, code. Il viaggio d’andata un’eneide (verso l’ignoto), il ritorno un’odissea (verso casa, magari con la prospettiva che sia saltata la luce e i polli nel freezer abbiano ripreso vita), gli autogrill caravanserragli dove nulla è reale ma tutto è purtroppo vero, dagli anziani cianotici che comprano coppe piacentine a Battipaglia ai camionisti rumeni che fanno scorta di mozzarelle di bufala a Somaglia est.

Meglio, se si può, prendersela con calma e programmare tappe ben calibrate. Questa potrebbe essere la salvezza di quei tanti che transiteranno verso la Romagna dal veneto o dal centro sud in direzione Slovenia  e Croazia. A due chilometri dall’uscita Ferrara sud c’è una frazioncina che si chiama Poggio Renatico (così, tanto poi il navigatore vi sfanculizza e dovete chiamare il ristorante), nebbiosa d’inverno, torrida d’estate, umida sempre.

Qui troviamo Al Sgnadur (il Mattarello), ristorante pizzeria dalle mille sorprese. L’esterno è, senza offesa, orribile, vecchia casa di campagna bisognosa di cure. L’interno è “composito”: ma è troppo faticoso descriverlo e poi d’estate non ci si bada. Abbacinati dal caldo si segue docili uno dei camerieri 36 denti che vi accoglie con gentili salamelecchi, verso un grazioso e verdeggiante cortile interno con una dozzina di tavoli. Menù ricco e articolato specializzato sul piatti di pesce e della tradizione ferrarese, la pizza la lasciamo ai bambini e agli ignavi.

Alici fritte: gradito entrée offerto dalla casa. Veramente ottime, leggere e croccanti.

Salumi misti con pinzini: grande piatto estivo, in pratica lardo, prosciutto e salami freschi serviti con la versione locale del gnocco fritto. Solo per duri e puri, ne vale la pena.

Caplaz (cappellacci) alla zucca: grandi, in tutti i sensi. Un piatto che sazierebbe un orso, ottima la pasta fatta in casa, buono il ripieno ma quasi stucchevole, a mio parere, per un eccesso di ricotta a discapito della zucca.

Un bicchiere di vino della casa a testa (dovete guidare!), caffè: 20 euro e poi via verso le agognate vacanze, pronti per una bella congestione.

NB

Non abbiamo potuto prendere la Frittura Imperiale perché eravamo solo in due, ma questi miei occhi hanno visto transitare vassoi di pesce impanato grossi come i semiarticolati che viaggiano sull’A1. Se andate provatela.

I camerieri sono di una gentilezza quasi caricaturale e meritano una mancia.

Di seguito il link al sito web, che però tanto non è attivo, chiamate che è meglio, così potete anche farvi spiegare la strada, onde evitare di vagare per la bassa assolata e imbattersi in creature degne della penna di Lovecraft…

Al Sgnadur

Chiuso Lunedì e Martedì

Via Coronella, 78 – Chiesuol del Fosso
44100 – Poggio renatico (FE)

tel: 0532.978396

www.sgnadur.it/

Un posto dove mangiare bene e guardare la finale degli Europei? Ve lo dico io…

1 Lug

“Una bufala e una Menabrea, per favore.”
“Come scusa?”
“Una bufala e…”

Poi un boato e il nulla. Italia VS Germania, Europei 2012, semifinali. Mario Balotelli insacca l’1 a 0 e la Fabbrica della Pizza, Ripa di Porta Ticinese a Milano diventa il carnevale di New Orleans. Cameriere abbattute, wurstel volanti, fidanzate inconsapevoli osservano sgomente il mansueto bancario che fino a un’ora prima conoscevano come il proprio fidanzato, saltare su una panca con la grazia di un gorilla albino colpito alle gonadi. Sul 2 a 0 l’inferno è realtà palpabile. Il mio sudore si mescola alla condensa del boccale, la tovaglietta è ormai carta pesta, la pizza un ricordo gommoso.

A poche ore dalla finale che ci vedrà contrapposti ai bi-campeones spagnoli ,  decido di rivelarvi, se non il risultato finale, perlomeno la regola del successo per una cena degna di un campione europeo.

Imbaulate nel vostro frigorifero un cristiano quantitativo di bottiglie di vino, ovviamente di italica origine, diciamo corrispondente a un numero primo pari o superiore a 7 (anche se siete in due).

Cucinate in anticipo. Involtini vietnamiti con pollo e legumi (lo so, son vietnamiti, mica italiani, ma son buoni…), mezze penne con olive, alici, pomodoro fresco e capperi, parmigiana di zucchine, tagliata di melone bianco. Se non sapete come si cucinano questi piatti, ebbene, il mondo è pieno di blog colmi di ricette eccellenti (io posso solo dirvi che le zucchine le griglio, non le friggo, che altrimenti Caronte mi traghetta direttamente in rianimazione al Featebene)

Alle 19.00 fate come me, prendete la bici, andate in piazza (in questo caso piazza Duomo) e fatevi beffe di chi inizia ad accalcarsi attorno ai kepappari (o kebappari o kebabbari) e alle pizzerie al taglio che profumano di spogliatoio o di chi sta brucando una piada su qualche marciapiede. Alle 20.00 tornate a casa e intanto che scaldate le zucchine in forno andate a farvi una doccia, poi friggete gli involtini, togliete la pasta dal frigo, posteggiate il tavolo davanti al divano e alle 21.00 starete meglio del Rag. Fantozzi con la sua peroni gelata e la frittatona con cipolle.

Non c’avete pensato prima? Dai, tra due anni ci sono mondiali…

… dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa… dov’è la vittoria che porga la chioma…

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