Archivio | gennaio, 2013

Milano Low Cost: Corso Garibaldi, osteria Siciliana “Re di Coppe” (e di piatti)

20 Gen

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Milano, Corso Garibaldi, gran salotto meneghino: a pochi metri dalle superbe norcinerie di Parma&Co, il Re di Coppe e di Piatti offre una discreta selezione di piatti delle tradizione siciliana a prezzi periferici. Andiamo al sodo: 5 euro per un piatto di pasta con melanzane e ricotta (tra l’altro non male) per il centro di Milano è un esotismo, una stravaganza, quasi una colpa da vivere col senso di cui.

Detto ciò vi sono lati inespressi che meriteranno un’ulteriore visita: ci sono tutte le potenzialità per divenire un cult della ristorazione “etnica” meneghina ma c’è una carineria diffusa che scivola nell’inespressivo, lasciando deluso il cercatore di sapori forti. Ovvero.

Ambiente accogliente (ma strategicamente? nascosto all’esterno da cartelli promozionali assassini) e fortunatamente scevro delle inutili pantomime “caratteristiche” che troppo spesso ingombrano i ristoranti regionali: niente pupi, carretti e riferimenti verghiani, ma semplici pareti color sabbia, arredamento bianco e luci tenui. Servizio giovanilistico, informale ma cortese: menù rapido, che offre ampia scelta per un pranzo solido e veloce ma che pone problematiche stilistiche a chi volesse organizzare una cena completa (ossia non c’è una facile distinzione tra le portate).

In compenso una vasta selezione di piatti unici, tra cui spiccano sarde in beccafico e cous cous (anche vegetariano), che mettono a proprio agio il viandante in cerca di un breve ristoro. Per gli amanti del piattume, non mancano hamburger e altre amenità. Non trascurabile l’offerta “pasta all you can eat” che propone ben sei differenti tipologie del piatto italico più amato a soli 12 euro: anche gli affamati troveranno soddisfazione, immagino.

Vino della casa, acqua, caffé, grappa: siamo tra i 15 e i 20 euro a testa. Buono. Aperto alla domenica (ottimo).

Ambiente: 7

Cucina: 6.5

Servizio: 6.5

Qualità prezzo: 7.5

Re di Coppe e di Piatti
Corso Garibaldi 26, Milano
Tel. 02 72023313      
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Aperitivo a Milano: “Cantine Isola” di via Paolo Sarpi. La garanzia del demodé.

12 Gen

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Le Cantine Isola sono l’ultima enclave neolatina nel Mar Giallo della Chinatown milanese: un locale che definirlo storico è un insulto. Provato dal tempo e dai clienti, dal 1896 qui si servono vini alla mescita e in bottiglia con la calma di chi sa che il tempo è a proprio vantaggio. Frequentato da anziani, studenti, coppie, tutti accaniti nella medesima lotta per raggiungere la barra nell’ora di punta e conquistare un Nebbiolo e, magari, una fetta di salame.

Enoteca famosissima di cui hanno scritto tutti, dal National Geographic in giù: una mia recensione non ne alimenterà certo la fama ne offuscherà la gloria, ma un paio di considerazioni posso anche condividerle. Ambiente cosparso di negligenza: avvisi alla clientela solo a penna e solo su fogli di recupero appiccicati alla come viene (tra cui spicca la traduzione in cinese di “spingere” all’ingresso, tanto per ricordare sempre dove siamo), striscioline di carta davanti alla bocchetta del riscaldamento come nemmeno nei seminterrati dell’Inps, vetrina colma di gioielli appoggiati così, in un’esposizione senza nessun gusto ne pretesa.

Le Cantine Isola sono colme: di ricordi, di gente, di bottiglie, di odori, di macchie. Alcuni le trovano di un fascino irresistibile, il famoso “come una volta”. Una volta non c’ero, ma dubito fosse così (e non significa sia un male). Si beve bene, dai 5 euro in su al bicchiere; un Franciacorta 6 euro e 20, non è male. Il buffet dell’aperitivo non è un buffet e forse non ha la pretesa: crostini con i formaggi, pane e cipolla, salame, olive, non si viene qui per cenare, ne tanto meno per star seduti ore dal momento che all’interno ci son due tavolini rachitici. E’ un posto da vivere in piedi, o seduto all’esterno, dove forse anche il timoroso e il riservato possono trovare la voglia di appoggiare il corriere e scambiare due battute.

Rimanendo nel genere continuo a preferire l’Enoteca Bulloni di piazzale Aquileia, ma tanto si trova dalla parte opposta del centro e in fin dei conti nel mio cuore c’è spazio anche per due…

Milano, via Paolo Sarpi ristorante cinese “China Long”. La sfida dei draghi…

6 Gen

Milano via Paolo Sarpi 42: China Long, solo un civico più in là dagli acerrimi nemici di Long Chan (“long” in cinese vuol dire drago e quindi se la batte con i nostri “gallo d’oro” “angiol’ d’oro” “leon d’oro” etc etc). Divisi da un muro ma uniti dal contendersi la palma del miglior ristorante di Chinatown.

C’era una volta China Long… Purtroppo, dobbiamo aggiornare il vecchio post e comunicare, con grande senso di scoramento, che da alcuni  mesi China Long ha cambiato gestione e la situazione descritta poi di seguito è radicalmente cambiata. Ahimè, non rimane più nulla di quello che ci aveva deliziato nel corso della nostra frequentazione con la mitica “Ramo d’Argento”. Il menù si è goffamente spento in un’insipida banalità: il solito riso, i soliti ravioli e si sono pure riaffacciati i soliti involtini primavera accompagnati dal solito pollo alle mandorle. Peccato davvero. Ma aspettiamo con caparbietà che Yinzhi si faccia viva e dunque di poter nuovamente trovare i sapori a cui ci aveva abituato.

Questo si diceva del precedente China Long…

Difficile, almeno per il mio palato, stabilire un vincitore, ma ultimamente China Long sta guadagnando posizioni: innanzitutto la titolare “Ramo d’Argento” (pare che Anna suonasse troppo banale…) è molto più cordiale dei suoi vicini, che sembrano usciti da un film sulla mafia di Hong Kong. Inoltre, andando con perizia e pazienza a tuffarsi nella vetrina dei vini si riescono a trovare cimeli dimenticati tra un “Mateus” e un “Lancers”, tipo qualche boccia di Hofstatter che viene comunque venduta a prezzi molto vantaggiosi.

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China Long, spaghetti tirati a mano

Dopo alcune scorribande di sondaggio dove mi ero attenuto a civilissimi piatti italo\cinesi (pollo fritto, maiale piccante, spaghetti di soia…) mi sono lasciato tentare da Ramo d’Argento e ho iniziato a far decidere a lei i miei menù. Ho vinto. Trippe di vitello piccanti (molto) e zampe di gallina fritte come antipasto, deliziosi spaghetti di riso fatti a mano (spessi e porosi) con verdure, accompagnati da pollo in brodo di porri e cipollotti. Ora sono pronto per essere iniziato a qualcosa di maggiormente “hard core”, con evidente approvazione della mia maestra.

China Long, manzo freddo

China Long, manzo freddo

Ambiente e servizio sono un contorno: il locale non è ne bello ne brutto, è essenziale; le cameriere conoscono dalle 6 alle 12 parole di italiano (vino, spaghetti, pollo, billa cinese, liso con gambeli e poco altro) e sorridono sempre, anche se rimproverate per averti portato il piatto sbagliato (sconsiglio di farlo). Il resto della clientela è in prevalenza cinese, gli altri sono per lo più hipster, studenti intossicati dagli involtini primavera, coppie di turisti anglosassoni che ti chiedono sconvolte “se questo è il centro”. Per una cena abbondante con vino siamo sui 20 euro a testa.

Sconsiglio di andarci per mangiare le solite cose, tanto sono le stesse (surgelate) che si mangiano negli altri ristoranti, a quel punto vi conviene acquistarle in una delle tante botteghe e di cucinarle direttamente a casa vostra (specialmente se i vostri vicini vi stanno sul culo).

Ambiente: 6

Cucina: 8

Servizio: 6

Qualità prezzo: 7.5

Ristorante Cinese China Long
Via Paolo Sarpi 42, 20154
Milano
Tel:  +39 02.87072866 
Chiusura: mai (ovviamente)
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