Parma, Osteria dello Zingaro. La zappa sui piedi.

16 Mar

osteria-dello-zingaro

L’Osteria dello Zingaro è in uno dei borghi più belli di Parma, quello dedicato a uno dei due pittori più rappresentativi del valore artistico della “piccola Parigi” e che lì a due passi rese immortale la cupola di San Giovanni Evangelista: il Correggio. Due sale nel piano terra di un palazzo antico: forse un’antica carbonaia, o una rimessa, con belle volte a crociera e pilastri spessi. Arredamento sobrio e piacevole, un bel bancone all’ingresso dove ammirare tagli di carne equina e salumi odorosi di ricordi e tradizioni centenarie.

Ma andiamo al dunque: in una carta, lo premetto, poco adatta ai vegetariani, ci lanciamo decisi su piatti classici del territorio e ne siamo rimasti convinti. Culaccia veramente ottima (ricordo che la culaccia, o culatta come dicono i raffinati, non è culatello, ma lo stesso taglio di carne stagionato nella cotenna e non insaccato), tortelli d’erbetta fatti a mano, doviziosamente affogati nel burro e più che sufficientemente irrobustiti dal parmigiano. Tris di cavallo, con roast beef, pesto condito e tartare: un tripudio assolutamente rappresentativo del luogo, nettamente superiore alla poco significativa lonza di maiale con mele dall’aspetto Lufthansa ordinata dal mio commensale. Si, quei piatti che servono sulle linee aeree germaniche, perchè fanno international, ma non raccontano niente e sanno di meno. Lambrusco Nebbia & Sabbia, un neoclassico dell’enologia emiliana.

E, parafrasando l’Odio, “fino a qui tutto bene”. Ma veniamo alle note dolenti, purtroppo più numerose di quanto meriterebbe la cucina. Innanzitutto l’accoglienza: a un cliente prenotato, in orario perfetto, già potrebbe storcersi il deretano per un laconico “5 minuti per favore”, ma non sono il tipo. Se i 5 diventano 20 perlomeno offrire due fette di salame e un bicchiere di malvasia sarebbe indice di civiltà, ma forse è stata complice la distrazione dovuta al sottostante punto.

Secondo, il servizio: in tempi di crisi e di “downsizing” degli staff di sala, è normale che il titolare si sdoppi tra il servizio ai tavoli, la cassa e le corvee in cantina, ma gli sbuffi da “che do bali c’ho il ristorante pieno e son da solo” (penso sia inutile tradurre le prime tre parole) andrebbero ingurgitati con buona grazia, che averci il ristorante pieno al giovedì dovrebbe essere una benedizione da santificare con digiuni e penitenze.

Terzo, l’inquinamento acustico, cui temo si possa difficilmente sopperire: la sala, al terzo bicchiere di vino altrui, diventa un vociare chiassoso difficilmente apprezzabile, tranne dal solitario sociologo che si potrà divertire nel carpire ogni singola parola, contemporaneamente, dai tavoli affianco.

35 euro pro capite con caffé e grappa, Consiglio di provarlo, ad orari svizzeri però: presentatevi al martedì, magari alle 19.30 e sarete felici.

Ambiente: 7

Cucina: 7.5

Servizio: 5

Qualità prezzo: 6

Osteria dello Zingaro

Borgo del Correggio, 5B, 43100 Parma, Italia
tel.  0521 207483Sempre aperto.

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Una Risposta to “Parma, Osteria dello Zingaro. La zappa sui piedi.”

  1. daniele marzo 31, 2013 a 9:14 am #

    effettivamente è così dallo Zingaro, sono un po’ ruspanti… a mezzodì, quando è affollato di avventori degli uffici circostanti, riuscire ad ascoltare ciò che dicono i propri ospiti è veramente arduo. le voci rimbombano… isolare alcune parti del locale non sarebbe un grande investimento…

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