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Ristorante al Fante, Valeggio sul Mincio: tortellini al mausoleo

28 Lug

AL FANTE TORTELLINI

La bassa lombarda offre al viaggiatore interessanti variazioni paesaggistiche e Valeggio sul Mincio, identificato fin dai tempi dei longobardi come punto strategico per controllare la valle dell’omonimo fiume, è una piccola e graziosa trappola per turisti, con le sue casette in pietra bagnate dal fiume e i possenti torrioni del ponte visconteo che dominano il Borghetto. Decisi a evitare la processione di birkenstock e cotolette dell’ennesima “piccola Venezia”, ci siamo inerpicati a Barozzino, un paio di chilometri più a monte, dove il ristorante Al Fante scruta solenne la vallata da una spettacolare terrazza.

Un locale d’altri tempi, famoso per i suoi tortellini: ampio salone memore di mille comunioni, cresime e matrimoni, ingresso imponente, tutto appesantito dal legno e dai decenni. Ampi sorrisi, per un servizio antico, formale, al quale siamo disabituati: ci accomodiamo in terrazza, grande ma purtroppo soffocata da pannelli in plastica che però, su richiesta, possono essere rimossi.

Mentre interroghiamo un menù ricco ma banalizzato da troppe scaloppine e paillard, assaltiamo un più che discreto vivace dei colli veronesi, servito giustamente a temperatura glaciale. Antipasto di salumi artigianali con polenta, tortellini e sarde in saor.

Deludente l’antipasto, impiattato con uno stile reliquiario, con ostensione di alcune sparute fette di salame (buono), accompagnato da due fette di polenta arrostita (fredda): un aperitivo da offrire all’amico che si presenta inaspettato alla soglia di casa, più che un piatto degno di un ristorante con pretese e blasone.

Buoni i tortellini, assolutamente artigianali e generosamente cosparsi di burro e salvia: leggermente troppo cotti, purtroppo perdono quella consistenza coriacea che a volte fa la differenza. Niente da dire sulle sarde, piatto tipicamente adriatico ma qui, agli estremi lembi continentali della Serenissima Repubblica, se lo possono permettere. 35 euro a testa circa. Da un antico monumento della ristorazione locale, i cui fasti sono ancora ben visibili, ci si sarebbe aspettato di più: maggior calore, maggior abbondanza, maggior genuinità, che non dev’essere confusa con la deriva  verso la sciatteria (vedi l’antipasto). Un mausoleo con alcune crepe che non riguardano il già citato servizio né l’ordine dell’ambiente ma una cucina rimasta ferma agli anni ’60, compreso il buffet di antipasti freddi, e alle gite domenicali dove poi si gettava un plaid a scacchi sotto un albero per smaltire il Custoza.

Ambiente: 7

Cucina: 6,5

Servizio: 8

Qualità prezzo: 6,5

Ristorante Al Fante

Località Barozzino, 5,
37068 Valeggio sul Mincio ( VR) ‎
Tel. 045 795 0075 ‎

www.ristorantealfante.com

Chiuso al mercoledì e al giovedì a pranzo
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Risotteria alla Torre, Casalpusterlengo, un fuori casello doc

23 Giu

RISOTTERIA ALLA TORRE CASALPUSTERLENGO

Il fascinoso piattume della bassa padana provoca spesso un’attrazione morbosa nel guidatore in transito sull’A1 e talvolta capita che, rapito dai pioppi fronzuti o dalle nutrie a passeggio, l’automobilista metidabondo si schianti ai 160 orari, provocando esilaranti ingorghi di 10 km all’altezza di Lodi. Costretti a uscire dall’autostrada e immettendosi sulla la statale in direzione sud ci si può trovare dispersi all’ora di cena: toponomi longobardi minacciosi assalgono i viandanti, Muzza, Secugnago. Zorlsesco… Infine Casalpusterlengo, ore 21.00, tocca farmarsi per non cadere vittime del giropizza a 10 euro vista autotreni da poco sorpassato. All’ombra della massiccia torre Pusterla, simbolo della potenza dell’omonimo casato che dominava il paese, c’è un piccolo e grazioso locale, la Risotteria alla Torre, in Piazza della Repubblica, affianco allo spettacolare circolo del dopolavoro, dove leggendarie partite di briscola provocano tuttora trasalimenti e porconate agli incanutiti ma mai domi uomini della bassa.

Ben arredato, accoglienza cortese e formale: menù a la carte oppure degustazione a 25 euro vini esclusi. Cado in tentazione e devio dalla tradizione locale optando per del Jambon De Bosses valdostano con gocce di balsamico e composta al mango: buono, leggermente affumicato anche se uno spessore più sostenuto nella fetta non avrebbe guastato. Proseguo con un classico della zona: risotto con salsiccia, ragù di vitello e raspadura (formaggio grana del lodigiano tagliato a sfoglie). Eccellente. Il mio commensale si è lasciato tentare dalle proposte ittiche e dopo una notevole insalata di polpo con riso rosso è passato a filetti di rana pescatrice (avvolti nella pancetta croccante) accompagnati da fragranti tortini di zucchine e da un’inutile insalata russa (??). Vino bianco del territorio, una verdea di San Colombano bella fresca e fragrante, 27 euro a testa. Niente dessert o grappe, nonostante un’invitante selezione, che la strada era ancora lunga.

Val bene una gita o una sosta per il viaggiatore insofferente del camogli all’autogrill, inoltre la sanguigna popolazione locale può offrire divertenti spunti di conversazione una volta tornati nell’ineducazione dell’urbe. Ideale per i celiaci dal momento che il riso è gluten free, peccato non disponga di tavoli all’aperto.

Ambiente: 7,5

Cucina: 8

Servizio: 7,5

Qualità prezzo: 7

Risotteria alla Torre

P.zza della Repubblica,
26841 Casalpusterlengo (Lo)

Tel. 0377 919147

Chiuso il Lunedì

www.risotteriaallatorre.it

Bergamo: ristoranti low cost. Osteria “Pane e Vino”

11 Nov

 

Assunto: la ricerca del “low cost” enogastronomico è diventata una sfida necessaria. Bergamo (di sotto), via San Bernardino: “Pane e Vino” è una vera osteria. Non tanto per i tavolacci segnati o l’oggettistica rurale sparsa per gli ambienti, ma per il vino scaraffato a sei euro al litro, le ricette semplici e i prezzi da osteria, con tanto di menù a prezzo fisso anche la sera. Orrore!? Affatto.

Due piatti, un quarto di vino e caffé a 15 euro, roba che da Burger King spendi di più. E questi prezzi popolareschi non comportano né una qualità dozzinale, né un servizio grossolano, né tantomeno mezze porzioni. Spendere 30 euro per la stessa cena a Milano sarebbe la norma.

Crostini col lardo offerti dalla casa, caramelle allo speck (non fatte in casa ma dignitose), coniglio alla cacciatora rosolato col vino rosso, tenero e cotto alla perfezione accompagnato da patate al forno che avevano il pregio di non essere state scaldate 6 volte negli ultimi 7 giorni. Con la stessa cifra in un pub ceni con un panino e due pinte.

In alternativa Pane e Vino propone il menù alla carta che viene servito in una saletta attigua, apparecchiata con maggiore ricchezza: piatti più elaborati e prezzi leggermente più alti. I risotti sembravano invitanti, idem la tagliata.

Una formula che dovrebbe essere ricalcata da tanti altri ristoratori e che auguro porti buoni frutti al cortese chef e titolare. Da provare, soprattutto se viaggiate sulla Milano Venezia e volete sfuggire a un bel “Camogli” consumato in piedi all’area di servizio Brembo Sud.

Riassumendo:

Ambiente: 6.5

Cucina: 6.5

Servizio: 7

Qualità\prezzo: 8

Osteria Pane e Vino

Via San Bernardino, 51,
24122, Bergamo
tel: 035 247419

Pavia: Antica Osteria del Previ. Trote in carpione, pescatori e lavandaie.

28 Ott

Antica Osteria del Previ, Pavia: un bel 7 tondo. Fuori dalla porta (pardon dall’uscio), si vedono i germani tra i canneti nel fiume, il Ticino, che dopo pochi chilometri più a sud s’inchina a baciare il maestoso e lutulento Po. Siamo sulla riva destra, il Borgobasso del vino sfuso e dei gamberi di fiume, dove un tempo vivevano lavandaie e pescatori, uniti alla città borghese solo da quel sottile Ponte Coperto simbolo della città, travolto dalla guerra nel ’44 e ricostruito dalla paziente mano della bassa lombarda nel ’51.

Si respira un po’ di Fogazzaro e di Lombardia, ma il richiamo al Fiume è troppo forte e la Bassa non mente mai: ferrarese, parmense o pavese tu sia, la nebbia i pioppi e il piacere della tavola li hai nelle vene e li senti nelle ossa.

L’Osteria del Previ sembra una di quelle figurine attaccate alle vecchie cabine del telefono: è lì da quando ti ricordi. Ha sentito le ingiurie del tempo e dei giocatori di briscola, subito le alluvioni, sfamato canottieri, carrettieri e contadini: i suoi anni se li porta bene e non ha niente da dimostrare. La sala sghemba e pulita, i vetri appannati dei caldi aromi di una cucina secolare, i commenti, sempre gli stessi “chissà se domani fiocca”.

Riesling dell’oltrepo (per forza) che ritempra il viandante e si parte.

Affettati d’oca: sublimi. La virtù del prosciutto uniti alla rotondità del salame avrebbero richiesto un pane meno banale.

Trota in carpione: ottima. Anticamente quasi tutti i pesci d’acqua dolce si cucinavano “in carpione” (prima fritti poi marinati con le cipolle) per conservarli a lungo e qui sulle rive del Ticino non se ne faceva certo eccezione. La carne della trota rimane molto delicata all’interno pur assumendo un carattere deciso nella parte lambita dalla marinatura.

Cappellacci del Previ: pasta ripiena di manzo e vitello brasati, cotta nel brodo del bollito e servita con burro e salvia. Ovviamente fatti a mano. Se ne potrebbe mangiare una carrettata senza stancarsene.

Tortino di zucca con funghi chiodini spadellati: la dolce delicatezza della zucca ben si sposa al gusto semplice e boschivo dei chiodini, il tutto legato da una fonduta di formaggio che insaporisce il piatto.

caffè e grappa: 35 euro pro capite

Qualità: 8

Quantità: 7

Qualità\prezzo: 7

Servizio: 7

 

Rimane forse inespresso un fasto che fu, ricordato solo da una carta dei vini preziosa, capace di spaziare dal bianco vivace del territorio alla mescita al Chateau Latour d’annata a 250 euro a boccia, che mal s’abbina alle ampie bracciate delle nutrie che risalgono i gorghi del “ceruleo ticino”.

 

Antica osteria del Previ
Via Milazzo 65 – 27100
Pavia
Tel: 0382 26203

PS

Finito il pranzo, prima di arrancare sugli scalini del ponte deviate pochi metri a sinistra e bevete un branca alla Bocciofila degli Artigiani, dove le risate si mescolano alle Merit e al risotto con le verze e nessuno sa cosa sia un aifon.

 

 

 

 

Imola: trattoria “E Parlaminté”, tagliatelle al ragù, sangiovese e grandi amarcord.

12 Set

Siamo a Imola, dove il Tempio della Velocità, l’autodromo Enzo Ferrari e i suoi fantasmi convivono con lo splendido Duomo dedicato a San Cassiano e i palazzi secenteschi dell’intellighenzia pontificia si perdono tra portici e vicoletti. In uno di questi si cela “E’ Parlaminté”, storica trattoria che trae il suo nome (il Parlamentino, appunto) dalle “cattive” frequentazioni anarchiche e socialiste della fine dell’800, quando qui si venivano a stilare manifesti programmatici infuocati dal sangiovese.

La famiglia Dal Monte ha aperto la trattoria nel 1985 e nel ’97 ha deciso di ridare al locale il suo antico aspetto, riportando alla luce i travi antichi e arredandolo con mobili di inizio ‘900: un ambiente piccolo, un ambiente intimo, dove si possono ancora percepire gli echi di furibonde partite a carte e l’aroma dei toscani che affumicavano le pareti.

Culatello, lardo di Dozza, patè di fegatini di pollo con piadina e poi gramigna alla salsiccia, tagliatelle al ragù, tortellini in brodo e costine di castrato: un piccolo mondo antico che percuote con la tradizione i modernismi inutili. La pasta fatta a mano è deliziosa: giusta consistenza e porosità permettono alle tagliatelle di legarsi all’ottimo ragù in un abbraccio che lascia soddisfatto il palato.

Ottime anche le costine di castrato con patate: tenero, polposo e ben cotto, un piatto da 8 che si becca un 7 per le patate al forno, riscaldate si, ma forse un po’ vecchiotte.

Interessante la matriciana di mare, con dadolata di tonno affumicato a sostituire il guanciale e gamberetti. L’ho assaggiata e non mi è dispiaciuta, ma sono un purista della tradizione e questi son piatti che lascio ai giovani coraggiosi.

Vini: Pignoletto e Sangiovese in caraffa. Discreti entrambi e a prezzi onesti, ci hanno accompagnato durante la serata senza far rimpiangere le etichette blasonate che decorano la cantina.

Caffè, ruhm Zacapa e tante chiacchiere attorno al tavolo con i due chef (padre e figlio) e la signora Dal Monte, a ripensare a quando Ivan Capelli andava lì a mangiare la gramigna e “l’Ayrton” infiammava le tribune.

33 euro pro capite, direi che vale una gita e mannaggia alla mia testa quando ho scordato la macchina fotografica

www.eparlaminte.it

Via Mameli, 33
40026- Imola (BO)
Tel. 0542.30144
E-mail: info@eparlaminte.it

Cercivento, Carnia: “In Plait”, libreria con (ottima) cucina (quasi) per tutti

23 Ago

La cucina della Carnia rivista e fusa in un ambiente unico nel suo genere in tutta la provincia di Udine. Questo, in quattro parole, quello che William De Stales e Stefania Roverelli hanno realizzato creando In Plàit, libreria con cucina e B&B, a Cercivento di Sutrio.

Siamo a nord, oltre Tolmezzo, a nemmeno 20 chilometri dall’Austria, in un contesto quasi selvaggio, la valle del But, un susseguirsi di frazioncine microbiche nascoste tra la foresta e la roccia, separate ma unite nell’identità di essere non friulani ma carnici, che poi che cosa voglia dire nemmeno gli autoctoni lo sanno veramente spiegare. Ma è così e lo so si sente dalla loro lingua, continuamente rinnovata per adattarla al terzo millenio, e dalla loro tradizione culinaria assolutamente peculiare, sviluppatasi nei secoli in questi anfratti chiusi ma aperti ai varchi commerciali dell’impero austro ungarico e delle sue derivazioni slave.

Il titolare ti accoglie in questa villetta ben ristrutturata e si rimane colpiti e quasi urtati (dopo giorni di malghe foderate di larice, cervi impagliati, orsi impagliati, ubriachi impagliati…) dall’arredamento modernista, gli oggetti di design, le fusioni tra la tradizione (la stube in ceramica verde) col modernariato mittle europeo e i tavoli apparecchiati con gusto modaiolo e meneghino, dove la posata d’argento della nonna tiene compagnia a un bicchiere murano o a un vile Duralex degli anni ’70.

Si entra solo su prenotazione, i due ospitali et eccentrici anfitrioni dichiarano civettuoli che “per carità, questo per noi è solo un hobby”: 4 tavoli (di cui 3 vuoti), 2 ospiti, 1 stesso menù degustazione, fisso e insindacabile. Pena, una vigorosa aggrottata di sopracciglia del sig De Stales, svezzato dalla milano da bere, ma carnico fino al midollo…

Antipasto:

Tortelli al forno con lardo, piatto molto gustoso dell’appennino tosco/romagnolo, accompagnati da verdure sottolio (“del nostro orto” ovviamente) e fettine di lardo. Niente da dire, anche perché le verdure smorzano bene il grasso del nobile suino.

Primo:

Gnocchetti su letto di sedano: piatto locale a base di “squeta”, la tradizionale ricotta affumicata di queste zone, adagiati su una mousse di sedano emulsionato con olio extravergine. Delicati ma al tempo stesso decisi, soprattutto in fase digestiva

Secondo:

Salsiccia aromatizzata ai fiori di finocchio selvatico con patate saltate: eccitante nel nome, buono ma scontato nella sostanza. Buono ripeto, ma dopo piatti elaborati e ben presentati come quelli succitati, mi è sembrata una po’ una scivolata…

Dessert:

Cjarcions al forno. Qui i cjarcions sono il piatto nazionale e consistono in tortelli di erbe e patate che dalla forma originaria hanno subite tante variazioni tante quante sono le case della Carnia (con uvetta, con cioccolato, cannella, etc etc). Ma attenzione, non sono un dolce, ma un primo piatto: qui, licenza poetica, sono stati riportati alla primigenia povertà (ripieno di sole erbe aromatiche), messi in forno e serviti. Complimenti.

In Plàit, nel dialetto locale, vuol dire “in ascolto” e per metonimia anche il luogo dove si ascoltano gli altri, che in questo clima lontano millenni dal Mediterraneo così vicino, diventa per forza il focolare. Nomen omen: un luogo dove NON si va solo per mangiare ma per “fare un esperienza gastronomica”. L’uomo avvisato non prenota In Plait per poi passare la cena al telefono, ma anzi si sottoporrà, più o meno di buon cuore, ai ricordi del titolare che tra una portata e l’altra sfodera aneddoti ir-resistibili, ma comunque interessanti.

Prezzo: 35 euro compreso un ottimo tocai della casa acquistato a Cividale del Friuli, caffè e grappe. Un posto talmente difficile da comprendere che merita assolutamente una visita (senza fretta).

In Plàit – Libreria con cucina e B&B
Via di Sot, 51 – 33020
CERCIVENTO (UD)
Tel/Fax: 0433 778412
Cell: 346 5982771

www.inplait.com

Fuori Casello, parte II: “La Siesta”, Riccione

9 Lug

Se l’Italia è un’espressione geografica, la Romagna è una delle sue più autorevoli espressioni gastronomiche. Un bel giorno, arrancando sulla A14 dalle Marche verso Milano e accorgendosi, che la Fatidica Ora (le 13.00) s’andava approssimando, una mia gentile collega propose di fermarsi al Road House Grill prima del casello a mangiare un hamburger. Essendo veri gentleman non la defenestrammo dall’auto in corsa, ma ci limitammo a uscire a Cattolica per andare in un altro (leggetevi la recensione di “Al Sgnadur”) Cult delle soste fuori casello.

Ristorante “La Siesta”, sito tra Riccione e Misano in un punto di quel lungomare infinito e della sua teoria d’ombrelloni, tanga, piadine e locali che da Rimini arriva sudato e sorridente fin giù a Gabicce e le Marche: una grossa capanna con tavoli in legno all’ingresso  del camping Adria, poco più in la il bar Porky’s, tutt’attorno tedeschi ustionati che sciabattano senza meta. Roba durissima.

Entrate e fatevi redarguire (sicuramente avrete parcheggiato male la macchina o sarà troppo presto o non avrete prenotato) da una delle cameriere gentilissime ma molto spicce: sedetevi al tavolo e ordinate “un rimorchio” per ogni due, tre abitanti del tavolo. Vino bianco della casa e patate fritte.

E’ tutto quello che dovete sapere: stiamo parlando di un titanico tagliere di pesce grigliato e fritto con patate. C’è ovviamente una ricca carta con svariati piatti prevalentemente di mare, ma lasciate perdere: per un Fuori Casello come si deve, il rimorchio è quello che ci vuole: mazzancolle, gamberi, alici, seppie, scorfano, rombo, sogliola etc etc. Qualità non eccelsa, ma rapporto quantità prezzo ottimale. 20, 25 euro, a meno che non vi lasciate tentare dai crudi, gli astici e da tutte le altre follie che, a mio parere, stonano con un locale incastonato tra un campeggio germanofono e la sciccheria del bar Porky’s…

Finito il rimorchio potete bere un sorbetto, attraversare la strada e osservare quel mare sabbioso colmo di corpi che fu  tanto caro a Fellini; prima di rimettervi in viaggio e chiedervi qual’è il segreto di un posto tanto brutto e tanto affascinante.

Ristorante La Siesta 

Viale Torino, 80, 47838 Riccione, Italia

 +39 0541616431 

Attenzione: chiuso in inverno!

Fuori Casello. La salvezza nella terra degli Uomini Pesce: Trattoria Al Sgnadur, Ferrara

5 Lug

Estate, autostrada, code. Il viaggio d’andata un’eneide (verso l’ignoto), il ritorno un’odissea (verso casa, magari con la prospettiva che sia saltata la luce e i polli nel freezer abbiano ripreso vita), gli autogrill caravanserragli dove nulla è reale ma tutto è purtroppo vero, dagli anziani cianotici che comprano coppe piacentine a Battipaglia ai camionisti rumeni che fanno scorta di mozzarelle di bufala a Somaglia est.

Meglio, se si può, prendersela con calma e programmare tappe ben calibrate. Questa potrebbe essere la salvezza di quei tanti che transiteranno verso la Romagna dal veneto o dal centro sud in direzione Slovenia  e Croazia. A due chilometri dall’uscita Ferrara sud c’è una frazioncina che si chiama Poggio Renatico (così, tanto poi il navigatore vi sfanculizza e dovete chiamare il ristorante), nebbiosa d’inverno, torrida d’estate, umida sempre.

Qui troviamo Al Sgnadur (il Mattarello), ristorante pizzeria dalle mille sorprese. L’esterno è, senza offesa, orribile, vecchia casa di campagna bisognosa di cure. L’interno è “composito”: ma è troppo faticoso descriverlo e poi d’estate non ci si bada. Abbacinati dal caldo si segue docili uno dei camerieri 36 denti che vi accoglie con gentili salamelecchi, verso un grazioso e verdeggiante cortile interno con una dozzina di tavoli. Menù ricco e articolato specializzato sul piatti di pesce e della tradizione ferrarese, la pizza la lasciamo ai bambini e agli ignavi.

Alici fritte: gradito entrée offerto dalla casa. Veramente ottime, leggere e croccanti.

Salumi misti con pinzini: grande piatto estivo, in pratica lardo, prosciutto e salami freschi serviti con la versione locale del gnocco fritto. Solo per duri e puri, ne vale la pena.

Caplaz (cappellacci) alla zucca: grandi, in tutti i sensi. Un piatto che sazierebbe un orso, ottima la pasta fatta in casa, buono il ripieno ma quasi stucchevole, a mio parere, per un eccesso di ricotta a discapito della zucca.

Un bicchiere di vino della casa a testa (dovete guidare!), caffè: 20 euro e poi via verso le agognate vacanze, pronti per una bella congestione.

NB

Non abbiamo potuto prendere la Frittura Imperiale perché eravamo solo in due, ma questi miei occhi hanno visto transitare vassoi di pesce impanato grossi come i semiarticolati che viaggiano sull’A1. Se andate provatela.

I camerieri sono di una gentilezza quasi caricaturale e meritano una mancia.

Di seguito il link al sito web, che però tanto non è attivo, chiamate che è meglio, così potete anche farvi spiegare la strada, onde evitare di vagare per la bassa assolata e imbattersi in creature degne della penna di Lovecraft…

Al Sgnadur

Chiuso Lunedì e Martedì

Via Coronella, 78 – Chiesuol del Fosso
44100 – Poggio renatico (FE)

tel: 0532.978396

www.sgnadur.it/

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