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TOLMEZZO, ENOTECA AL BORGAT – CAMMINANDO SULLA VIA JULIA

27 Ago

TOLMEZZO, ENOTECA AL BORGAT – CAMMINANDO SULLA VIA JULIA

Nel ‘700 il “Borgat” era il borgo corrotto e vizioso di Tolmezzo, antico snodo transalpe del cammino tra il Nord e il Sud e, al tempo, fiorente cittadina industriale specializzata nel tessile. L’attuale enoteca che ne prende il nome era la locanda che serviva minestra calda e riposo a viandanti, indigenti e donne di malaffare. Di tutto questo oggi Al Borgat rimane impregnata la lunga tradizione di cucina e l’attenzione alle radici e all’ospitalità.

Si è accolti da pareti tappezzate di casse e bottiglie di vino, una vera collezione d’antan, tavoli e panche di legno consunto e un sentore di cantina che invita al “tajut” ma che diventa presto un viaggio ampio e sincero tra i gusti dell’uva.

La carta dei vini è di tutto rispetto e copre tutte le regioni italiane ma di certo non si può che spaziare tra le vigne dei colli orientali del Friuli.

Il Borgat propone anche degustazioni ad hoc, che cambiano ogni settimana, e nell’offerta traspare una certa compitezza e meticolosità, nel senso che qui è bene parlare di vino con cognizione ed è meglio non lanciarsi in conversazioni da sommelier senza averne la cultura.

Antipasti

Dalla cucina il vero trionfo è in apertura con taglieri di salumi e formaggi che testimoniano la gran varietà e genuinità dei prodotti di malga, accompagnati da fette di polenta dura e integrale.

Tra i formaggi serviti, tutti ottimi, troviamo quelli di malga e latteria freschi, mezzani e stravecchi, formadi frant (miscela di formaggi frantumati e fermentati assieme al pepe), scuete fumade, una punta di frico duro cioè quello nella versione croccante proposto anche come secondo piatto e alternativa curiosa alla classica versione morbida all’interno.

Tra i salumi, contraddistinti da leggera salatura e lieve affumicatura, effettuate seguendo le regole tramandate da generazioni con l’utilizzo di legna di faggio, si mangia salame, pancetta arrotolata dolce e guanciale affumicati, Speck di Sauris, muset fumat (diciamo una gustosa salsiccia affumicata), prosciutto crudo montano stagionato 12/16 mesi.

Primi piatti

Fagottini alle pere conditi con burro fuso e scuete fumade (ricotta dura affumicata), insulto a undici mesi di dieta ma di grande soddisfazione!

Non siamo andati oltre perché i piatti erano davvero stracolmi.

Se poi riuscite a entrare nelle simpatie della titolare vi portate a casa anche il gusto forte e deciso dei liquori distillati in proprio come quello al sedano che ci è piaciuto davvero tantissimo. Ma abbiamo scoperto che, gelosamente nascosti, tiene anche quelli alla bardana e genziana… motivo in più per tornare presto Al Borgat.

Consiglio: dopo tale sostanza, aspettare almeno 3 ore e mezza prima di tuffarsi nelle limpide e gelide acque del Lago di Chiavazzo.

n.b L’enoteca Al Borgat si è meritata nel 2011 la targa “Qui si mangia friulano”, emblema del progetto che vede unita la Cciaa alle associazioni di categoria (Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative e Lega Coop) per la promozione di una rete di cibo e cucina di qualità, per la valorizzazione turistica e la promozione del territorio.

antipasto: tagliere di affettati e formaggi locali con polenta

primo: fagottini alle pere burro fuso e salvia

Prezzi: intorno ai 30 euro bevendo vini di buon livello

qualità/prezzo: buono

cortesia: voto buono

Trattoria Al Borgat – P.za Giuseppe Mazzini, 7/B – 33028 Tolmezzo – 0433.40372

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Cercivento, Carnia: “In Plait”, libreria con (ottima) cucina (quasi) per tutti

23 Ago

La cucina della Carnia rivista e fusa in un ambiente unico nel suo genere in tutta la provincia di Udine. Questo, in quattro parole, quello che William De Stales e Stefania Roverelli hanno realizzato creando In Plàit, libreria con cucina e B&B, a Cercivento di Sutrio.

Siamo a nord, oltre Tolmezzo, a nemmeno 20 chilometri dall’Austria, in un contesto quasi selvaggio, la valle del But, un susseguirsi di frazioncine microbiche nascoste tra la foresta e la roccia, separate ma unite nell’identità di essere non friulani ma carnici, che poi che cosa voglia dire nemmeno gli autoctoni lo sanno veramente spiegare. Ma è così e lo so si sente dalla loro lingua, continuamente rinnovata per adattarla al terzo millenio, e dalla loro tradizione culinaria assolutamente peculiare, sviluppatasi nei secoli in questi anfratti chiusi ma aperti ai varchi commerciali dell’impero austro ungarico e delle sue derivazioni slave.

Il titolare ti accoglie in questa villetta ben ristrutturata e si rimane colpiti e quasi urtati (dopo giorni di malghe foderate di larice, cervi impagliati, orsi impagliati, ubriachi impagliati…) dall’arredamento modernista, gli oggetti di design, le fusioni tra la tradizione (la stube in ceramica verde) col modernariato mittle europeo e i tavoli apparecchiati con gusto modaiolo e meneghino, dove la posata d’argento della nonna tiene compagnia a un bicchiere murano o a un vile Duralex degli anni ’70.

Si entra solo su prenotazione, i due ospitali et eccentrici anfitrioni dichiarano civettuoli che “per carità, questo per noi è solo un hobby”: 4 tavoli (di cui 3 vuoti), 2 ospiti, 1 stesso menù degustazione, fisso e insindacabile. Pena, una vigorosa aggrottata di sopracciglia del sig De Stales, svezzato dalla milano da bere, ma carnico fino al midollo…

Antipasto:

Tortelli al forno con lardo, piatto molto gustoso dell’appennino tosco/romagnolo, accompagnati da verdure sottolio (“del nostro orto” ovviamente) e fettine di lardo. Niente da dire, anche perché le verdure smorzano bene il grasso del nobile suino.

Primo:

Gnocchetti su letto di sedano: piatto locale a base di “squeta”, la tradizionale ricotta affumicata di queste zone, adagiati su una mousse di sedano emulsionato con olio extravergine. Delicati ma al tempo stesso decisi, soprattutto in fase digestiva

Secondo:

Salsiccia aromatizzata ai fiori di finocchio selvatico con patate saltate: eccitante nel nome, buono ma scontato nella sostanza. Buono ripeto, ma dopo piatti elaborati e ben presentati come quelli succitati, mi è sembrata una po’ una scivolata…

Dessert:

Cjarcions al forno. Qui i cjarcions sono il piatto nazionale e consistono in tortelli di erbe e patate che dalla forma originaria hanno subite tante variazioni tante quante sono le case della Carnia (con uvetta, con cioccolato, cannella, etc etc). Ma attenzione, non sono un dolce, ma un primo piatto: qui, licenza poetica, sono stati riportati alla primigenia povertà (ripieno di sole erbe aromatiche), messi in forno e serviti. Complimenti.

In Plàit, nel dialetto locale, vuol dire “in ascolto” e per metonimia anche il luogo dove si ascoltano gli altri, che in questo clima lontano millenni dal Mediterraneo così vicino, diventa per forza il focolare. Nomen omen: un luogo dove NON si va solo per mangiare ma per “fare un esperienza gastronomica”. L’uomo avvisato non prenota In Plait per poi passare la cena al telefono, ma anzi si sottoporrà, più o meno di buon cuore, ai ricordi del titolare che tra una portata e l’altra sfodera aneddoti ir-resistibili, ma comunque interessanti.

Prezzo: 35 euro compreso un ottimo tocai della casa acquistato a Cividale del Friuli, caffè e grappe. Un posto talmente difficile da comprendere che merita assolutamente una visita (senza fretta).

In Plàit – Libreria con cucina e B&B
Via di Sot, 51 – 33020
CERCIVENTO (UD)
Tel/Fax: 0433 778412
Cell: 346 5982771

www.inplait.com

Rural chic e suini neri: agriturismo la Longarola, Parma

24 Giu

 

Perché agriturismo? “Faccio dell’agriturismo” sarebbe corretto, ma non “vado in un agriturismo”. Vado in un agrituristico, questo si sarebbe grammaticalmente accettabile. Un luogo è turistico, non è turismo. O no?
Questo il dubbio ancestrale che mi perseguitava poche sere fa, dopo il quarto bicchiere di lambrusco biologico e la sesta zanzara (sempre biologica) che veniva a tormentarmi le caviglie ignude.

Agriturismo La Longarola, Lesignano dei Bagni, Parma. Luogo incantevole, edenico, a 20 minuti dal centro della città: circondato da prati punteggiati d’alberi da frutto un bel casale ti accoglie in un’atmosfera che alterna sensazioni bucoliche e molto “terrene” a una compiaciuta aura da comune anni ’70.

Tavolacci apparecchiati all’aperto in mezzo agli orti come fosse la sera del dì di festa, luminarie discrete e gradevoli, menù scritto alla lavagna, cicale e grilli urlano la loro gioia di una nuova estate. Non manca nemmeno un calciobalilla tra gli alberi e qualche poltrona per ammirare la luna. Molto bene, complimenti allo scenografo.

Salumi: eccellenti. Fin da quando gli spessi taglieri stanno per atterrare tra le nostre mani bramose, si rimane inebriati dal loro profumo. Salame nobile e stagionato alla perfezione, buono il prosciutto, grande la pancetta stagionatissima, profumata la spalla cotta. Si potrebbe morirne, accompagnandoli da fragranti panini caldi fatti in casa: la rapidità con cui scompaiono tra le fauci dei commensali ne testimoniano la bontà.

Primi: bene ma con un Ma. La mia (ma non solo) ottusa attaccatura alle ricette del territorio, avrebbe preteso tortelli di erbetta e ricotta, o di patate o persino d’ortica, ragion per cui son rimasto (colpa mia forse) un po’ deluso dalle scelte creative della cucina in merito ai primi.
Cappellacci fatti in casa alle erbe con basilico e pomodorini: delicati, buoni, ma avrei preferito una maggiore consistenza sia nella pasta che nel ripieno.
Tagliatelle con pesto alla siciliana rivisitato: ricetta gustosa, carica di sapori mediterranei, di capperi, acciughe, pomodori secchi. Buone, però mi si perde un po’ il senso dell’agriturismo e del chilometro zero, l’orto, la stalla, il biologico, il bue, l’asinello e le caprette no?

Sui secondi non mi pronuncio, ma ho visto interi piatti di spezzatino scivolare inesorabili verso una fine ineluttabile e nessun lamento da parte dei commensali.

Dolci: sempre fatti da loro, ho assaggiato la sbrisolona e devo dire che ci siamo.

Carta dei vini: tante le proposte di cantine del territorio poco conosciute, buoni i lambruschi bio, come la malvasia, il gutturnio fermo e le birre artigianali, 10 euro di media per una buona bottiglia.

 

Qualità prezzo: 30 euro per gli abbondanti antipasti, due primi, vini, caffè e grappa, sono a mio parere un onesto compromesso. Comprendo anche le difficoltà digestive dei crapuloni che hanno aggiunto al predetto anche un secondo e sono immediatamente dimagriti di 50 euro…

Vero è che siamo lontani dalle metropoli e dagli esorbitanti affitti dei centri storici, ma è anche vero che difficilmente la professione del ristoratore viene fatta per beneficienza e che il “fatto in casa”, mi dispiace per gli inguaribili romantici, lo si paga. A volte forse un po’ troppo.

 

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna…

La Longarola

Strada Bassetta 13, 43037 Lesignano de’ Bagni

www.lalongarola.it

Tel. 0521 350520

Tra lucci, baccalà e lugana: Trattoria Clementina a Rovizza di Sirmione

9 Mag

Il sottoscritto e alcuni arditi del bicchiere ci si trovava a Sirmione e, all’appropinquarsi dell’ora X abbiamo iniziato a vagare in cerca di un ristorante degno.
Un proliferare di anonime pizzerie, turpi menù fissi e conclamati trappoloni schianta krukki (che nella zona abbondano e si riconoscono, tuttora, dal calzino alto)

Ci siamo così spinti un po’ fuori rispetto al lago e, attraversata Lugana, abbiamo notato il cartello “trattoria da Clementina”.

Arriviamo a Rovizza, minuscola frazione di Sirmione ed ecco Clementina: casetta in sasso a vista sulla piazzetta, ingresso discreto, abbondanza di sorrisi e colori tenui.
Due sale e dehors per godere il sole gardesano: oggetti di modernariato alternati a mobili antichi (nonché qualche quadro discutibile..) e oggetti che ricordano la ruralità del luogo e la sua grande tradizione enologica.

Infatti partiamo da qui: Lugana fresca che accompagna luccio alla mantovana. Pesce predatore d’acqua dolce in concia di capperi e alici su letto di polenta: ingredienti poverissimi e quasi banali impreziositi dalla maestria dell’esecuzione.
Proseguiamo con un abbondante tagliere di formaggi della Valcamonica servito con miele, marmellata di cipolle, cannella e burro di montagna. Buoni, gustosi, di spessore.

A questo punto passiamo ai primi un piatto veramente rappresentativo del territorio: i Capunsei, “banalissimi” gnocchi di pane serviti con burro, formaggio e salvia. Eccezionali: morbidi ma consistenti, saporiti ma non aggressivi.

Baccalà con fagioli latte e polenta integrale: gradevole, ma forse troppo simile al luccio con polenta. Delicato ma, se si può avanzare una critica, leggermente asciutto.

Tra i dolci, non provati, sbrisolona, crema catalana alla crema di liquirizia.

Di livello la selezione di grappe che spazia dalla grappa di Lugana alla Franciacorta fino al Friuli e all’alto Adige.

Il conto assolutamente adeguato: 25 euro a testa con due bottiglie di vino in 4. Lo stesso locale posizionato vista lago avrebbe avuto prezzi maggiorati del 30%. Da provare, vale una gita o perlomeno una sosta inaspettata per chi si trova, magari solingo e digiuno, sull’A4.

Malice's Craftland

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