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Roma, Queen Makeda Grand Pub, l’Aventino come New York

1 Gen

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L’Aventino, colle più meridionale dei sette, nulla conserva dell’impronta plebea dei tempi antichi che anzi ora è uno dei quartieri residenziali più ambiti dell’Urbe. La classica birreria irish col football in tv, le olive ascolane e l’erasmus olandese a spinare medie sarebbe stato un affronto olfattivo intollerabile per i residents: infatti l’inedito e altisonante Queen Makeda Grand Pub emerge furiosamente dal gregge della Roma al luppolo.

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Trentotto rubinetti occhieggiano discreti da una nuda parete piastrellata. Cucina a vista, girarrosto con galletti sfrigolanti, bancone con kaiten nipponico (il tapis roulant degli all you can eat, per capirci), due ampie sale in stile industrial.

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Alla moda corrente insomma, una commistione di tutto, un’internazionalità forse eccessiva ma non invadente con birre (e solo birre, lo spritz lo bevete altrove) provenienti da ogni dove, Italia compresa, accompagnate dalla pannocchia del sud statunitense, il pane di segale con salmone scandinavo, lo stinco bavarese, il cous cous marocchino, i burgers yankee e l'(im)mancabile tonnarello per l’inguaribile nostalgico della cucina di mammà.

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Tutto per tutti, quindi, o quasi: i prezzi sono abbordabili, ma la qualità giustamente si paga. Due birre (ottime, spinate come Dio comanda e nel bicchiere giusto) e un abbondante curry d’agnello con riso basmati, 22 euro. Troppo? C’è sempre Trastevere con le Peroni 66(6) e kepap da gustare in riva al biondo Tevere.

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Ah, ma chi era ‘sta Makeda? La regina di Saba, nientemeno. E ora potete portarvela sul divano di casa, comprando una birra imbottigliata da Malarazza per il Grandpub.

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Queen Makeda Grand Pub

Via di San Saba 11, Roma

tel. 06.5759608

www.queenmakeda.it

Nei dintorni

Il Giardino degli Aranci con splendida veduta panoramica di Roma, le chiese di S. Sabina e di S.Anselmo, il celebre buco della serratura da cui si può godere di una strepitosa vista di S. Pietro.

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Taste of India, (forse) il miglior ristorante indiano di Roma

6 Lug

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A due passi da Piazza Vittorio, Roma(nia) Caput Mundi, dove i portici torinesi sanno di aglio e peperoncino, c’è il famoso mercato Esquilino, vivace superstite della tradizione romanesca contagiato da odori bengalesi, fruttaroli egiziani e macellai moldavi. Di fronte occhieggia insicuro Taste of India, probabilmente il miglior ristorante indiano della Capitale. Insicuro perché scorrendo le insegne si capisce che il locale vorrebbe essere tutto, gastronomia, bar, ristorante, take away e fors’anche centro massaggi. A un di dentro piuttosto tragico (ma pulito e con cucina a vista) si contrappone un di fuori con tovaglie di carta e sedie color oro immerso nell’enclave multietnica di Roma.

Presupposti non incoraggianti ma cibo eccellente, sicuramente migliore dei ben più titolati concorrenti di piazza Trilussa o via dei Serpenti che, nonostante i salamelecchi, i tappeti e le coppe di rame brunito provocano nel sottoscritto (ma a quanto pare anche in altri), la classica sindrome del Tango postprandiale.

Pani Puri@ Taste of India

Pani Puri@ Taste of India

La sindrome del Tango, precisiamolo, non deriva il suo nome dal ballo argentino, bensì dall’eroico protagonista delle domeniche dei ragazzini anni ’80: il mitico pallone Tango, che dopo una cena da Mother India o simili puntualmente transusta miracolosamente nello stomaco, provocando poi inutili passeggiate aerostatiche e imbarazzanti conversazioni gassose.

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Il piccolo, brutto, Taste of India batte i cani di razza con una cucina speziata, sì, ma gustosa e digeribile. A partire dai samosa, proseguendo col pane fritto al burro, le spettacolari polpettine di lenticchie, il chicken tikka e le cotture tandoori.

Curry di manzo @ Taste of India

Curry di manzo @ Taste of India

Prezzi da street food, personale cordiale e solerte, clientela indiana, accettano carte. Chiusura, ovviamente mai.

Curry di gamberi @ Taste of India

Curry di gamberi @ Taste of India

Taste of India

Via Principe Amedeo, 237Roma

Tel: 06.31052726

Sito web: non disponibile

Mezzi pubblici: Metro Linea A, fermata Vittorio Emanuele

nei dintorni: i Giardino di Piazza Vittorio, la Porta Magica, la chiesa di Sant’Eusebio con convento, chiostro e domus sotterranea, il Ninfeo di Alessandro Severo detto Trofei di Mario, il multietnico Mercato Rionale, gioioso e ricchissimo.

 

Roma, da Mezé: (senza) infamia con lode

30 Mar

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Mezé Bistrot, nuova realtà nell’ex sonnolento quartiere Monteverde, promette, nomen omen, cucina mediterranea dal Maghreb alla Siria arricchita da un fendente di italianità. Ambiente “cool” con un tocco vintage: particolari d’annata frammisti a una modernità sobria. Piacevole, nel complesso, ma nulla che si discosti da un ormai già vissuto internazionale meneghino, blasé al punto giusto e con numerosi elementi conformisti del già ormai consumato stile urban che mescola la seduta da mercatino al punto luce industriale (o l’inverso, tanto il risultato è ormai uguale, come il prezzo).

Accoglienza cordiale e servizio informalmente puntuale (previo arrivo in orario nordico durante il week end); cantina adeguata dai prezzi non fastidiosi. La punta di fastidio arriva, però, quando si intuisce che non esiste la classica degustazione di meze: “io l’hummus, tu il tabbouleh e poi dividiamo anche le polpettine di pane raffermo”. Le pita sono servite a parte (e il Dow Jones precipita).

Non esemplare ma gustoso il Pollo di Gerusalemme, arricchito da una farcitura di riso basmati, carne e pinoli. Lacrimevole il Manzo d’Istu: pur ignorando l’onomastica era facilmente riconoscibile la scarpifera consistenza della carne, a rovinare un altresì gradevole intingolo di cipolla, zafferano e curry.  Trenta a testa e passa la paura. Consigliato ai nostalgici “di quel couscous che mangiammo a Marrakech nel ’96…”

Consolante, ma non del tutto,  la confidente ammissione finale del titolare: “Ma questo non è il mio lavoro principale”. Se ve lo dicesse l’idraulico?

Mezé Bistrot

Via di Monteverde 9/b

tel. 06.58204749

aperto la sera dal lunedì alla domenica, sabato e  domenica anche a pranzo

www.mezebistrot.it

email: mezebistrot@yahoo.it

Mezzi pubblici: Stazione Trastevere, 871, 710 – Linea B fermata Metro Piramide 3B/8

Nei dintorni: Parco di Villa Doria Pamphilj (Villa Algardi, giradino segreto, Fontana del Lago), aperitivo al tramonto presso il Vivi Bistrot

Roma Low Cost: trattoria Mejo de Betto e Mary. “Come da mi’ nonna”

1 Dic

MEJO DE BETTO E MARY

Il mio ospite, con narici rese equine dal profumo dei maccheroni alla coda (alla vaccinara, what else?), mi dà di gomito: “Sto posto me ricorda mi nonna e i profumi de quando alla domenica s’annava a pranzo da lei”. Quale miglior biglietto da visita per Mejo de Betto e Mary (Meri?), trattoria old school in quel di Pietralata, XXI quartiere di Roma, situato a nord-est dell’Urbe, in quel disordine di prati, condomini, villette e multisala che non capisci mai dove sei (“Ma guarda che er centro sta llì, ce vonno dieci minuti, c’aa moto”).

Assolutamente e orgogliosamente fuori dalle rotte turistiche e dal barbaro invasore nipponico, il locale, con tanto di giardino e pergolato, offre un’atmosfera a metà tra l’agriturismo e la pizzeria da dopopartita. Un litro di rosso, mezza frizzante e calcio d’inizio: nervetti con aglio e prezzemolo, sfilacci di cavallo, lingua (ovviamente fredda) al sugo, broccoletti fritti, pane “casareccio”.

Il primo tempo vede la squadra d’ospite tenere il ritmo, ma è solo un’illusione: la predominanza dei padroni di casa in area è netta e l’uno-due del maccherone fatto in casa con la coda, d’obbligo il pecorino abbondante, non lascia scampo. Qualità ottima, non eccelsa, ma da cucina di casa di serie A (come dalla por’anima della nonna, appunto), cortesia, servizio assolutamente puntuale.

Per gli imperdonabili amanti della banalità (che schifo, cosa sono i nervetti?), nessun problema, la cucina offre anche amatriciane, carbonare e kindermenu vari. 25 euro sazi e appagati, 30 “pe’ sfonnarse”. Caffé e amari offerte come nella migliore tradizione, qualità prezzo assolutamente favorevole. Astenersi leghisti convinti.

Mejo de Betto e Mary

Via di Pietralata 150 – 00176 Roma, Italia

Tel. 06 60662318 – Prenotazione: consigliata

facebook

Mezzi pubblici: Metro Linea B, fermata Libia – autobus 211/211 f

Nei dintorni: Torre e Casale di Pietralata, Via Collatina e Necropoli, Casale della Giustiniana, Idrometro dell’Acquedotto Vergine

ROMA, PIZZERIA ER PANONTO – una pizza tra Pasolini, Nanni Moretti e C’eravamo tanto amati

14 Dic

A passeggio per la Garbatella ti puoi perdere tra le “casette modello” del ’29, i palazzetti in stile “barocchetto” e l’edilizia del Ventennio che al calar della notte assumono sembianze più che suggestive.

Incuneata tra il nuovo polo eno-gastronomico dell’Air Terminal e il fracasso di Via Ostiense e Testaccio, la “Garbante” (così viene chiamata a Roma) è un ex contrada agreste fagocitata dal centro della città e che, come il limitrofo Testaccio, ha mantenuto quasi intatto il gusto del quartiere dignitosamente popolare.

Nel cuore pulsante del rione quasi davanti allo storico Teatro Palladium su Piazza San Bartolomeo Romano, c’è la gettonatissima pizzeria Er Panonto ossia il Pane Unto o meglio la bruschetta. Da oltre trent’anni Er Panonto non conosce tramonto ed accoglie fino a tarda ora una clientela eterogenea che va dalle famiglie di quartiere al popolo della “movida” diretto a Ostiense o Testaccio.

Dal forno a legna escono a gran ritmo le tonde alla romana, pizze sottili e dal bordo croccante (ottima quella con la mozzarella di bufala): i camerieri sono svelti e, di tanto in tanto, si concedono alla battuta gioviale in un clima caciarone quanto basta.

Oltre all’irrinunciabile bruschetta, dorata e fragrante, per gli antipasti il buffet è generoso e propone un’ampia gamma dei grandi classici: alici, insalata di mare, cozze gratinate, mozzarelline, frittata “erta” (cioè alta), cicoria ripassata, carciofi, peperoni sott’olio, frittura vegetale e via dicendo. Come alternativa alla pizza da menù ci siamo fatti portare una focaccia al rosmarino che abbiamo personalizzato con verdure cotte scelte dal buffet, molto gustosa e croccante.

I dolci sono tra i più classici e si va dal sorbetto al limone alla panna cotta ma l’impressione è che non siano propriamente artigianali.

La scelta dei vini non è entusiasmante ma i quartini della casa si lasciano bere senza tante pretese. Come alternativa la birra alla spina.

Vivacizzato da qualche affresco alle pareti, l’ambiente è molto semplice ma curato al punto giusto.

In estate Er Panonto cala l’Asso con il giardino pergolato che lo fa sembrare una fraschetta, sempre affollato e con lunga lista d’attesa. Il personale è sempre disponibile a trovare un posto anche all’ultimo momento ma è bene prenotare soprattutto d’estate e nei weekend. Non pensiate però di passarci la nottata, il servizio è piuttosto veloce e visto il notevole turn over non è mai gradita l’eccessiva permanenza.

Consigliato a tutti, famiglie e coppie, ci si trovano bene anche ingegneri incravattati e professoresse “Rottermeier”: ottimo per una cena veloce prima del cinema, del teatro o prima di andare a ballare.

Sconsigliato a chi piace passare la serata cincischiando e chiacchierando in un unico posto, a chi cerca intimità, a chi esige un servizio da galateo.

Prezzi: sui 20 euro a persona

Ambiente: 6.5

Cucina: 6.5

Servizio: 6.5

Qualità\prezzo: 7

Pizzeria Er Panonto

Via Enrico Cravero, 8 – Garbatella – Roma

Telefono: 06.5135022

Bambee

 

Roma, Trastevere low cost: pizzeria “Dar Poeta”

9 Dic

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Trastevere è una delle trappole per turisti meglio congegnate:  travestita di studiata negligenza, l’anima trasteverina emana il fascino della popolanità ottocententesca cantata dal Belli, Er Poeta de Trastevere, cui quasi tutte le attività commerciali del rione tributano onore, anche solo con un suo aforisma scritto a penna sulla porta del cesso. Trastevere purtroppo è anche uno dei quartieri di Roma dove è impossibile mangiare decentemente, sopprattutto a cifre umane: Dar Poeta, in vicolo del Bologna, può essere una buona soluzione sia per un pranzo veloce che per una cena con gli amici.

Sono entrato senza troppa fiducia trascinato da amici romani: non hanno sbagliato. Dar Poeta propone sicuramente una pizza di ottima qualità, ne romana (bassa e croccante) ne napoletana (alta e soffice): una mezza via che ha il grande pregio di essere molto digeribile e preparata con ingredienti di qualità, come ad esempio vera mozzarella. La carta delle pizze è vasta e forse alcune potevano anche essere evitate (come la “matriciana”, con tanto di guanciale e pecorino): consiglio una classica bufala, con basilico fresco e mozzarella tagliata spessa e posta sulla pizza a fine cottura.

Oltre alle pizze non c’è molto altro, ma non è detto che sia un male: meglio concentrarsi su una cosa, piuttosto di quelle troppe pizzerie insensate che propongono menù sconfinati e tutti da scongelare… Il vino c’è, ma forse è meglio bersi la classica birra.

 

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Il servizio è rapido e cortese, l’ambiente non colpisce certo ne per la singolarità degli arredi ne per peculiarità architettoniche, anzi, visto il palazzo in cui è posizionato forse si sarebbe potuto mettere una maggior cura negli interni. Ma come dicevamo all’inizio la negligenza fa parte del fascino trasteverino, per cui va bene così.

Un consiglio: prenotate in anticipo e chiedete un tavolo al piano terra, il seminterrato è tragicamente angusto.

Qualità/prezzo: 7.5

Servizio: 7

Cucina: 7.5

Ambiente: 6

Dar Poeta
Vicolo del bologna 45 
00153 Roma
Tel. 06-58.80.516
www.darpoeta.com

Roma, l’Archetto II: la cena delle beffe

18 Nov

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Per quanto brulichi di ristoranti, enoteche, locali che non basta una vita per vederli tutti, a Trastevere non si sa mai dove fermarsi e spesso la “sòla” (fregatura, per dirla in romanesco) è dietro l’angolo.

La scelta dev’essere oculata e onde evitare le gastriti da “finger food tresteverino” o di ripiegare sull’etnico, ti imbatti nell‘Archetto II e, nonostante il tuo corpo rattrappisca per diventare invisibile, sei già ghermito dai braccioni avvolgenti del robusto oste. Inutile divincolarsi, sei finito e ti ritrovi in un lampo con il cestino del pane sotto il naso, l’acqua liscia sul tavolo e il tovagliolo sulle gambe.

L’Archetto II non è solo una pizzeria ma anche un ristorante dal menù chilometrico: “alla Puttanesca, alla Bersagliera, alla Nostromo, alla Attilio Regolo, alla Pecorara, alla Burina, alla Zivago, alla Re Faruk, all’Andate Via...”. E anche con le pizze e i secondi non scherzano. Vino sfuso (fetido) dei Castelli o una classica scelta “all italian” con i grandi classici dell’enologia nazionale.

Ma la peculiarità dell’Archetto II non sta nei piatti, ma nel teatro, nell’intrattenimento carnascialesco, dove lo show non lo scegli ma lo subisci e birichino com’è diventa, per i deboli di spirito, un supplizio da balzo sulla panca. 

Non siamo ai livelli de La Parolaccia ma l’ingegnosità del titolare lascia stupefatti: all’Archetto II son discreti, le parolacce non le usano. Colonna sonora a base di stornelli, un po’ sulla falsariga finto caciarona del Meo Patacca, sempre in zona.

Consiglio spassionato: ridere sommessamente, pena il rincaro degli scherzetti.

Insomma del cibo non si può dire molto, si rimane troppo avvinti dallo show, si vedono girare “anticaje e petrella” come il tris d’assaggini, le pennette alla vodka, le scaloppe al marsala e tra i dessert più stuzzicanti le “Fragole alla Porcona” (con tanto di traduzione: Strawberries “Piggy” Way – Strawberries, Ice Cream, Fresh Cream, Wild Berries).

La pizza è buona e il carrello degli antipasti è ricco (seppur con la solita selezione di cicorietta ripassata, zucchine trifolate, cipolline, fagioli e cipolle, alicette, insalata di mare al surimi tutti immersi nell’olietto dell’agro pontino, forse) e l’estate ci sono i tavoli fuori; se spira il ponentino ti si asciuga anche quella goccia di sudore che scende sulla fronte poco prima del conto.

Non proprio low cost: quel che conta è la simpatica accoglienza, l’intrattenimento musicale e il fatto che l’Archetto sia aperto anche in orari proibitivi, un’oasi di divertimento nel cuore di Trastevere sulla bella Piazza di San Cosimato.

Consigliato ai romanisti doc, alle comitive con la battuta pronta e l’ugola allenata, ai turisti desiderosi di folklore capitolino senza spendere le cifre della Parolaccia.

Sconsigliato ai laziali, alle coppie novelle, ai poveri di spirito, ai choosy con gli abitini bianchi, alle cene di lavoro, a chi gli prudano le mani.

Conto sui 35 euro a testa, antipasto, pizza, vino alla carta (Greco di Tufo), amari e caffè

Bambee

L’Archetto II

Via Agostino Bertani, 6
tel. 06.5895236
www.archetto2.com

 

 

Roma: piazzale tiburtino. La Taverna de Pasquino

14 Ott

La Taverna de Pasquino a piazzale tiburtino sorge pochi metri al di là dell’antico pomerium: dai suoi tavoli si vede quel tratto di mura aureliane da cui parte la tiburtina. Sempre dritto e arrivi a Tivoli, nel frattempo il quartiere San Lorenzo, le sue mille osterie, pizze al taglio (alla pala, se dice da ste parti), peroni da 66 e hipster, punkabbestia, cani e sudore.

La Taverna de Pasquino è un piccolo deja vu: 100 anni fa era già un’osteria per carrettieri, una taverna appunto. Vino alla mescita dei castelli, pajata, gricia allo stile dei pastori abruzzesi. Poi la guerra e il seminterrato trasformato in rifugio antiaereo, il famoso bombardamento di San Lorenzo, gli americani e tutta la storia della Roma contemporanea che scorre tra un bicchiere di vino, nannarella, una matriciana e un mortacci tua. Odore di Pasolini, Thomas Milian e di pasquinate cortesi: scompare la tovaglia a scacchi arrivano runner in tessuto e bicchieri gioiosamente spaiati.

Nuova gestione da pochi mesi. Via la robaccia da turisti, si torna alla pasta tirata a mano, alle coratelle e si, anche alla pizza, ma buona.  Arrosticini d’agnello belli croccanti, rigorosamente venduti a mazzi da 10, bruschette con le regalìe (interiora), crema di peperoni. Pasta di farro (“se la ponno magnà pure i celiachi”) alla matriciana o con il ragù di cinghiale: buona, soda, grezza e porosa. Invita alla calma, alla degustazione, a un altro bicchiere di rosso con gli amici.

Caraffe, botti, pietra grezza: l’orgoglio del giovane titolare “proponiamo la classica cucina romana ma rivisitata”. Lasciamo le rivisitazioni a piazza Navona e alle “genialità” trasteverine e teniamoci stretta la carbonara “de na vorta”. 25 euro a testa circa, grande soddisfazione. E preghiamo sia immune dalla corruzione che colpisce i tanti, troppi, emuli della Sora Lella.

Piazzale Tiburtino, 17/18
00185 Roma
Quartiere: Termini

tel: 06 4461496

 

 

L’ex anima Hindi di Trastevere: Roma, ristorante indiano Surya Mahal

29 Mag

E’ piacevole sapere che esistono sicurezze nelle eccezioni. Ognuno di noi è legato a luoghi, tra cui ristoranti, cui concede la propria fiducia e dove sa di potersi fidare incondizionatamente anche consigliando questi luoghi a conoscenti e persone care.
Dopo anni di assidua e piacevole frequentazione avevo aggiunto al novero dei miei evergreen anche il Surya Mahal di Roma. Un epocale cambiamento dei tempi per un tradizionalista incallito come me: una piccola roccaforte tandoori si era fatta spazio nel mio cuore emiliano, il pollo vindaloo aveva preso timidamente spazio al fianco dei tortelli d’erbetta, le mariole, i vescovi, gli stracotti con polenta e sua maestà il Culatello.

Purtroppo però la roccaforte è crollata. Il Surya Mahal non esiste più e sulle sue ceneri è sorto Sotto Sopra, focacceria e cucina che sfrutta al massimo i bellissimi spazi su due piani del fu tempio della cucina indiana a Roma.

Sulla pista di quei gusti mi sono poi imbattuto in Taste of India, che in qualche modo mi ha ripagato della perdita e che finora, dopo ripetute incursioni, non mi ha mai deluso.

Il Surya Mahal comunque la mia stima se l’era assolutamente meritata, inutile negarlo. Ma non mi resta che lasciare ai posteri le parole che seguono.

Roma Trastevere, piazza Trilussa. Nel centro della fabbrica serale capitolina, tra cocci, Converse, Baffodoro66cc, rutti, baci e venditori di rose, basta salire dieci gradini per inoltrarsi in un piccolo mondo educato e sommesso. Alla destra della secentesca Fontana dell’Acqua Paola, infatti, il ristorante indiano Surya Mahal si presenta, soprattutto durante la bella stagione, come un delicato piccolo giardino in cui sedere separati dalla bolgia da siepi discrete. L’interno è in stile indiano, ma senza eccessi, tanto da risultare rilassante e piacevole, merito del melting pot dei titolari. Lei indiana educata in UK, lui diplomatico scozzese permeato d’oriente.
La carta dei vini propone classici italiani, sia bianchi che rossi, di buone cantine: sui bianchi si va dal classico pecorino laziale, fino ai friulani o agli altoatesini aromatici (che per questa loro peculiarità alcuni amano associare alla speziata cucina indiana, io personalmente preferisco vini più secchi). I prezzi non sono popolari, ma accettabili.
Menù: vasto. Ci sono tutti i classici della cucina “indo-europea”, cioè tutti quei piatti che siamo abituati a trovare nei ristoranti indiani di mezza europa.
Per coloro che si accostano per la prima volta a questa cucina o che vogliono un approccio “morbido” al mondo del Surya Mahal consiglio di iniziare con un menù degustazione, vegetariano o carnivoro.
45 euro in due per il primo, 55, per il secondo. Dedichiamoci a quest’ultimo

Kheema Samosa : Fagottini di pasta ripieni di carne. Chi ha letto il post su Gourmindia potrebbe ricordare l’ottimo giudizio sui loro delicatissimi samosa ripieni di pollo. Questi sono più piccoli e altrettanto buoni, ma farciti con manzo tritato.
Aloo Kofta – Polpettine di patate fritte, croccanti e leggere, verrebbe voglia di ordinarne una ventina.
Vegetable Bhaji – Polpettina di verdure, sempre fritta, degna conclusione di questo trittico interessante.

Come accompagnamento i classici Papadoms, il pane sottilissimo e croccante che ricorda molto la carta da musica sarda, cui è difficile rinunciare, specialmente se intinto nella salsa allo yogurt e menta.
A seguire il gusto eccitante del Murgh Makhanwala, pollo a tocchetti immerso in una salsa alle spezie, il sapore deciso del Palak Gosht (agnello), accompagnati da riso, ottime melanzane piccanti (ma la ricetta originale sarà così o è un velato “omaggio” all’italicissima caponata?) e l’immancabile Naan il soffice pane indiano che scompiglia le più basilari regole del galateo occidentale e ti costringe a pericolose immersioni che immancabilmente riducono la tovaglia a una riproduzione in scala del campo di battaglia di Lipsia.

Come se ce ne fosse necessità piombano sul desco piccoli dolci di carote e riso. Buoni ma, opinione personale, assolutamente stucchevoli.

Evito sempre i vari liquori al cardamomo etc, li trovo artefatti totalmente inconciliabili al nostro concetto di “digestivo”.

40 euro a testa e poco da ridire, vista la qualità del servizio e la posizione, che è giù un plus notevole.
Un consiglio: se alloggiate in centro cercate di andarci a piedi, sicuramente vi aiuterà al ritorno…

Surya Mahal

Via di Ponte Sisto, 67 – P.zza Trilussa, 50
00153, Roma
Tel. +39 06 5894554

Chiusura al lunedì

Tra il Marchese del Grillo e Thomas Milian: Roma, Osteria della Suburra da Silvio

23 Mag

Tra il centro di Roma e il delta del Mekong nel ’69, parlando di ristoranti, ci sono ben poche differenze: alla sera, dietro ogni angolo, nascosto nell’oscurità, potrebbe esserci un cameriere con un menù plastificato in 4 lingue pronto a fotterti. Almeno i vietcong ti finivano con un colpo solo però…
A Monti, pochissimi passi dalle fauci della fermata metro Cavour, la storica Osteria della Suburra, da Silvio, si presenta come un quesito insolubile.
Menù bilingue (romanesco – inglese) chilometrico, con ben 22 primi in batteria. Camerieri con divisa classica pantalone nero camicia bianca (con medaglie, ovviamente) farfallino nero evvai. Tavolata d’antipasti misti che più classici non si può: verdure grigliate gratinate sottolii mozzarelline prosciutto  coppiette carciofi! La clientela è un miracolo che i sociologi dovrebbero studiare a fondo: si passa dalle tavolate di studenti, alle coppie, alle comitive di anziane americane col marsupio e i capelli metallizzati, fino agli ultras della lazio con aquile e fasci dipinte sui bicipiti. E tutti convivono pacificamente (tranne quando le “grannies” alzano la voce e gli ultras se ne vanno infastiditi e turbati)

L’arredamento è un classico cinematografico degli anni ‘60\’70. Da un momento all’altro ti aspetti che Bombolo esca dalla cucina e rovesci un piatto di carbonara sul riporto di qualche turista, oppure che Alvaro Vitali sgambetti un cameriere per poi produrre una delle sue epiche pernacchie spastiche.

Il vino della casa è “na roba brutta”. Bianco o rosso si rischia, oltre il quarto bicchiere, la cecità temporanea.

Quindi vi chiederete: “ma di che ostrega stai vaneggiando?”

Che vi devo dire: se vi trovate in zona e sapete scegliere i piatti giusti mangerete bene e spenderete sui 25 euro.
Se rimanete sulla classica gricia, o sulla matriciana o ancor meglio sulle ottime pappardelle (rigorosamente fatte in casa) broccoli e guanciale, per poi proseguire con un pollo alla romana o una coratella d’abbacchio o un abbacchio alla cacciatora, magari con due carciofi affianco, non avrete nulla da recriminare.
Se siete degli stolti temerari e avete intenzione di osare, potete lanciarvi sui tortellini cremolati o su qualche altra fantasia dello chef: io non l’ho mai fatto, ma una sera, osservando il volto cianotico di un koreano a fine pasto, mi convinsi di essere nel giusto.
L’osteria della suburra è un luogo gastronomico autoreferenziale, sempre uguale a se stesso (e per molti versi è un bene), in grado di soddisfare le pretese del turista in cerca di tipicità romanesche, sia di chi non abbia voglia di uscire dal centro per una cena discreta e non dispendiosa. Dimenticatevi estri culinari o “reinterpretazioni della cucina tradizionale dalle contaminazioni fusion”: avrebbero richiesto nuovi interni, un nuovo chef, camerieri alfabetizzati e un esorbitante aumento dei prezzi. Magari per mangiare peggio.
Qui ti siedi e attendi pacifico il tuo carnefice: “Buonasera dotto’, che je porto un bell’antipastino co’ du’ fettine de presciutto un carciofino e du’ coppiette? Poi de primo oggi c’avemo…”
Ah è gradita la prenotazione e, ovviamente, giovedì gnocchi.

www.osteriadellasuburra.com

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