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Milano Low Cost, Ristorante da Oscar: il Ras delle carbonare

25 Nov

RISTORANTE DA OSCAR

Una carbonara servita sotto i bronzei occhi di un busto del Duce può rimanere indigesta a molti, ma se si è dotati di sufficiente senso dell’umorismo per pranzare in museo del ciarpame nostalgico, il Ristorante da Oscar è una classica e sempre valida alternativa al morbo della costosa mediocrità gastronomica milanese.

Via Palazzi, placida traversa nella nevrosi collettiva di Corso Buenos Aires: due vetrine anonime e un’insegna laconica celano un locale piccolo e tumultuante, un’osteria romanesca dalle contaminazioni meneghine, un ventre nostalgico a poche centinaia di metri dalla piazza Loreto dove tutto finì.

Albertone fissa i motti del ventennio e pare strozzarsi, tra le fiaccole nere, saluti romani, fasci e aquile imperiali: eccettuato il memorialismo da eversione anni ’70 (manca solo Tognazzi in Vogliamo i colonnelli), il locale è una sala piuttosto grande occupata da grandi tavoli da condividere. Si pranza tutti insieme, in grande trionfo del cameratismo culinario e della virile gomitata, unendo tutti sotto la bandiera, politicamente neutra, della carbonara, cavallo di battaglia del Ras di Porta Venezia: due etti di spaghetti a porzione, generosamente mantecati e magari accompagnati da una bottiglia di San Giovese, rigorosamente etichettata dall’azienda vinicola Mussolini. Caffé e grappe, 20 euro scarsi a testa.

Per i coraggiosi, gli arditi e gli incoscienti c’è ovviamente la possibilità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, magari con una cotoletta a orecchia d’elefante di dimensioni elefantiache, appunto, o comunque la possibilità di scegliere tra una vasta selezione di risotti, grigliate e amatriciane, per trascorrere un’oretta all’insegna del “volemose bbene e famose der male!” Nessuna pretesa, ma ottimo rapporto qualità – quantità – prezzo, servizio garibaldino (di corsa e con baionetta inastata),  ambiente gioviale in stile merenda a Casa Pound.

Ristorante Da Oscar

Via Lazzaro Palazzi 4

20124 Milano

Tel: 02.29518806

http://www.ristorantedaoscar.com

email: info@ristorantedaoscar.com

Chiuso la Domenica (pranzo e cena) e il Lunedì a pranzo

Prenotazione obbligatoria

Mezzi pubblici: M1/rossa, fermata Porta Venezia

Nei dintorni: Parco Indro Montanelli, Museo Civico di Storia Naturale, Civico Planetario Ulrico Hoepli, Galleria d’Arte Moderna, Pac Padiglione di Arte Contemporanea, Spazio Oberdan

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Milano low cost: il Pescetto, spocchia ittica a prezzi contenuti

26 Ott

1PESCETTO MILANO (1)

Milano, via Volta, longitudine vivace tra Brera e l’omonima porta, bastione meneghino opposto ai flutti del Mar Giallo di via Sarpi: si va al Pescetto, civico 9 e luminose vetrine che promettono luculliane esperienze a base di pesce. Formula innovativa (anche se già vista): scegli qualità e quantità al banco pescheria, decidi il tipo di cottura, ti accomodi al tavolo e una volta arrivato il tuo turno prelevi i tuoi piatti.

I pro sono numerosi: il pesce è invitante e la qualità del fresco sembra ineccepibile, la vendita è all’etto, così da decidere quanto mangiare (e quanto spendere), la cantina contenuta ma discreta (e con prezzi umani), il contesto divertente (per alcuni). I contro pochi, ma ci sono tutti. Ma andiamo con ordine.

Ambiente minimal, total white, meneghin chic: pochi fronzoli, bianco imperante, largo alla luminosità in ambienti spaziosi ma anche parecchio rumorosi. Personale discretamente cordiale, ma con il caratteristico cipiglio da ristoratore milanese (del centro): “non dai propriamente fastidio, ma comunque ritieniti un privilegiato a entrare qui, che noi lo facciamo per devozione all’umanità ‘sto lavoro, mica per lucro (barbòne! Ndr), siamo solo Sacerdoti del Gusto Assoluto.” Chi lotta quotidianamente tra Corso Como e la Darsena, può comprendere.

Poco da ridire sulla qualità dei piatti: tartare di ricciola ottima, ma carica d’aglio, che si sa… Eccellente e croccante il fritto di moscardini, ma gli stessi cefapolodi, saltati in padella con aglio, olio e peperoncino ricordavano tanto dei simpatici pupazzetti che regalavano con le patatine anni fa.  Buone le capesante, invitanti i gamberi. Due discrete bottiglie di vino (prosecco trevigiano e falanghina) in quattro: 27 euro a testa. Stesso menù in un ristorante classico almeno 50 euro.

Fattibile e consigliabile, ma solo se si entra preventivamente nell’ordine di idee di una cena (vuoi il contenimento dei costi) stile staffetta agonistica tra il tavolo, il bar, la cucina, la cassa e dulcis in fundo l’area piatti sporchi (nota dolente, che un giovane di belle speranze a raccogliere i suddetti ci potrebbe anche stare, allo stesso prezzo). Come le sagre di una volta, ma senza gli zavorrati anziani logorroici. Presentatevi dunque organizzati e con idee chiare, possibilmente senza la classica Sharon Zampetti “Eeeh ma non lo so… Il tonno crudo mi fa seeensooo…” e prestate orecchio all’invisibile Gauleiter che con tono stentoreo chiamerà una o più volte il vostro Numero. Accorrete lesti alla chiamata, è un consiglio…

Ristorante Pescetto

Via Alessandro Volta 9, 20121 Milano

Tel: 02 3675 4184

Aperto da Martedì a Domenica, sia a pranzo che a cena

www.ilpescetto.it

Mezzi pubblici: M2/verde, fermata Moscova

Nei dintorni: Monumento di Porta Garibaldi

 

Milano, Ristorante Sri Lankese SerendiB, che bella sorpresa!

23 Ott

serendib

La seppur vasta offerta di ristoranti etnici milanese, si divide per lo più in quattro macro aree: cinesi (tradizionali o italianizzati), tex mex (semplicemente evitabili), giapponesi (cinesi o autentici) e indiani (economici o costosi). Tra questi ultimi ho recentemente scoperto una variante molto interessante, il SerendiB, locale che propone cucina dello Sri Lanka, la grande isola indipendente a sud dell’India e un tempo conosciuta come Ceylon.

Il paese, da sempre noto per il suo eccellente the, offre una gran varietà di raffinate proposte gastronomiche, in parte condivise con il subcontinente indiano: pollame, agnello, ceci, lenticchie, melanzane e ovviamente pesce.  SerendiB, aperto nel 1993, è a pochi passi dal marasma degli aperitivi di largo La Foppa (fermata della Metro Moscova, per capirci. In centro storico, se non siete di Milano).

L’ambiente è accogliente, intimo e piacevolmente decorato con opere del paese d’origine: il personale è molto cordiale e la carta offre una panoramica importante di piatti adatti sia ai vegetariani che agli onnivori. Oltre a varie qualità di the si possono scegliere diverse birre sri lankesi, indiane o europee, più una discreta selezione di vini italiani a prezzi ragionevoli.

serendib_milano

dalla pagina facebook di SerendiB

Per i neofiti è consigliabile optare per il menù degustazione, disponibile a 20 euro “all you can eat” (bevande escluse): si possono accettare i consigli dello chef, oppure scegliere i piatti preferiti dalla carta, ad esempio partendo dalle ottime Masvadé, polpettine di carne e legumi in pastella, fritte, oppure le Eloluvadé, la versione con sole verdure, o le Malu vadé, peperoncini verdi ripieni di pesce fritti.

Tra i piatti principali, da provare i gamberi in salsa di latte di cocco speziato su letto di riso Basmati, o il Kukulmas, pollo marinato in salsa di spezie, oppure un classico pollo al curry, magari accompagnato da deliziose patate stufate. Per terminare degnamente un liquore al cocco o al mango, entrambi molto profumati.

I punti a favore sono parecchi: una qualità prezzo che per il centro di Milano è ottima (25-30 euro), un ambiente gradevole, un servizio attento, oltre al fatto che rispetto a numerosi ristoranti indiani già testati, SerendiB offre una cucina più delicata e più facilmente accettabile dai nostri palati poco abituati all’uso massiccio di spezie. L’unica nota non troppo favorevole è data dai tempi di attesa, nonostante il locale non fosse troppo affollato. Ma comunque non stiamo parlando di un fast food. Da provare.

Serendib, Ristorante Indiano & Sri Lankese
Via Pontida 2, 20121 Milano
Tel.: +39 026592139

Aperto tutte le sere dalle 19.30 a mezzanotte.

Consigliata la prenotazione

sito web: www.serendib.it

 

Metropolitana: MM2 (linea verde) Moscova
Autobus: 94, 70, 43, 57 Tram: 2, 3, 4, 7, 12, 14
(fermate Via A. Volta o Largo La Foppa)

Brescia, Trattoria Due Stelle: tradizione nel cuore della “Leonessa”

1 Ott

DUE STELLE BRESCIA

 

Brescia, la “Leonessa d’Italia”, zoccolo duro lombardo abbracciato al veneto e alla Serenissima Repubblica, che per secoli, dal ‘400 in poi, poggiò la sua zampa leonina sulla città delle Dieci Giornate. Via San Faustino, a pochi passi da Piazza della Loggia e dal Duomo Vecchio, tra vecchie botteghe che convivono pacificamente (?) coi bar dei nuovi imprenditori cinesi, dove gli anziani vanno a leggere la Gazzetta e a bere un bianco.

Qui troviamo la Trattoria Due Stelle, locale storico recentemente rinnovato (con gusto) ma che mantiene un accogliente aura di disordine e dettagli improvvisati, come il mastodontico striscione sulla soglia che non citava un motto della Nord, bensì avvisa il passante “oggi gnocco fritto”. L’ambiente, sia all’esterno che nella sala a volte all’interno, è gradevole e il personale gentile, ma raggiunta la soglia dell’overbooking tende irrimediabilmente ad impallarsi e a perdere colpi.

Ricca carta dei vini, soprattutto del territorio, che la Franciacorta è poco fuori dall’uscio, menù solidamente basato sul territorio ma con divagazioni pan-padane, vedi il suddetto gnocco fritto. Esordio facile con un frizzante della casa, Franciacorta, ovviamente, discreto anche se dal bouquet poverissimo e servito ghiacciato . Salumi locali come antipasti; tagliere più che generoso con salame locale, coppa, spalla e prosciutto e grandinata di gnocco fritto, non male ma troppo croccante ergo fritto quel minuto in più. Ma capita.

 

DUE STELLE BRESCIA 2

 

Saltiamo i seppur obbligatori casoncelli e i poderosi risotti (anche al tartufo nero) per assaggiare i secondi: tartare di puledro con patate e bis di baccalà con polenta. Eccezionale il primo per la qualità e la tenerezza della carne (ma la carta da musica sarda come decorazione?), ottime le patate, per una volta, non appassite per il troppo girovagare da un antro all’altro della cucina, quasi deludente il baccalà. Purtroppo quello mantecato non aveva raggiunto l’indispensabile consistenza cremosa e quindi, orrore, è mancata la giusta convivenza tra latte e pesce. L’altro decisamente meglio.

Caffé e grappe, 30 euro. Da provare, magari in giorni di non eccessivo affollamento.

 

Trattoria Due Stelle

Via San Faustino, 46

25122 Brescia

tel. +39 030 375 8198

www.trattoriaduestelle.com

 

Milano (semi) Low Cost: Da Giannino l’angolo d’Abruzzo

17 Set

GIANNINO ABRUZZESE MILANO 2

Nicolás Gómez Dávila, in un libro di cui non ricordo il titolo, postulava che “la bruttezza di un oggetto è la condizione preliminare del suo moltiplicarsi su scala industriale.” Rapportando l’assunto alla ristorazione meneghina non si può che essere d’accordo con l’autore e Da Giannino l’angolo d’Abruzzo, da tre generazioni si inserisce in una nutrita schiera di locali brutti, ma tutto sommato simpatici, che popolano ogni strada di Milano, attraenti per la loro implicita qualità di locale “casereccio” che mette a proprio agio.

Certo, la debacle estetica è totale, ma la cucina si difende. Sala piccola, affollata, rumorosa e sganasciante di vino e cosce d’agnello: ci si lascia incastrare in tavoli dalla vicinanza promiscua, ma la maggior parte dei clienti sono stranieri, per cui poco male.  Menù assolutamente abruzzese, personale di sala cingalese, cuochi di nazionalità ignota: questa è la Milano alla vigilia dell’EXPO ed è inutile farsi domande.

Meglio concentrarsi sulle olive all’ascolana (buone) e sulle polpettine d’agnello fritte (ahimé, sbruciacchiate, peccato!), sorseggiando a fauci larghe del Montepulciano ben strutturato. Immancabili poi gli spaghetti alla chitarra, cottura perfetta, con (non generoso ma ottimo) sugo d’agnello. Per finire eccellente agnello (ancora? ebbene si) al forno con patate: il lato migliore della cena, anche le patate, stranamente non secche come reliquie abbandonate in un cantone, ma ottime.

Caffé e pioggia di appiccicosi amari abruzzesi: 35 euro a testa. Scegliendo il vino della casa avremmo certamente risparmiato circa 5 euro a commensale, ma il rischio sembrava eccessivo, visti il cattivo presagio lanciato dai graspi d’uva morenti dipinti un po’ qua e un po’ là, tra una carta della regione e uno scaffale di artigianato naif.

Sconsigliatissimo agli amanti della forma e a tutti quelli che “mi piace la carne, ma solo il pollo e ben cotto”, consigliato a chi è in cerca di una cucina tutto sommato difficile da trovare a Milano e a prezzi (purtroppo essendo a Milano) onesti. Consigliata la prenotazione. Nota bene: i prezzi sul menù del sito web non sono del tutto aggiornati.

Da Giannino – L’angolo d’Abruzzo

Via Rosolino Pilo 20, Milano
Tel. 02 – 29406526
www.dagianninolangolodabruzzo.it

Chiusura: mai

Roma low cost: trattoria Vecchia Roma. (A)Matriciana flambé

12 Set

trattoria-vecchia-roma

Matriciana o Amatriciana? Fa poca differenza, specialmente se vi trovate a passare da via Ferruccio, a pochi passi dove Roma si fonde col Bangladesh e Shanghai: Piazza Vittorio, chinatown capitolina arroccata sull’Esquilino. La trattoria Vecchia Roma (dal 1916) non invita ad entrare, grande seminterrato grondante turisti anglosassoni attempati, le foto di Sordi, i fiaschi, i colossei alle pareti e il menù bilingue (romanesco e inglese) affisso all’ingresso a ribadire il concetto. Mancano gli stornellatori con la chitarra e poi il set sarebbe perfetto.

Ma nonostante i cattivi presagi, le magliette sudate e le corone d’aglio penzolanti la Matriciana Flambé della Vecchia Roma è realmente eccezionale come i beninformati vociferano da tempo. E non solo: i bombolotti (mezze maniche) radicchio e fiori di zucca rischiano di essere anche migliori. Se si riesce a resistere all’impellente desiderio di fuga e a evitare la grandinata di facezie e gomitate si rimane piacevolmente stupiti da una cucina assolutamente “casareccia come ‘na vorta”, sebbene spettacolarizzata da piccoli show che lasciano allibito lo statunitense imbolsito dai supplì.

E a proposito di quest’ultimi, i fritti sono buoni ma evitabili: innanzitutto perché fiori di zucca e baccalà se ne trovano di migliori (vedi dal Filettaro o dal Cassamortaro di viale Trastevere) poi perché la leggendaria generosità delle porzioni si rivela veritiera e la slavina di bucatini rischia di abbattere anche stomaci robusti. Da provare invece i saltimbocca alla romana, classico decostruito nella forma (in versione piatta e non involta) ma ottimo nella sostanza del “come li faceva mi madre”.

Vino della casa, tragico come nella maggior parte delle trattorie romane, tiramisù, amari: 25 euro. Sconsigliato a cardiopatici, vegani e coppie in cerca di una serata intima. Consigliatissimo a chi è in cerca di una cucina romana seria, che appaghi palato e agli estimatori dell’umorismo alla Mario Brega.

Trattoria Pizzeria Vecchia Roma

Via Ferruccio, 12b/c  00185

Roma

06.4467143

www.trattoriavecchiaroma.it

Risotteria alla Torre, Casalpusterlengo, un fuori casello doc

23 Giu

RISOTTERIA ALLA TORRE CASALPUSTERLENGO

Il fascinoso piattume della bassa padana provoca spesso un’attrazione morbosa nel guidatore in transito sull’A1 e talvolta capita che, rapito dai pioppi fronzuti o dalle nutrie a passeggio, l’automobilista metidabondo si schianti ai 160 orari, provocando esilaranti ingorghi di 10 km all’altezza di Lodi. Costretti a uscire dall’autostrada e immettendosi sulla la statale in direzione sud ci si può trovare dispersi all’ora di cena: toponomi longobardi minacciosi assalgono i viandanti, Muzza, Secugnago. Zorlsesco… Infine Casalpusterlengo, ore 21.00, tocca farmarsi per non cadere vittime del giropizza a 10 euro vista autotreni da poco sorpassato. All’ombra della massiccia torre Pusterla, simbolo della potenza dell’omonimo casato che dominava il paese, c’è un piccolo e grazioso locale, la Risotteria alla Torre, in Piazza della Repubblica, affianco allo spettacolare circolo del dopolavoro, dove leggendarie partite di briscola provocano tuttora trasalimenti e porconate agli incanutiti ma mai domi uomini della bassa.

Ben arredato, accoglienza cortese e formale: menù a la carte oppure degustazione a 25 euro vini esclusi. Cado in tentazione e devio dalla tradizione locale optando per del Jambon De Bosses valdostano con gocce di balsamico e composta al mango: buono, leggermente affumicato anche se uno spessore più sostenuto nella fetta non avrebbe guastato. Proseguo con un classico della zona: risotto con salsiccia, ragù di vitello e raspadura (formaggio grana del lodigiano tagliato a sfoglie). Eccellente. Il mio commensale si è lasciato tentare dalle proposte ittiche e dopo una notevole insalata di polpo con riso rosso è passato a filetti di rana pescatrice (avvolti nella pancetta croccante) accompagnati da fragranti tortini di zucchine e da un’inutile insalata russa (??). Vino bianco del territorio, una verdea di San Colombano bella fresca e fragrante, 27 euro a testa. Niente dessert o grappe, nonostante un’invitante selezione, che la strada era ancora lunga.

Val bene una gita o una sosta per il viaggiatore insofferente del camogli all’autogrill, inoltre la sanguigna popolazione locale può offrire divertenti spunti di conversazione una volta tornati nell’ineducazione dell’urbe. Ideale per i celiaci dal momento che il riso è gluten free, peccato non disponga di tavoli all’aperto.

Ambiente: 7,5

Cucina: 8

Servizio: 7,5

Qualità prezzo: 7

Risotteria alla Torre

P.zza della Repubblica,
26841 Casalpusterlengo (Lo)

Tel. 0377 919147

Chiuso il Lunedì

www.risotteriaallatorre.it

Aperitivi a Milano: Panika, il “bar sotto casa”, ma col vino giusto

20 Apr

PANIKA1

Non è facile districarsi nel ginepraio di Brera, quadrilatero meneghino dell’aperitivo: l’esploratore incauto rischia duro, tra happy hours truffaldine ed enoteche invitanti quanto sirene odissiache ma altrettanto mendaci al momento del conto. Una tra queste è l’Ombra de Vin, tanto amata dai sopravvissuti della Milano da Bere, dove un calice viaggia attorno agli 8 euro, trovare uno scranno è un miraggio e conquistare un oliva più difficile che scavalcare i cancelli a San Siro.

Avventurandosi verso la parte vecchia di via San Marco, dove l’ex naviglio è stato trasformato in giardino (la Conca delle Gabelle), si trova un baretto discreto, un buchetto da caffé e via che malgrado le apparenze non modaiole rivela un’anima piacevole e contenuti sinceri. Si tratta del Panika, un locale con solo un anno di vita ricavato in una nicchia dell’adiacente enoteca Cotti, mecca del buon vino e del bon vivre.

PANIKA

Quattro (giovani) amici al bar: una scommessa di un poker di ventenni che ha ristrutturato con piacevole sobrietà pochi metri quadri soppalcati, creando dal nulla una vera alternativa alle tante fregature della zona. Croissant farciti al momento alla mattina, caffé ottimo (a 80 cents e non è poco), panini maestosi a pranzo, spritz e negroni dalle 18.00 in poi. Il tutto guarnito da una colonna sonora giusta (classic rock in primis) e tanti sorrisi, che pur essendo gratuiti da altre parti sono una rarità.

Prezzi periferici per una location centralissima, vini ottimi selezionati dai fornitissimi vicini: poco spazio per sedersi ma tente occasioni per fare nuove amicizie. Da provare.

Milano low cost: Blitz all’Osteria in viale Premuda

12 Feb

viale-premuda-milano

 

Blitz all’Osteria: nome programmatico, evocativo di pasti veloci, di guerra lampo gastronomica, di piatti espressi e fumanti lanciati dalla cucina con ordini secchi da feldmaresciallo. Un nome forse troppo severo per un luogo invece quieto, occhieggiante con discrezione sul traffico di viale Premuda, a poche decine di passi da piazza Cinque Giornate (di Milano, ovvio): chi di voi apprezzerebbe la trattoria Riva, di cui tempo fa parlammo, potrebbe rimanere soddisfatto anche qui.

A pranzo il menù anticrisi propone simili soluzioni: dieci euro tondi per primo, secondo, acqua e caffé. Vino escluso (della casa e  quasi bevibile). Il parquet rugoso e il poderoso bancone ricordano vecchi fasti da birreria riconvertita: non se ne sente la mancanza, Milano è un tripudio di sedicenti pub britannici da 6 euro la pinta, meglio una solida osteria dall’ambiente cordiale in cui quasi nulla in particolare si fissa nella memoria, ma lascia un complessivo senso di piacevolezza, di calore, di oggetti stravissuti e di familiarità non invadente.

A pranzo la carta è semplice, ma un piatto di maccheroni a 4 euro nel centro ambrosiano stanno quanto Parigi a una messa: secondi a 6, con manzo bollito accompagnato da salsa verde assolutamente non male, anzi buono. Qualità prezzo più che soddisfacente ma ovviamente a cena la solfa cambia: immutata la cordialità e la perizia nel servizio, di maggior pregio i piatti e il conto. Da provare la tagliata, evidentemente i gestori devono avere un buon macellaio di fiducia.

Ideale per un pranzo veloce, informale, solitario o in compagnia: qui si trova l’anziano che legge il giornale, l’edile che sta ristrutturando il palazzo affianco, il bancario dello sportello di fronte. Viva la democrazia, peccato per il nome. E peccato non abbia un sito web, ne sia facile trovare il numero di telefono… vi aggiornerò…

Ambiente: 7

Cucina: 7

Servizio: 7

Qualità prezzo: 7.5

Blitz All’osteria
Viale Premuda, 36
Milano
Chiuso alla domenica

Milano Low Cost: Corso Garibaldi, osteria Siciliana “Re di Coppe” (e di piatti)

20 Gen

re-di-coppe-milano

 

Milano, Corso Garibaldi, gran salotto meneghino: a pochi metri dalle superbe norcinerie di Parma&Co, il Re di Coppe e di Piatti offre una discreta selezione di piatti delle tradizione siciliana a prezzi periferici. Andiamo al sodo: 5 euro per un piatto di pasta con melanzane e ricotta (tra l’altro non male) per il centro di Milano è un esotismo, una stravaganza, quasi una colpa da vivere col senso di cui.

Detto ciò vi sono lati inespressi che meriteranno un’ulteriore visita: ci sono tutte le potenzialità per divenire un cult della ristorazione “etnica” meneghina ma c’è una carineria diffusa che scivola nell’inespressivo, lasciando deluso il cercatore di sapori forti. Ovvero.

Ambiente accogliente (ma strategicamente? nascosto all’esterno da cartelli promozionali assassini) e fortunatamente scevro delle inutili pantomime “caratteristiche” che troppo spesso ingombrano i ristoranti regionali: niente pupi, carretti e riferimenti verghiani, ma semplici pareti color sabbia, arredamento bianco e luci tenui. Servizio giovanilistico, informale ma cortese: menù rapido, che offre ampia scelta per un pranzo solido e veloce ma che pone problematiche stilistiche a chi volesse organizzare una cena completa (ossia non c’è una facile distinzione tra le portate).

In compenso una vasta selezione di piatti unici, tra cui spiccano sarde in beccafico e cous cous (anche vegetariano), che mettono a proprio agio il viandante in cerca di un breve ristoro. Per gli amanti del piattume, non mancano hamburger e altre amenità. Non trascurabile l’offerta “pasta all you can eat” che propone ben sei differenti tipologie del piatto italico più amato a soli 12 euro: anche gli affamati troveranno soddisfazione, immagino.

Vino della casa, acqua, caffé, grappa: siamo tra i 15 e i 20 euro a testa. Buono. Aperto alla domenica (ottimo).

Ambiente: 7

Cucina: 6.5

Servizio: 6.5

Qualità prezzo: 7.5

Re di Coppe e di Piatti
Corso Garibaldi 26, Milano
Tel. 02 72023313      
Malice's Craftland

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