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Gout de France/Good France

11 Mar

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A pochi giorni dall’inizio della primavera, il 19 marzo, una giornata mondiale dedicata al gusto francese durante la quale in 1300 ristoranti di 145 diversi paesi sarà preparata la prima “global dinner” all’insegna della gastronomia d’Oltralpe.

All’evento parteciperanno ben 100 tra ristoranti, bistrot e trattorie italiani, numeri per i quali proprio l’Italia sarà presente in modo assolutamente significativo all’iniziativa confermando la passione reciproca per il “mangiare bene”.

Fortemente voluto da Alain Ducasse, chef di fama mondiale, e da Laurent Fabius, Ministro degli Affari Esteri, l’evento è stato presentato stamattina a Palazzo Farnese alla presenza di Catherine Colonna, Ambasciatrice di Francia in Italia, e Eric Tallon (Consigliere Culturale presso l’Ambasciata di Francia).

Una sfida ma anche un incontro tra cucina francese e italiana che proprio a Roma, dal 16 al 19 marzo, prende un significato più ampio con una serie di incontri professionali, tavole rotonde, convegni, eventi e masterclass che alimenteranno lo scambio tra Italia e Francia.

Il gusto francese sarà quindi il protagonista indiscusso dell’evento ma la promessa dell’Ambasciatrice è quella di voler essere anche un momento di convivialità franco-italiana con la celebrazione dell’arte del vivere e del buon cibo e, in previsione dell’Expo 2015, un contributo alla riflessione sul futuro dell’alimentazione mondiale e sulla difesa rispettosa di sapori e prodotti tipici del territorio.

Il 19 marzo più di 1000 ristoranti in cinque continenti diversi renderanno dunque omaggio alla cucina francese con un menù studiato che prevede antipasto freddo e caldo, pesce o crostacei, carne rossa o bianca, selezione di formaggi francesi, dessert al cioccolato, vini e digestivo francesi.

A Roma nella stessa serata è prevista la cena di gala a Palazzo Farnese che sarà preparata da Guillaume Gomez, chef dell’Eliseo, e durante la quale verranno estratti a sorte tre chef italiani che nel corso del 2015 potranno proporre il loro menù durante altrettante serate esclusive di “Cucina aperta” presso l’Ambasciata di Francia.

Secondo la stessa filosofia conviviale che vuole caratterizzare le giornate del gusto francese, da segnalare a Roma tra il 16 e il 18 marzo i “Menù a quattro mani” che prenderanno vita a La Terrasse del Sofitel a Villa Borghese con la partecipazione di Jean-Paul Bostoen e Giuseppe D’Alessio, da Necci al Pigneto con Christophe Dovergne e Andrea Quaranta, al Mirabelle a Porta Pinciana con Martial Enguehard e Stefano Marzetti.

Tra i 100 ristoranti italiani che hanno aderito all’iniziativa troviamo Società del Giardino e Berton a Milano, Odeon a Napoli, Inkiostro a Parma, Giudaballerino a Roma, Del Cambio a Torino, Do Leoni a Venezia, I Carracci a Bologna, Il Santo Bevitore a Firenze (lista completa sul sito www.institufrancais-italia.com).

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Roma, Queen Makeda Grand Pub, l’Aventino come New York

1 Gen

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L’Aventino, colle più meridionale dei sette, nulla conserva dell’impronta plebea dei tempi antichi che anzi ora è uno dei quartieri residenziali più ambiti dell’Urbe. La classica birreria irish col football in tv, le olive ascolane e l’erasmus olandese a spinare medie sarebbe stato un affronto olfattivo intollerabile per i residents: infatti l’inedito e altisonante Queen Makeda Grand Pub emerge furiosamente dal gregge della Roma al luppolo.

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Trentotto rubinetti occhieggiano discreti da una nuda parete piastrellata. Cucina a vista, girarrosto con galletti sfrigolanti, bancone con kaiten nipponico (il tapis roulant degli all you can eat, per capirci), due ampie sale in stile industrial.

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Alla moda corrente insomma, una commistione di tutto, un’internazionalità forse eccessiva ma non invadente con birre (e solo birre, lo spritz lo bevete altrove) provenienti da ogni dove, Italia compresa, accompagnate dalla pannocchia del sud statunitense, il pane di segale con salmone scandinavo, lo stinco bavarese, il cous cous marocchino, i burgers yankee e l'(im)mancabile tonnarello per l’inguaribile nostalgico della cucina di mammà.

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Tutto per tutti, quindi, o quasi: i prezzi sono abbordabili, ma la qualità giustamente si paga. Due birre (ottime, spinate come Dio comanda e nel bicchiere giusto) e un abbondante curry d’agnello con riso basmati, 22 euro. Troppo? C’è sempre Trastevere con le Peroni 66(6) e kepap da gustare in riva al biondo Tevere.

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Ah, ma chi era ‘sta Makeda? La regina di Saba, nientemeno. E ora potete portarvela sul divano di casa, comprando una birra imbottigliata da Malarazza per il Grandpub.

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Queen Makeda Grand Pub

Via di San Saba 11, Roma

tel. 06.5759608

www.queenmakeda.it

Nei dintorni

Il Giardino degli Aranci con splendida veduta panoramica di Roma, le chiese di S. Sabina e di S.Anselmo, il celebre buco della serratura da cui si può godere di una strepitosa vista di S. Pietro.

Taste of India, (forse) il miglior ristorante indiano di Roma

6 Lug

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A due passi da Piazza Vittorio, Roma(nia) Caput Mundi, dove i portici torinesi sanno di aglio e peperoncino, c’è il famoso mercato Esquilino, vivace superstite della tradizione romanesca contagiato da odori bengalesi, fruttaroli egiziani e macellai moldavi. Di fronte occhieggia insicuro Taste of India, probabilmente il miglior ristorante indiano della Capitale. Insicuro perché scorrendo le insegne si capisce che il locale vorrebbe essere tutto, gastronomia, bar, ristorante, take away e fors’anche centro massaggi. A un di dentro piuttosto tragico (ma pulito e con cucina a vista) si contrappone un di fuori con tovaglie di carta e sedie color oro immerso nell’enclave multietnica di Roma.

Presupposti non incoraggianti ma cibo eccellente, sicuramente migliore dei ben più titolati concorrenti di piazza Trilussa o via dei Serpenti che, nonostante i salamelecchi, i tappeti e le coppe di rame brunito provocano nel sottoscritto (ma a quanto pare anche in altri), la classica sindrome del Tango postprandiale.

Pani Puri@ Taste of India

Pani Puri@ Taste of India

La sindrome del Tango, precisiamolo, non deriva il suo nome dal ballo argentino, bensì dall’eroico protagonista delle domeniche dei ragazzini anni ’80: il mitico pallone Tango, che dopo una cena da Mother India o simili puntualmente transusta miracolosamente nello stomaco, provocando poi inutili passeggiate aerostatiche e imbarazzanti conversazioni gassose.

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Samosa @ Taste of India

Il piccolo, brutto, Taste of India batte i cani di razza con una cucina speziata, sì, ma gustosa e digeribile. A partire dai samosa, proseguendo col pane fritto al burro, le spettacolari polpettine di lenticchie, il chicken tikka e le cotture tandoori.

Curry di manzo @ Taste of India

Curry di manzo @ Taste of India

Prezzi da street food, personale cordiale e solerte, clientela indiana, accettano carte. Chiusura, ovviamente mai.

Curry di gamberi @ Taste of India

Curry di gamberi @ Taste of India

Taste of India

Via Principe Amedeo, 237Roma

Tel: 06.31052726

Sito web: non disponibile

Mezzi pubblici: Metro Linea A, fermata Vittorio Emanuele

nei dintorni: i Giardino di Piazza Vittorio, la Porta Magica, la chiesa di Sant’Eusebio con convento, chiostro e domus sotterranea, il Ninfeo di Alessandro Severo detto Trofei di Mario, il multietnico Mercato Rionale, gioioso e ricchissimo.

 

Roma, Novequattro Laboratorio del Gusto “riaccende” la luce

2 Giu

In seguito a una “pausa di riflessione” primaverile, Novequattro, eccellente novità gastronomica in zona Colli Portuensi, riapre i battenti dopo che purtroppo lo si era già dato prematuramente per spacciato. La re-inaugurazione è avvenuta lo scorso 25 giugno con un nuovo menù e un nuovo staff. Torneremo a breve con la speranza di vedere confermate le ottime impressioni della prima volta.

Aggiornamento: per dovere di cronaca aggiungiamo tra i commenti quanto pervenutoci dallo chef Paolo D’Orazio, che evidentemente non guida più la cucina del Novequattro. Attendiamo eventuali repliche dai gestori del locale. Precisiamo che le immagini relative ai piatti di Novequattro si riferiscono al periodo con Paolo D’Orazio in cucina.

 

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dalla pagina facebook di Novequattro 

Novequattro, Laboratorio del gusto a Roma, la luce (spenta) in fondo al tunnel

La situazione gastronomica capitolina è paragonabile allo stato delle sue strade: un percorso difficile da percorrere e irto di insidie in cui è facile farsi veramente male. Ed è anche doloroso dover ogni volta puntualizzare all’amico in visita (immancabilmente pietrificato in un’espressione da orfano dickensiano) che “nel centro di Roma si mangia male” (e se caca peggio, avrebbe aggiunto Funari), spendendo cifre talvolta fantasiose anche per un petroliere siberiano. Esistono rare, rarissime eccezioni (vedi Marco G a Trastevere di cui a breve), ma rimangono sommerse in un oceano di bruttura, scarsa educazione e piattume. Esaurito il breve, doloroso ma doveroso incipit, passiamo alle notizia del giorno: Novequattro, Laboratorio del gusto. Non siamo in centro storico, ma nel vivibile quartiere dei Colli Portuensi, alle spalle della caciara americanizzante di Trastevere. In una via tranquilla e discreta, dove sorgeva il noto ma altalenante Sedano Allegro, da pochi mesi era stato aperto un locale gradevole, di qualità, accogliente ma non spocchioso. E’ stato aperto ma subito chiuso, si apprende con rammarico mentre si scrive: problemi economici.

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dalla pagina facebook di Novequattro

E allora la storia cambia e diventa inutile raccontare il solido e appagante gusto fatto di contrasti dei Ravioli al caffé ripieni di coda creati dallo chef Paolo D’Orazio, piatto della tradizione ringiovanito al pari di tanti altri che, uniti a un servizio puntuale e a una carta con prezzi ragionevoli, rendeva il Novantaquattro una boccata d’aria fresca tra le fregature del Ghetto e le primizie da surgelatore di Campo de’ Fiori. Veramente un peccato, giusto il tempo di una fugace fiammata, che speriamo torni ad ardere con maggior successo in un altra location. Magari andando a sostituire uno dei tremila, tremendi e tremolanti locali di una città che ondeggia pericolosamente verso l’apostasia gastronomica accontentando (e fregando) il turista invece di educarlo e offrendo pizza e cotolette dove si vorrebbero coratelle.

Novequattro

Via Dante De Blasi, 94 – Roma

tel. 06.95583853

www.novequattro.it

Roma, da Mezé: (senza) infamia con lode

30 Mar

meze bistrot

 

Mezé Bistrot, nuova realtà nell’ex sonnolento quartiere Monteverde, promette, nomen omen, cucina mediterranea dal Maghreb alla Siria arricchita da un fendente di italianità. Ambiente “cool” con un tocco vintage: particolari d’annata frammisti a una modernità sobria. Piacevole, nel complesso, ma nulla che si discosti da un ormai già vissuto internazionale meneghino, blasé al punto giusto e con numerosi elementi conformisti del già ormai consumato stile urban che mescola la seduta da mercatino al punto luce industriale (o l’inverso, tanto il risultato è ormai uguale, come il prezzo).

Accoglienza cordiale e servizio informalmente puntuale (previo arrivo in orario nordico durante il week end); cantina adeguata dai prezzi non fastidiosi. La punta di fastidio arriva, però, quando si intuisce che non esiste la classica degustazione di meze: “io l’hummus, tu il tabbouleh e poi dividiamo anche le polpettine di pane raffermo”. Le pita sono servite a parte (e il Dow Jones precipita).

Non esemplare ma gustoso il Pollo di Gerusalemme, arricchito da una farcitura di riso basmati, carne e pinoli. Lacrimevole il Manzo d’Istu: pur ignorando l’onomastica era facilmente riconoscibile la scarpifera consistenza della carne, a rovinare un altresì gradevole intingolo di cipolla, zafferano e curry.  Trenta a testa e passa la paura. Consigliato ai nostalgici “di quel couscous che mangiammo a Marrakech nel ’96…”

Consolante, ma non del tutto,  la confidente ammissione finale del titolare: “Ma questo non è il mio lavoro principale”. Se ve lo dicesse l’idraulico?

Mezé Bistrot

Via di Monteverde 9/b

tel. 06.58204749

aperto la sera dal lunedì alla domenica, sabato e  domenica anche a pranzo

www.mezebistrot.it

email: mezebistrot@yahoo.it

Mezzi pubblici: Stazione Trastevere, 871, 710 – Linea B fermata Metro Piramide 3B/8

Nei dintorni: Parco di Villa Doria Pamphilj (Villa Algardi, giradino segreto, Fontana del Lago), aperitivo al tramonto presso il Vivi Bistrot

Roma Low Cost: trattoria Mejo de Betto e Mary. “Come da mi’ nonna”

1 Dic

MEJO DE BETTO E MARY

Il mio ospite, con narici rese equine dal profumo dei maccheroni alla coda (alla vaccinara, what else?), mi dà di gomito: “Sto posto me ricorda mi nonna e i profumi de quando alla domenica s’annava a pranzo da lei”. Quale miglior biglietto da visita per Mejo de Betto e Mary (Meri?), trattoria old school in quel di Pietralata, XXI quartiere di Roma, situato a nord-est dell’Urbe, in quel disordine di prati, condomini, villette e multisala che non capisci mai dove sei (“Ma guarda che er centro sta llì, ce vonno dieci minuti, c’aa moto”).

Assolutamente e orgogliosamente fuori dalle rotte turistiche e dal barbaro invasore nipponico, il locale, con tanto di giardino e pergolato, offre un’atmosfera a metà tra l’agriturismo e la pizzeria da dopopartita. Un litro di rosso, mezza frizzante e calcio d’inizio: nervetti con aglio e prezzemolo, sfilacci di cavallo, lingua (ovviamente fredda) al sugo, broccoletti fritti, pane “casareccio”.

Il primo tempo vede la squadra d’ospite tenere il ritmo, ma è solo un’illusione: la predominanza dei padroni di casa in area è netta e l’uno-due del maccherone fatto in casa con la coda, d’obbligo il pecorino abbondante, non lascia scampo. Qualità ottima, non eccelsa, ma da cucina di casa di serie A (come dalla por’anima della nonna, appunto), cortesia, servizio assolutamente puntuale.

Per gli imperdonabili amanti della banalità (che schifo, cosa sono i nervetti?), nessun problema, la cucina offre anche amatriciane, carbonare e kindermenu vari. 25 euro sazi e appagati, 30 “pe’ sfonnarse”. Caffé e amari offerte come nella migliore tradizione, qualità prezzo assolutamente favorevole. Astenersi leghisti convinti.

Mejo de Betto e Mary

Via di Pietralata 150 – 00176 Roma, Italia

Tel. 06 60662318 – Prenotazione: consigliata

facebook

Mezzi pubblici: Metro Linea B, fermata Libia – autobus 211/211 f

Nei dintorni: Torre e Casale di Pietralata, Via Collatina e Necropoli, Casale della Giustiniana, Idrometro dell’Acquedotto Vergine

Roma low cost: trattoria Vecchia Roma. (A)Matriciana flambé

12 Set

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Matriciana o Amatriciana? Fa poca differenza, specialmente se vi trovate a passare da via Ferruccio, a pochi passi dove Roma si fonde col Bangladesh e Shanghai: Piazza Vittorio, chinatown capitolina arroccata sull’Esquilino. La trattoria Vecchia Roma (dal 1916) non invita ad entrare, grande seminterrato grondante turisti anglosassoni attempati, le foto di Sordi, i fiaschi, i colossei alle pareti e il menù bilingue (romanesco e inglese) affisso all’ingresso a ribadire il concetto. Mancano gli stornellatori con la chitarra e poi il set sarebbe perfetto.

Ma nonostante i cattivi presagi, le magliette sudate e le corone d’aglio penzolanti la Matriciana Flambé della Vecchia Roma è realmente eccezionale come i beninformati vociferano da tempo. E non solo: i bombolotti (mezze maniche) radicchio e fiori di zucca rischiano di essere anche migliori. Se si riesce a resistere all’impellente desiderio di fuga e a evitare la grandinata di facezie e gomitate si rimane piacevolmente stupiti da una cucina assolutamente “casareccia come ‘na vorta”, sebbene spettacolarizzata da piccoli show che lasciano allibito lo statunitense imbolsito dai supplì.

E a proposito di quest’ultimi, i fritti sono buoni ma evitabili: innanzitutto perché fiori di zucca e baccalà se ne trovano di migliori (vedi dal Filettaro o dal Cassamortaro di viale Trastevere) poi perché la leggendaria generosità delle porzioni si rivela veritiera e la slavina di bucatini rischia di abbattere anche stomaci robusti. Da provare invece i saltimbocca alla romana, classico decostruito nella forma (in versione piatta e non involta) ma ottimo nella sostanza del “come li faceva mi madre”.

Vino della casa, tragico come nella maggior parte delle trattorie romane, tiramisù, amari: 25 euro. Sconsigliato a cardiopatici, vegani e coppie in cerca di una serata intima. Consigliatissimo a chi è in cerca di una cucina romana seria, che appaghi palato e agli estimatori dell’umorismo alla Mario Brega.

Trattoria Pizzeria Vecchia Roma

Via Ferruccio, 12b/c  00185

Roma

06.4467143

www.trattoriavecchiaroma.it

ROMA, PIZZERIA ER PANONTO – una pizza tra Pasolini, Nanni Moretti e C’eravamo tanto amati

14 Dic

A passeggio per la Garbatella ti puoi perdere tra le “casette modello” del ’29, i palazzetti in stile “barocchetto” e l’edilizia del Ventennio che al calar della notte assumono sembianze più che suggestive.

Incuneata tra il nuovo polo eno-gastronomico dell’Air Terminal e il fracasso di Via Ostiense e Testaccio, la “Garbante” (così viene chiamata a Roma) è un ex contrada agreste fagocitata dal centro della città e che, come il limitrofo Testaccio, ha mantenuto quasi intatto il gusto del quartiere dignitosamente popolare.

Nel cuore pulsante del rione quasi davanti allo storico Teatro Palladium su Piazza San Bartolomeo Romano, c’è la gettonatissima pizzeria Er Panonto ossia il Pane Unto o meglio la bruschetta. Da oltre trent’anni Er Panonto non conosce tramonto ed accoglie fino a tarda ora una clientela eterogenea che va dalle famiglie di quartiere al popolo della “movida” diretto a Ostiense o Testaccio.

Dal forno a legna escono a gran ritmo le tonde alla romana, pizze sottili e dal bordo croccante (ottima quella con la mozzarella di bufala): i camerieri sono svelti e, di tanto in tanto, si concedono alla battuta gioviale in un clima caciarone quanto basta.

Oltre all’irrinunciabile bruschetta, dorata e fragrante, per gli antipasti il buffet è generoso e propone un’ampia gamma dei grandi classici: alici, insalata di mare, cozze gratinate, mozzarelline, frittata “erta” (cioè alta), cicoria ripassata, carciofi, peperoni sott’olio, frittura vegetale e via dicendo. Come alternativa alla pizza da menù ci siamo fatti portare una focaccia al rosmarino che abbiamo personalizzato con verdure cotte scelte dal buffet, molto gustosa e croccante.

I dolci sono tra i più classici e si va dal sorbetto al limone alla panna cotta ma l’impressione è che non siano propriamente artigianali.

La scelta dei vini non è entusiasmante ma i quartini della casa si lasciano bere senza tante pretese. Come alternativa la birra alla spina.

Vivacizzato da qualche affresco alle pareti, l’ambiente è molto semplice ma curato al punto giusto.

In estate Er Panonto cala l’Asso con il giardino pergolato che lo fa sembrare una fraschetta, sempre affollato e con lunga lista d’attesa. Il personale è sempre disponibile a trovare un posto anche all’ultimo momento ma è bene prenotare soprattutto d’estate e nei weekend. Non pensiate però di passarci la nottata, il servizio è piuttosto veloce e visto il notevole turn over non è mai gradita l’eccessiva permanenza.

Consigliato a tutti, famiglie e coppie, ci si trovano bene anche ingegneri incravattati e professoresse “Rottermeier”: ottimo per una cena veloce prima del cinema, del teatro o prima di andare a ballare.

Sconsigliato a chi piace passare la serata cincischiando e chiacchierando in un unico posto, a chi cerca intimità, a chi esige un servizio da galateo.

Prezzi: sui 20 euro a persona

Ambiente: 6.5

Cucina: 6.5

Servizio: 6.5

Qualità\prezzo: 7

Pizzeria Er Panonto

Via Enrico Cravero, 8 – Garbatella – Roma

Telefono: 06.5135022

Bambee

 

Roma, Trastevere low cost: pizzeria “Dar Poeta”

9 Dic

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Trastevere è una delle trappole per turisti meglio congegnate:  travestita di studiata negligenza, l’anima trasteverina emana il fascino della popolanità ottocententesca cantata dal Belli, Er Poeta de Trastevere, cui quasi tutte le attività commerciali del rione tributano onore, anche solo con un suo aforisma scritto a penna sulla porta del cesso. Trastevere purtroppo è anche uno dei quartieri di Roma dove è impossibile mangiare decentemente, sopprattutto a cifre umane: Dar Poeta, in vicolo del Bologna, può essere una buona soluzione sia per un pranzo veloce che per una cena con gli amici.

Sono entrato senza troppa fiducia trascinato da amici romani: non hanno sbagliato. Dar Poeta propone sicuramente una pizza di ottima qualità, ne romana (bassa e croccante) ne napoletana (alta e soffice): una mezza via che ha il grande pregio di essere molto digeribile e preparata con ingredienti di qualità, come ad esempio vera mozzarella. La carta delle pizze è vasta e forse alcune potevano anche essere evitate (come la “matriciana”, con tanto di guanciale e pecorino): consiglio una classica bufala, con basilico fresco e mozzarella tagliata spessa e posta sulla pizza a fine cottura.

Oltre alle pizze non c’è molto altro, ma non è detto che sia un male: meglio concentrarsi su una cosa, piuttosto di quelle troppe pizzerie insensate che propongono menù sconfinati e tutti da scongelare… Il vino c’è, ma forse è meglio bersi la classica birra.

 

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Il servizio è rapido e cortese, l’ambiente non colpisce certo ne per la singolarità degli arredi ne per peculiarità architettoniche, anzi, visto il palazzo in cui è posizionato forse si sarebbe potuto mettere una maggior cura negli interni. Ma come dicevamo all’inizio la negligenza fa parte del fascino trasteverino, per cui va bene così.

Un consiglio: prenotate in anticipo e chiedete un tavolo al piano terra, il seminterrato è tragicamente angusto.

Qualità/prezzo: 7.5

Servizio: 7

Cucina: 7.5

Ambiente: 6

Dar Poeta
Vicolo del bologna 45 
00153 Roma
Tel. 06-58.80.516
www.darpoeta.com

Roma, l’Archetto II: la cena delle beffe

18 Nov

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Per quanto brulichi di ristoranti, enoteche, locali che non basta una vita per vederli tutti, a Trastevere non si sa mai dove fermarsi e spesso la “sòla” (fregatura, per dirla in romanesco) è dietro l’angolo.

La scelta dev’essere oculata e onde evitare le gastriti da “finger food tresteverino” o di ripiegare sull’etnico, ti imbatti nell‘Archetto II e, nonostante il tuo corpo rattrappisca per diventare invisibile, sei già ghermito dai braccioni avvolgenti del robusto oste. Inutile divincolarsi, sei finito e ti ritrovi in un lampo con il cestino del pane sotto il naso, l’acqua liscia sul tavolo e il tovagliolo sulle gambe.

L’Archetto II non è solo una pizzeria ma anche un ristorante dal menù chilometrico: “alla Puttanesca, alla Bersagliera, alla Nostromo, alla Attilio Regolo, alla Pecorara, alla Burina, alla Zivago, alla Re Faruk, all’Andate Via...”. E anche con le pizze e i secondi non scherzano. Vino sfuso (fetido) dei Castelli o una classica scelta “all italian” con i grandi classici dell’enologia nazionale.

Ma la peculiarità dell’Archetto II non sta nei piatti, ma nel teatro, nell’intrattenimento carnascialesco, dove lo show non lo scegli ma lo subisci e birichino com’è diventa, per i deboli di spirito, un supplizio da balzo sulla panca. 

Non siamo ai livelli de La Parolaccia ma l’ingegnosità del titolare lascia stupefatti: all’Archetto II son discreti, le parolacce non le usano. Colonna sonora a base di stornelli, un po’ sulla falsariga finto caciarona del Meo Patacca, sempre in zona.

Consiglio spassionato: ridere sommessamente, pena il rincaro degli scherzetti.

Insomma del cibo non si può dire molto, si rimane troppo avvinti dallo show, si vedono girare “anticaje e petrella” come il tris d’assaggini, le pennette alla vodka, le scaloppe al marsala e tra i dessert più stuzzicanti le “Fragole alla Porcona” (con tanto di traduzione: Strawberries “Piggy” Way – Strawberries, Ice Cream, Fresh Cream, Wild Berries).

La pizza è buona e il carrello degli antipasti è ricco (seppur con la solita selezione di cicorietta ripassata, zucchine trifolate, cipolline, fagioli e cipolle, alicette, insalata di mare al surimi tutti immersi nell’olietto dell’agro pontino, forse) e l’estate ci sono i tavoli fuori; se spira il ponentino ti si asciuga anche quella goccia di sudore che scende sulla fronte poco prima del conto.

Non proprio low cost: quel che conta è la simpatica accoglienza, l’intrattenimento musicale e il fatto che l’Archetto sia aperto anche in orari proibitivi, un’oasi di divertimento nel cuore di Trastevere sulla bella Piazza di San Cosimato.

Consigliato ai romanisti doc, alle comitive con la battuta pronta e l’ugola allenata, ai turisti desiderosi di folklore capitolino senza spendere le cifre della Parolaccia.

Sconsigliato ai laziali, alle coppie novelle, ai poveri di spirito, ai choosy con gli abitini bianchi, alle cene di lavoro, a chi gli prudano le mani.

Conto sui 35 euro a testa, antipasto, pizza, vino alla carta (Greco di Tufo), amari e caffè

Bambee

L’Archetto II

Via Agostino Bertani, 6
tel. 06.5895236
www.archetto2.com

 

 

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