Roma, Novequattro Laboratorio del Gusto “riaccende” la luce

2 Giu

In seguito a una “pausa di riflessione” primaverile, Novequattro, eccellente novità gastronomica in zona Colli Portuensi, riapre i battenti dopo che purtroppo lo si era già dato prematuramente per spacciato. La re-inaugurazione è avvenuta lo scorso 25 giugno con un nuovo menù e un nuovo staff. Torneremo a breve con la speranza di vedere confermate le ottime impressioni della prima volta.

Aggiornamento: per dovere di cronaca aggiungiamo tra i commenti quanto pervenutoci dallo chef Paolo D’Orazio, che evidentemente non guida più la cucina del Novequattro. Attendiamo eventuali repliche dai gestori del locale. Precisiamo che le immagini relative ai piatti di Novequattro si riferiscono al periodo con Paolo D’Orazio in cucina.

 

novequattro_roma_1

dalla pagina facebook di Novequattro 

Novequattro, Laboratorio del gusto a Roma, la luce (spenta) in fondo al tunnel

La situazione gastronomica capitolina è paragonabile allo stato delle sue strade: un percorso difficile da percorrere e irto di insidie in cui è facile farsi veramente male. Ed è anche doloroso dover ogni volta puntualizzare all’amico in visita (immancabilmente pietrificato in un’espressione da orfano dickensiano) che “nel centro di Roma si mangia male” (e se caca peggio, avrebbe aggiunto Funari), spendendo cifre talvolta fantasiose anche per un petroliere siberiano. Esistono rare, rarissime eccezioni (vedi Marco G a Trastevere di cui a breve), ma rimangono sommerse in un oceano di bruttura, scarsa educazione e piattume. Esaurito il breve, doloroso ma doveroso incipit, passiamo alle notizia del giorno: Novequattro, Laboratorio del gusto. Non siamo in centro storico, ma nel vivibile quartiere dei Colli Portuensi, alle spalle della caciara americanizzante di Trastevere. In una via tranquilla e discreta, dove sorgeva il noto ma altalenante Sedano Allegro, da pochi mesi era stato aperto un locale gradevole, di qualità, accogliente ma non spocchioso. E’ stato aperto ma subito chiuso, si apprende con rammarico mentre si scrive: problemi economici.

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dalla pagina facebook di Novequattro

E allora la storia cambia e diventa inutile raccontare il solido e appagante gusto fatto di contrasti dei Ravioli al caffé ripieni di coda creati dallo chef Paolo D’Orazio, piatto della tradizione ringiovanito al pari di tanti altri che, uniti a un servizio puntuale e a una carta con prezzi ragionevoli, rendeva il Novantaquattro una boccata d’aria fresca tra le fregature del Ghetto e le primizie da surgelatore di Campo de’ Fiori. Veramente un peccato, giusto il tempo di una fugace fiammata, che speriamo torni ad ardere con maggior successo in un altra location. Magari andando a sostituire uno dei tremila, tremendi e tremolanti locali di una città che ondeggia pericolosamente verso l’apostasia gastronomica accontentando (e fregando) il turista invece di educarlo e offrendo pizza e cotolette dove si vorrebbero coratelle.

Novequattro

Via Dante De Blasi, 94 – Roma

tel. 06.95583853

www.novequattro.it

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Roma, da Mezé: (senza) infamia con lode

30 Mar

meze bistrot

 

Mezé Bistrot, nuova realtà nell’ex sonnolento quartiere Monteverde, promette, nomen omen, cucina mediterranea dal Maghreb alla Siria arricchita da un fendente di italianità. Ambiente “cool” con un tocco vintage: particolari d’annata frammisti a una modernità sobria. Piacevole, nel complesso, ma nulla che si discosti da un ormai già vissuto internazionale meneghino, blasé al punto giusto e con numerosi elementi conformisti del già ormai consumato stile urban che mescola la seduta da mercatino al punto luce industriale (o l’inverso, tanto il risultato è ormai uguale, come il prezzo).

Accoglienza cordiale e servizio informalmente puntuale (previo arrivo in orario nordico durante il week end); cantina adeguata dai prezzi non fastidiosi. La punta di fastidio arriva, però, quando si intuisce che non esiste la classica degustazione di meze: “io l’hummus, tu il tabbouleh e poi dividiamo anche le polpettine di pane raffermo”. Le pita sono servite a parte (e il Dow Jones precipita).

Non esemplare ma gustoso il Pollo di Gerusalemme, arricchito da una farcitura di riso basmati, carne e pinoli. Lacrimevole il Manzo d’Istu: pur ignorando l’onomastica era facilmente riconoscibile la scarpifera consistenza della carne, a rovinare un altresì gradevole intingolo di cipolla, zafferano e curry.  Trenta a testa e passa la paura. Consigliato ai nostalgici “di quel couscous che mangiammo a Marrakech nel ’96…”

Consolante, ma non del tutto,  la confidente ammissione finale del titolare: “Ma questo non è il mio lavoro principale”. Se ve lo dicesse l’idraulico?

Mezé Bistrot

Via di Monteverde 9/b

tel. 06.58204749

aperto la sera dal lunedì alla domenica, sabato e  domenica anche a pranzo

www.mezebistrot.it

email: mezebistrot@yahoo.it

Mezzi pubblici: Stazione Trastevere, 871, 710 – Linea B fermata Metro Piramide 3B/8

Nei dintorni: Parco di Villa Doria Pamphilj (Villa Algardi, giradino segreto, Fontana del Lago), aperitivo al tramonto presso il Vivi Bistrot

Roma Low Cost: trattoria Mejo de Betto e Mary. “Come da mi’ nonna”

1 Dic

MEJO DE BETTO E MARY

Il mio ospite, con narici rese equine dal profumo dei maccheroni alla coda (alla vaccinara, what else?), mi dà di gomito: “Sto posto me ricorda mi nonna e i profumi de quando alla domenica s’annava a pranzo da lei”. Quale miglior biglietto da visita per Mejo de Betto e Mary (Meri?), trattoria old school in quel di Pietralata, XXI quartiere di Roma, situato a nord-est dell’Urbe, in quel disordine di prati, condomini, villette e multisala che non capisci mai dove sei (“Ma guarda che er centro sta llì, ce vonno dieci minuti, c’aa moto”).

Assolutamente e orgogliosamente fuori dalle rotte turistiche e dal barbaro invasore nipponico, il locale, con tanto di giardino e pergolato, offre un’atmosfera a metà tra l’agriturismo e la pizzeria da dopopartita. Un litro di rosso, mezza frizzante e calcio d’inizio: nervetti con aglio e prezzemolo, sfilacci di cavallo, lingua (ovviamente fredda) al sugo, broccoletti fritti, pane “casareccio”.

Il primo tempo vede la squadra d’ospite tenere il ritmo, ma è solo un’illusione: la predominanza dei padroni di casa in area è netta e l’uno-due del maccherone fatto in casa con la coda, d’obbligo il pecorino abbondante, non lascia scampo. Qualità ottima, non eccelsa, ma da cucina di casa di serie A (come dalla por’anima della nonna, appunto), cortesia, servizio assolutamente puntuale.

Per gli imperdonabili amanti della banalità (che schifo, cosa sono i nervetti?), nessun problema, la cucina offre anche amatriciane, carbonare e kindermenu vari. 25 euro sazi e appagati, 30 “pe’ sfonnarse”. Caffé e amari offerte come nella migliore tradizione, qualità prezzo assolutamente favorevole. Astenersi leghisti convinti.

Mejo de Betto e Mary

Via di Pietralata 150 – 00176 Roma, Italia

Tel. 06 60662318 – Prenotazione: consigliata

facebook

Mezzi pubblici: Metro Linea B, fermata Libia – autobus 211/211 f

Nei dintorni: Torre e Casale di Pietralata, Via Collatina e Necropoli, Casale della Giustiniana, Idrometro dell’Acquedotto Vergine

Milano Low Cost, Ristorante da Oscar: il Ras delle carbonare

25 Nov

RISTORANTE DA OSCAR

Una carbonara servita sotto i bronzei occhi di un busto del Duce può rimanere indigesta a molti, ma se si è dotati di sufficiente senso dell’umorismo per pranzare in museo del ciarpame nostalgico, il Ristorante da Oscar è una classica e sempre valida alternativa al morbo della costosa mediocrità gastronomica milanese.

Via Palazzi, placida traversa nella nevrosi collettiva di Corso Buenos Aires: due vetrine anonime e un’insegna laconica celano un locale piccolo e tumultuante, un’osteria romanesca dalle contaminazioni meneghine, un ventre nostalgico a poche centinaia di metri dalla piazza Loreto dove tutto finì.

Albertone fissa i motti del ventennio e pare strozzarsi, tra le fiaccole nere, saluti romani, fasci e aquile imperiali: eccettuato il memorialismo da eversione anni ’70 (manca solo Tognazzi in Vogliamo i colonnelli), il locale è una sala piuttosto grande occupata da grandi tavoli da condividere. Si pranza tutti insieme, in grande trionfo del cameratismo culinario e della virile gomitata, unendo tutti sotto la bandiera, politicamente neutra, della carbonara, cavallo di battaglia del Ras di Porta Venezia: due etti di spaghetti a porzione, generosamente mantecati e magari accompagnati da una bottiglia di San Giovese, rigorosamente etichettata dall’azienda vinicola Mussolini. Caffé e grappe, 20 euro scarsi a testa.

Per i coraggiosi, gli arditi e gli incoscienti c’è ovviamente la possibilità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, magari con una cotoletta a orecchia d’elefante di dimensioni elefantiache, appunto, o comunque la possibilità di scegliere tra una vasta selezione di risotti, grigliate e amatriciane, per trascorrere un’oretta all’insegna del “volemose bbene e famose der male!” Nessuna pretesa, ma ottimo rapporto qualità – quantità – prezzo, servizio garibaldino (di corsa e con baionetta inastata),  ambiente gioviale in stile merenda a Casa Pound.

Ristorante Da Oscar

Via Lazzaro Palazzi 4

20124 Milano

Tel: 02.29518806

http://www.ristorantedaoscar.com

email: info@ristorantedaoscar.com

Chiuso la Domenica (pranzo e cena) e il Lunedì a pranzo

Prenotazione obbligatoria

Mezzi pubblici: M1/rossa, fermata Porta Venezia

Nei dintorni: Parco Indro Montanelli, Museo Civico di Storia Naturale, Civico Planetario Ulrico Hoepli, Galleria d’Arte Moderna, Pac Padiglione di Arte Contemporanea, Spazio Oberdan

Milano low cost: il Pescetto, spocchia ittica a prezzi contenuti

26 Ott

1PESCETTO MILANO (1)

Milano, via Volta, longitudine vivace tra Brera e l’omonima porta, bastione meneghino opposto ai flutti del Mar Giallo di via Sarpi: si va al Pescetto, civico 9 e luminose vetrine che promettono luculliane esperienze a base di pesce. Formula innovativa (anche se già vista): scegli qualità e quantità al banco pescheria, decidi il tipo di cottura, ti accomodi al tavolo e una volta arrivato il tuo turno prelevi i tuoi piatti.

I pro sono numerosi: il pesce è invitante e la qualità del fresco sembra ineccepibile, la vendita è all’etto, così da decidere quanto mangiare (e quanto spendere), la cantina contenuta ma discreta (e con prezzi umani), il contesto divertente (per alcuni). I contro pochi, ma ci sono tutti. Ma andiamo con ordine.

Ambiente minimal, total white, meneghin chic: pochi fronzoli, bianco imperante, largo alla luminosità in ambienti spaziosi ma anche parecchio rumorosi. Personale discretamente cordiale, ma con il caratteristico cipiglio da ristoratore milanese (del centro): “non dai propriamente fastidio, ma comunque ritieniti un privilegiato a entrare qui, che noi lo facciamo per devozione all’umanità ‘sto lavoro, mica per lucro (barbòne! Ndr), siamo solo Sacerdoti del Gusto Assoluto.” Chi lotta quotidianamente tra Corso Como e la Darsena, può comprendere.

Poco da ridire sulla qualità dei piatti: tartare di ricciola ottima, ma carica d’aglio, che si sa… Eccellente e croccante il fritto di moscardini, ma gli stessi cefapolodi, saltati in padella con aglio, olio e peperoncino ricordavano tanto dei simpatici pupazzetti che regalavano con le patatine anni fa.  Buone le capesante, invitanti i gamberi. Due discrete bottiglie di vino (prosecco trevigiano e falanghina) in quattro: 27 euro a testa. Stesso menù in un ristorante classico almeno 50 euro.

Fattibile e consigliabile, ma solo se si entra preventivamente nell’ordine di idee di una cena (vuoi il contenimento dei costi) stile staffetta agonistica tra il tavolo, il bar, la cucina, la cassa e dulcis in fundo l’area piatti sporchi (nota dolente, che un giovane di belle speranze a raccogliere i suddetti ci potrebbe anche stare, allo stesso prezzo). Come le sagre di una volta, ma senza gli zavorrati anziani logorroici. Presentatevi dunque organizzati e con idee chiare, possibilmente senza la classica Sharon Zampetti “Eeeh ma non lo so… Il tonno crudo mi fa seeensooo…” e prestate orecchio all’invisibile Gauleiter che con tono stentoreo chiamerà una o più volte il vostro Numero. Accorrete lesti alla chiamata, è un consiglio…

Ristorante Pescetto

Via Alessandro Volta 9, 20121 Milano

Tel: 02 3675 4184

Aperto da Martedì a Domenica, sia a pranzo che a cena

www.ilpescetto.it

Mezzi pubblici: M2/verde, fermata Moscova

Nei dintorni: Monumento di Porta Garibaldi

 

Milano, Ristorante Sri Lankese SerendiB, che bella sorpresa!

23 Ott

serendib

La seppur vasta offerta di ristoranti etnici milanese, si divide per lo più in quattro macro aree: cinesi (tradizionali o italianizzati), tex mex (semplicemente evitabili), giapponesi (cinesi o autentici) e indiani (economici o costosi). Tra questi ultimi ho recentemente scoperto una variante molto interessante, il SerendiB, locale che propone cucina dello Sri Lanka, la grande isola indipendente a sud dell’India e un tempo conosciuta come Ceylon.

Il paese, da sempre noto per il suo eccellente the, offre una gran varietà di raffinate proposte gastronomiche, in parte condivise con il subcontinente indiano: pollame, agnello, ceci, lenticchie, melanzane e ovviamente pesce.  SerendiB, aperto nel 1993, è a pochi passi dal marasma degli aperitivi di largo La Foppa (fermata della Metro Moscova, per capirci. In centro storico, se non siete di Milano).

L’ambiente è accogliente, intimo e piacevolmente decorato con opere del paese d’origine: il personale è molto cordiale e la carta offre una panoramica importante di piatti adatti sia ai vegetariani che agli onnivori. Oltre a varie qualità di the si possono scegliere diverse birre sri lankesi, indiane o europee, più una discreta selezione di vini italiani a prezzi ragionevoli.

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dalla pagina facebook di SerendiB

Per i neofiti è consigliabile optare per il menù degustazione, disponibile a 20 euro “all you can eat” (bevande escluse): si possono accettare i consigli dello chef, oppure scegliere i piatti preferiti dalla carta, ad esempio partendo dalle ottime Masvadé, polpettine di carne e legumi in pastella, fritte, oppure le Eloluvadé, la versione con sole verdure, o le Malu vadé, peperoncini verdi ripieni di pesce fritti.

Tra i piatti principali, da provare i gamberi in salsa di latte di cocco speziato su letto di riso Basmati, o il Kukulmas, pollo marinato in salsa di spezie, oppure un classico pollo al curry, magari accompagnato da deliziose patate stufate. Per terminare degnamente un liquore al cocco o al mango, entrambi molto profumati.

I punti a favore sono parecchi: una qualità prezzo che per il centro di Milano è ottima (25-30 euro), un ambiente gradevole, un servizio attento, oltre al fatto che rispetto a numerosi ristoranti indiani già testati, SerendiB offre una cucina più delicata e più facilmente accettabile dai nostri palati poco abituati all’uso massiccio di spezie. L’unica nota non troppo favorevole è data dai tempi di attesa, nonostante il locale non fosse troppo affollato. Ma comunque non stiamo parlando di un fast food. Da provare.

Serendib, Ristorante Indiano & Sri Lankese
Via Pontida 2, 20121 Milano
Tel.: +39 026592139

Aperto tutte le sere dalle 19.30 a mezzanotte.

Consigliata la prenotazione

sito web: www.serendib.it

 

Metropolitana: MM2 (linea verde) Moscova
Autobus: 94, 70, 43, 57 Tram: 2, 3, 4, 7, 12, 14
(fermate Via A. Volta o Largo La Foppa)

Brescia, Trattoria Due Stelle: tradizione nel cuore della “Leonessa”

1 Ott

DUE STELLE BRESCIA

 

Brescia, la “Leonessa d’Italia”, zoccolo duro lombardo abbracciato al veneto e alla Serenissima Repubblica, che per secoli, dal ‘400 in poi, poggiò la sua zampa leonina sulla città delle Dieci Giornate. Via San Faustino, a pochi passi da Piazza della Loggia e dal Duomo Vecchio, tra vecchie botteghe che convivono pacificamente (?) coi bar dei nuovi imprenditori cinesi, dove gli anziani vanno a leggere la Gazzetta e a bere un bianco.

Qui troviamo la Trattoria Due Stelle, locale storico recentemente rinnovato (con gusto) ma che mantiene un accogliente aura di disordine e dettagli improvvisati, come il mastodontico striscione sulla soglia che non citava un motto della Nord, bensì avvisa il passante “oggi gnocco fritto”. L’ambiente, sia all’esterno che nella sala a volte all’interno, è gradevole e il personale gentile, ma raggiunta la soglia dell’overbooking tende irrimediabilmente ad impallarsi e a perdere colpi.

Ricca carta dei vini, soprattutto del territorio, che la Franciacorta è poco fuori dall’uscio, menù solidamente basato sul territorio ma con divagazioni pan-padane, vedi il suddetto gnocco fritto. Esordio facile con un frizzante della casa, Franciacorta, ovviamente, discreto anche se dal bouquet poverissimo e servito ghiacciato . Salumi locali come antipasti; tagliere più che generoso con salame locale, coppa, spalla e prosciutto e grandinata di gnocco fritto, non male ma troppo croccante ergo fritto quel minuto in più. Ma capita.

 

DUE STELLE BRESCIA 2

 

Saltiamo i seppur obbligatori casoncelli e i poderosi risotti (anche al tartufo nero) per assaggiare i secondi: tartare di puledro con patate e bis di baccalà con polenta. Eccezionale il primo per la qualità e la tenerezza della carne (ma la carta da musica sarda come decorazione?), ottime le patate, per una volta, non appassite per il troppo girovagare da un antro all’altro della cucina, quasi deludente il baccalà. Purtroppo quello mantecato non aveva raggiunto l’indispensabile consistenza cremosa e quindi, orrore, è mancata la giusta convivenza tra latte e pesce. L’altro decisamente meglio.

Caffé e grappe, 30 euro. Da provare, magari in giorni di non eccessivo affollamento.

 

Trattoria Due Stelle

Via San Faustino, 46

25122 Brescia

tel. +39 030 375 8198

www.trattoriaduestelle.com

 

Milano (semi) Low Cost: Da Giannino l’angolo d’Abruzzo

17 Set

GIANNINO ABRUZZESE MILANO 2

Nicolás Gómez Dávila, in un libro di cui non ricordo il titolo, postulava che “la bruttezza di un oggetto è la condizione preliminare del suo moltiplicarsi su scala industriale.” Rapportando l’assunto alla ristorazione meneghina non si può che essere d’accordo con l’autore e Da Giannino l’angolo d’Abruzzo, da tre generazioni si inserisce in una nutrita schiera di locali brutti, ma tutto sommato simpatici, che popolano ogni strada di Milano, attraenti per la loro implicita qualità di locale “casereccio” che mette a proprio agio.

Certo, la debacle estetica è totale, ma la cucina si difende. Sala piccola, affollata, rumorosa e sganasciante di vino e cosce d’agnello: ci si lascia incastrare in tavoli dalla vicinanza promiscua, ma la maggior parte dei clienti sono stranieri, per cui poco male.  Menù assolutamente abruzzese, personale di sala cingalese, cuochi di nazionalità ignota: questa è la Milano alla vigilia dell’EXPO ed è inutile farsi domande.

Meglio concentrarsi sulle olive all’ascolana (buone) e sulle polpettine d’agnello fritte (ahimé, sbruciacchiate, peccato!), sorseggiando a fauci larghe del Montepulciano ben strutturato. Immancabili poi gli spaghetti alla chitarra, cottura perfetta, con (non generoso ma ottimo) sugo d’agnello. Per finire eccellente agnello (ancora? ebbene si) al forno con patate: il lato migliore della cena, anche le patate, stranamente non secche come reliquie abbandonate in un cantone, ma ottime.

Caffé e pioggia di appiccicosi amari abruzzesi: 35 euro a testa. Scegliendo il vino della casa avremmo certamente risparmiato circa 5 euro a commensale, ma il rischio sembrava eccessivo, visti il cattivo presagio lanciato dai graspi d’uva morenti dipinti un po’ qua e un po’ là, tra una carta della regione e uno scaffale di artigianato naif.

Sconsigliatissimo agli amanti della forma e a tutti quelli che “mi piace la carne, ma solo il pollo e ben cotto”, consigliato a chi è in cerca di una cucina tutto sommato difficile da trovare a Milano e a prezzi (purtroppo essendo a Milano) onesti. Consigliata la prenotazione. Nota bene: i prezzi sul menù del sito web non sono del tutto aggiornati.

Da Giannino – L’angolo d’Abruzzo

Via Rosolino Pilo 20, Milano
Tel. 02 – 29406526
www.dagianninolangolodabruzzo.it

Chiusura: mai

Roma low cost: trattoria Vecchia Roma. (A)Matriciana flambé

12 Set

trattoria-vecchia-roma

Matriciana o Amatriciana? Fa poca differenza, specialmente se vi trovate a passare da via Ferruccio, a pochi passi dove Roma si fonde col Bangladesh e Shanghai: Piazza Vittorio, chinatown capitolina arroccata sull’Esquilino. La trattoria Vecchia Roma (dal 1916) non invita ad entrare, grande seminterrato grondante turisti anglosassoni attempati, le foto di Sordi, i fiaschi, i colossei alle pareti e il menù bilingue (romanesco e inglese) affisso all’ingresso a ribadire il concetto. Mancano gli stornellatori con la chitarra e poi il set sarebbe perfetto.

Ma nonostante i cattivi presagi, le magliette sudate e le corone d’aglio penzolanti la Matriciana Flambé della Vecchia Roma è realmente eccezionale come i beninformati vociferano da tempo. E non solo: i bombolotti (mezze maniche) radicchio e fiori di zucca rischiano di essere anche migliori. Se si riesce a resistere all’impellente desiderio di fuga e a evitare la grandinata di facezie e gomitate si rimane piacevolmente stupiti da una cucina assolutamente “casareccia come ‘na vorta”, sebbene spettacolarizzata da piccoli show che lasciano allibito lo statunitense imbolsito dai supplì.

E a proposito di quest’ultimi, i fritti sono buoni ma evitabili: innanzitutto perché fiori di zucca e baccalà se ne trovano di migliori (vedi dal Filettaro o dal Cassamortaro di viale Trastevere) poi perché la leggendaria generosità delle porzioni si rivela veritiera e la slavina di bucatini rischia di abbattere anche stomaci robusti. Da provare invece i saltimbocca alla romana, classico decostruito nella forma (in versione piatta e non involta) ma ottimo nella sostanza del “come li faceva mi madre”.

Vino della casa, tragico come nella maggior parte delle trattorie romane, tiramisù, amari: 25 euro. Sconsigliato a cardiopatici, vegani e coppie in cerca di una serata intima. Consigliatissimo a chi è in cerca di una cucina romana seria, che appaghi palato e agli estimatori dell’umorismo alla Mario Brega.

Trattoria Pizzeria Vecchia Roma

Via Ferruccio, 12b/c  00185

Roma

06.4467143

www.trattoriavecchiaroma.it

Ristorante al Fante, Valeggio sul Mincio: tortellini al mausoleo

28 Lug

AL FANTE TORTELLINI

La bassa lombarda offre al viaggiatore interessanti variazioni paesaggistiche e Valeggio sul Mincio, identificato fin dai tempi dei longobardi come punto strategico per controllare la valle dell’omonimo fiume, è una piccola e graziosa trappola per turisti, con le sue casette in pietra bagnate dal fiume e i possenti torrioni del ponte visconteo che dominano il Borghetto. Decisi a evitare la processione di birkenstock e cotolette dell’ennesima “piccola Venezia”, ci siamo inerpicati a Barozzino, un paio di chilometri più a monte, dove il ristorante Al Fante scruta solenne la vallata da una spettacolare terrazza.

Un locale d’altri tempi, famoso per i suoi tortellini: ampio salone memore di mille comunioni, cresime e matrimoni, ingresso imponente, tutto appesantito dal legno e dai decenni. Ampi sorrisi, per un servizio antico, formale, al quale siamo disabituati: ci accomodiamo in terrazza, grande ma purtroppo soffocata da pannelli in plastica che però, su richiesta, possono essere rimossi.

Mentre interroghiamo un menù ricco ma banalizzato da troppe scaloppine e paillard, assaltiamo un più che discreto vivace dei colli veronesi, servito giustamente a temperatura glaciale. Antipasto di salumi artigianali con polenta, tortellini e sarde in saor.

Deludente l’antipasto, impiattato con uno stile reliquiario, con ostensione di alcune sparute fette di salame (buono), accompagnato da due fette di polenta arrostita (fredda): un aperitivo da offrire all’amico che si presenta inaspettato alla soglia di casa, più che un piatto degno di un ristorante con pretese e blasone.

Buoni i tortellini, assolutamente artigianali e generosamente cosparsi di burro e salvia: leggermente troppo cotti, purtroppo perdono quella consistenza coriacea che a volte fa la differenza. Niente da dire sulle sarde, piatto tipicamente adriatico ma qui, agli estremi lembi continentali della Serenissima Repubblica, se lo possono permettere. 35 euro a testa circa. Da un antico monumento della ristorazione locale, i cui fasti sono ancora ben visibili, ci si sarebbe aspettato di più: maggior calore, maggior abbondanza, maggior genuinità, che non dev’essere confusa con la deriva  verso la sciatteria (vedi l’antipasto). Un mausoleo con alcune crepe che non riguardano il già citato servizio né l’ordine dell’ambiente ma una cucina rimasta ferma agli anni ’60, compreso il buffet di antipasti freddi, e alle gite domenicali dove poi si gettava un plaid a scacchi sotto un albero per smaltire il Custoza.

Ambiente: 7

Cucina: 6,5

Servizio: 8

Qualità prezzo: 6,5

Ristorante Al Fante

Località Barozzino, 5,
37068 Valeggio sul Mincio ( VR) ‎
Tel. 045 795 0075 ‎

www.ristorantealfante.com

Chiuso al mercoledì e al giovedì a pranzo
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