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Milano: ristorante libano siriano Aladino

15 Giu

ristorante-libanese-aladino-milano

Dimenticate per un attimo i pregiudizi sulla cucina etnica: no, non è detto che sia indigeribile, no, non è detto che l’igiene scarseggi, no, non è detto (purtroppo, ça va sans dire) che sia low cost. La cucina libanese è una delle migliori del panorama mediterraneo, per varietà, complessità, raffinatezza, specialmente se unita ai profumatissimi vini del territorio, tanto ridotto quanto ricco di storia e aromi. Aladino, zona Porta Venezia – Viale Abruzzi, è sicuramente  un eccellente rappresentante della Repubblica che dai monti del Golan si affaccia sul Mare Nostrum (o loro, a seconda dei punti di vista).

Gradita la prenotazione, chiuso al lunedì, posti all’aperto, sabato sera danza del ventre (rigorosamente evitata non per… ma anche no): tavolo fuori e inizio con 12 “mezze” accompagnate da un blanc de blanc Ksara bello secco e ben abbattuto. Tabulé (prezzemolo, cipollotti e menta), hummus, melanzane, riso con foglie di vite e altri antipasti accompagnati da pita calde: tripudio di aromi, spezie (attenzione) ma senza alcun senso di opprimente pesantezza. Si prosegue con pollo e agnello accompagnati da riso aromatizzato con mandorle che potrebbe anche essere accompagnato da the alla menta (potrebbe). Caffé (molto buono per lo standard meneghino), liquore al cedro, leggermente stucchevole per chi ama i distillati ma sicuramente apprezzabile dagli estimatori del limoncello.

ristorante-libanese-aladino-milano2

Ambiente discreto e rilassante, anche negli interni: pesanti arredi in legno, pareti bianche e fresche in stile grotta, panneggi e riferimenti mediorientali in accompagnamento. Servizio molto gradevole e piacevolmente insistente: le proposte fuori menù ci sono ma senza coercizioni e il sorriso è garantito sempre. E’ possibile ordinare tra diversi menù (anche completamente vegetariani) oppure a la carte: per un pranzo completo (considerando una bottiglia di vino in due) comunque è difficile spendere meno di 30 euro a testa, ma la soddisfazione è assicurata. Consigliato.

Ambiente: 6,5

Cucina: 8

Servizio: 7,5

Qualità prezzo: 6,5

Ristorante Libanese Aladino

Via Achille Maiocchi, 30

20098 Milano

Tel. 02.29.52.16.08

www.ristorantealadino.it

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Milano, ristorante indiano Rajput, da 30 anni “tipicamente” meneghino.

1 Dic

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Raccolto ma non claustrofobico, il ristorante indiano Rajput si trova nel centro di Milano a due passi da Piazzale Lavater ma sufficientemente distante dal carnaio di corso Buenos Aires, la cui influenza si fa però tristemente sentire alla settima bestemmia per il parcheggio. Atmosfera intima di luci timide e candele, toni caldi nelle drapperie colorate, divinità nelle nicchie, musica pop indiana forse un pò ingombrante. L’abbiamo provato di sabato alle 21.00, per testarlo al colmo dell’affollamento: siamo comunque stati trattati con cura e attenzione dal sempre impeccabile gestore (durante un naufragio sarebbe l’unico a pettinarsi prima di gettarsi in mare).

La proposta di Rajput è ricca e varia dai grandi classici della cucina indiana nel mondo (curry, tikka, tandoori) che possono accontentare tutti, ma includendo tra i menu piatti speciali della tradizione del Nord, come il Dhansak di agnello o il Jalfrezi (particolare tipo di curry) di pollo.

Per avere una panoramica rappresentativa del locale ci siamo orientati sui menù degustazione, scegliendo sia carne sia pesce.

rajput_curry verdure

Gli antipasti erano composti da Samosa, Pakora e Papad e differivano per la presenza da una parte di Onion Bhaji e dall’altra di Prawn Pakora. In ambedue i casi i fritti erano croccanti e asciutti, saporiti al punto giusto e anche le salse d’accompagnamento non sembravano risalire ai tempi di Nehru (come spesso accade).

Accompagnato dall’immancabile e fragrante Cheese Naan caldo e riso Basmati al vapore, il passaggio successivo prevedeva, nel menù di carne, il Chicken Tandoori, gustoso ma non pesante, e in quello di pesce il Fish Curry che ci è sembrato un po’ più ricco dal momento che probabilmente era stato prima fritto e poi cotto nel curry di verdure. Al posto dei dolci siamo passati direttamente agli amari per chiudere una cena gradevole, senza fronzoli e particolari intoppi, nonostante come già detto fosse giornata particolarmente intensa.

I ristoranti indiani mantengono un posizionamento non proprio economico ma la scelta del menù completo può essere un buon modo per contenere i costi e il Rajput si colloca, almeno per Milano, in una fascia intermedia (comunque dai 30 in su per una cena completa e attenzione al vino…)

Bambee

Rajput

Via Antonio Stoppani, 10

20129 Milano
02 29530274

Giorno di chiusura: MAI

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Milano, Corso Garibaldi: Gastronomia con Cucina Parma&Co. Siamo tornati

27 Set

 

Alcuni giorni fa avevo scritto un post preambolare su Parma&Co, convincente (ora posso dirlo), realtà gastronomica milanese fondata su solidi pilastri parmigiani: all’insaputa del gentile titolare, io e altri arditi della forchetta abbiamo organizzato un’agguerrita incursione serale dalla quale siamo usciti assolutamente soddisfatti.

Brevemente: Parma&Co NON è un “fake” (scusate la ma la bibbia del blogger prevede almeno un anglismo a post), anzi è più realista del re. Tradotto: difficilmente nello stesso centro di Parma troverete una selezione cosi accurata di salumi ed etichette, senza dimenticare che i tortelli d’erbetta rasentano la perfezione.

Ci siamo accomodati con occhio ipercritico e spirito di samurai, pronti a fustigare anche la più piccola manchevolezza.

Servizio: voto 8. Preciso, cordiale e senza sbavature.

Antipasti: 9 La selezione di salumi di maiale nero meriterebbe un nobel per la norcineria. E’ un piatto che non va trangugiato, ma degustato, partendo dai sapori più delicati, come il culatello (commovente) e la spalla cotta, per poi passare a quelli più decisi, come la coppa, lo strolghino fresco, il lardo e la mortadella. Quest’ultima (una critica almeno la devo mettere) era ottima, ma secondo me evitabile, nel senso che non è un classico della “food valley”, ma un estro dei bolognesi papisti. Tutto ciò doviziosamente accompagnato da una torta fritta (la nostra versione del gnocco fritto, cambia solo il nome), croccante e dalla frittura perfetta.

Giusto per non essere colti da debolezza abbiamo chiesto anche due scaglie di parmigiano di vacca nera: una prelibatezza che va capita. Se vi piace il grana del supermercato, non ordinatelo.

Primi: 8 Abbiamo optato per i classici tortelli d’erbetta (e ricotta), un caposaldo della cucina parmense tanto diffuso, quanto, purtroppo, spesso bistrattato. Premetto che non è un piatto per deboli: il tortello deve essere ricco, sia nel ripieno, sia nella mantecatura a base di burro e formaggio (indovinate che formaggio?), qui erano ben presentati, freschi, cotti alla perfezione (pasta consistente ma non dura e ripieno tenerissimo) e, gradita sorpresa, abbondanti.

Secondi: purtroppo abbiamo dovuto fermarci ai primi per non tramutare il convivio in baccanale… ma torneremo.

Ambiente: 8 Come già detto nel precedente post, molto gradevole. Passare dalle sfilate bovine di Corso Como all’elegante quiete di Corso Garibaldi è questione di 5 minuti a piedi, ma pare di cambiare città.

Qualità\Prezzo: 7.5 Non è propriamente un low cost. Ma non potrebbe nemmeno esserlo con la qualità delle materie prime proposte. Inoltre il posizionamento centralissimo immagino imponga spese diverse dall’osteria della bassa. Comunque c’è sicuramente la volontà, e si vede, di servire ottimi prodotti a prezzi giusti, tenendo anche presente che normalmente in centro a Milano si paga tanto e si mangia mediocremente. Speriamo il vento non cambi.

Lo consiglio sia per un pranzo di lavoro, per il turista sconsolato dalla mediocrità della cotoletta comune, per una cena tra amici di quelle “dure”

Per il menù completo potete consultare il sito web.

Parma&Co Gastronomia con Cucina

Via Delio Tessa, 2 | ang. Corso Garibaldi, Milano.
0289096720

PS

Errata corrige dal post precedente, il lambrusco (Alinovi), costa 3 euro al bicchiere, non 4. Verdi non è morto, evviva Verdi!

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