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Fiorentine a Milano: Joe Cipolla, via San Marco

2 Giu

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La prima volta che ci son passato davanti era inverno e cercavo un altro ristorante. Volevo andare dai Pascone (ristorante, prima in viale Montenero, poi in via San Marco, ora ucciso dalla crisi), poi mi resi conto orripilato che al posto dei due fratelli bonari e oversize c’era questa bisteccheria paraculissima. Grande sfiducia, “con un nome così poi”, niente, tirai diritto e me ne tornai a casa.

Il giorno dopo iniziai le indagini e venni a sapere che Joe Cipolla è del Gruppo Seven, arcinota catena di steak house, niente male ma non troppo, e che qualche fonte affidabile sosteneva di averci pure mangiato bene. Impossibile. Ricordavo alcune mediocri cene aziendali al Seven di viale Montenero (si, era poco lontano dalla primigenia sede dei Pascone e il viale è lungo, mica è colpa mia…) con salumi di provenienza sannitica, patate surgelate e le carni alcune buone altre anche no.
Comunque, dopo decine di esperienze orribili in mezza Italia, decisi che una in più non mi avrebbe (forse) ucciso e andai. Poi ritornai più volte, sintomo, se ormai avete imparato a conoscermi, non di pulsioni autodistruttive, bensì di apprezzamenti alla cucina.

Il locale è strategicamente posizionato a pochi metri da via Moscova, una via tranquillissima dopo le 20, ma vicina alla mondanità di Brera, dov’è piacevole cenare all’aperto d’estate, sempre che si abbia una buona tolleranza alle zanzare e ai venditori di rose.
Gli interni sono belli, curati, ma quasi sovrabbondanti. L’idea è quella di ricreare una steak house newyorkese degli anni ’30 e lo stesso nome Joe Cipolla è un ironico riferimento al cuoco di Al Capone, le cui foto occhieggiano alle pareti assieme ai vari Joe DiMaggio, Frank Sinatra e tutto il gotha italoamericano dell’epoca. Immancabile una Berkel rossa tanto quanto le tovaglie a quadretti bianche e rosse e la lavagnetta coi piatti del giorno che fa tanto happy days.
Il personale di sala emana una cortesia palpabile, che lascia quasi stupiti, abituati come siamo a un servizio estremamente standardizzato verso il basso e spesso tendente alla freddezza.
Il menù è imperniato su una notevole varietà di tagli di carne esposta in un grande bancone a vetrina, repellente per i vegetariani, forse, conturbante per il sottoscritto.
Prima di lanciare i cuori verso una costata o una tartare, si può iniziare la serata con uno dei degli antipasti proposti dalla carta: tagliere di insaccati misti oppure una nobilissima Culaccia di Parma (ormai talmente diffusa che verrebbe da pensare a un territorio parmense interamente abitato da suini…), altrimenti i modaioli Jamon Serrano 24 mesi o Cecina de Leon. Buone ma pesantucce le verdure fritte in pastella, come idem gli anelli di cipolla fritti, evitabilissima la Caesar Salad con parmigiano: Manhattan è comunque lontana.

Passiamo alle carni:
Tartara di Fassona piemontese battuta al coltello: piatto evergreen che non deluderà tutti gli amanti del crudo.

Tenerissime sia la costata di manzetta Prussiana (delicata) che quella di Scottona Bavarese (grassa e saporita) da 450 gg, anche se l’espressione massima delle potenzialità carnivore si raggiunge ordinando, da condividere, una bella fiorentina da un chilo cotta alla brace e servita con patate (sempre alla brace) e melanzane con mentuccia.

La cantina è vasta e privilegia, ovviamente i rossi; passando da quelli più fragranti come la Barbera o il Marzemino per poi virare su bottiglie più importanti e corpose (anche come prezzi): Brunello, Montepulciano, Barbaresco…

Quantificare la spesa, in questo caso, è veramente difficile. Si può entrare per un ottimo hamburger e una birra e uscire comunque soddisfatti spendendo come in pizzeria, oppure combattere dall’antipasto al dessert pagandone lo scotto. In generale il rapporto qualità prezzo, considerando anche la posizione e il servizio, è positivo.

Un consiglio: per la sua atmosfera che i più definirebbero “easy”, al fine settimane il locale è un ottimo pretesto per rumoreggiare in grande compagnia…

Ah, Joe Cipolla ha anche “un gemello” in via Vigevano.

http://www.joecipolla.it

Via San Marco 29
20121 Milano
Tel.02.45488837

Chiuso la domenica
la cucina apre dalle 19.00 alle 24.00

Ristoranti Firenze: l’Osteria Santo Spirito

5 Apr

osteria-santo-spirito-firenze

 

Sciacquiamo i panni in Arno prima di tornare al contest “Roma VS Milano”. Firenze è una città superdotata non solo a livello artistico ma anche a livello culinario (si vabbeh, bella scoperta…). Il problema è che decenni di turismo invasivo e massificato hanno, forse ancor più che a Roma (e quindi siamo a livelli da guinness) imbarbarito e appiattito l’offerta gastronomica di una città che tradizionalmente offre ingredienti di base straordinari, in primis olio, pane, legumi e carni.

Purtroppo generazioni di ignavi, che Dante avrebbe senza dubbio gettato nel III girone, hanno snobbato la Pappa al Pomodoro, i crostini di fegato, la Fettunta e la Ribollita per concentrarsi su squallidi ibridi che hanno generato mostri a causa dei quali ogni visita a Firenze rischia di trasformarsi in un incubo palatale.

Poco tempo fa io e il mio fedele Sancho Panza Polenta siamo stati per due settimane a Firenze e abbiamo testato alcune piacevolissime e non scontate Verità.

La prima è l’Osteria Santo Spirito, che, strano a dirsi, è a50 metridalla Chiesa di Santo Spirito in Oltrarno.

L’Oltrarno non è solo Palazzo Pitti, ma anche vicoletti, bar duri e puri, cantine e osterie. L’Osteria Santo Spirito ti accoglie in un ambiente raccolto e piuttosto intimo.
Bancone all’ingresso e cucina a vista dove vediamo all’opera la giovane chef (che ripropone rigorosamente le ricette tradizionali di casa sua): pochi tavoli a pian terreno e un’altra manciata al piano superiore. Arredamento di gusto con slanci di carattere naive, luci non invasive: insomma un buon posto per festeggiare un’occasione a due o anche dove sedersi da soli a bere un chianti con un libro di fianco.

Ma passiamo alla cucina.

Sancho Panza Polenta, si lancia sognante su una Ribollita, la cui maiuscola deve far capire le sue qualità. L’ho assaggiata e vi invito a fare altrettanto.

Io, siccome eravamo a pranzo e volevo stare leggero, cautamente scelgo le salsiccine di cinghiale con pomodorini secchi e pecorino: tutti ottimi prodotti.

Per dare una “rotondità” al pomeriggio lavorativo ho poi optato per i “rigatoni Santo Spirito con salsa di pomodoro e ricotta salata”: la pasta al pomodoro è una delle ricette più facili da sbagliare. Qui non hanno sbagliato: rigatoni al dente, salsa molto concentrata, basilico profumatissimo e nevicata di ricotta. Porzione da carrettiere. Approvata con lode.

Giusto per assaggiarla abbiamo poi tentato la via di una tagliata con rucola (checcazzo siamo a Firenze…): carne tenerissima, al sangue (ovvio che se uno la chiede ben cotta potrebbe pagarne le conseguenze), succosa. Ottima, nulla da ridire e, per una volta tanto servita con coltelli degni di questo nome e non con arnesi più adatti per spalmare lo stucco sulle pareti.

Per chiudere e alzarci da tavola belli energici, abbiamo supplicato (finita la nostra boccia di Chianti Villa Mangiacane), un tortino caldo di cioccolata con salsa e fragole, una piccola chiccheria, quasi una perversione sessuale, accompagnata da due grappe barricate Tignanello.

Prezzo: non regalano (anche se antipasti e primi sono molto competitivi), ma rispetto alla media di Firenze , tutta la vita, specialmente per la qualità delle materie prime e la cura globale, dalla preparazione, alla presentazione fino al servizio. Comunque, carta canta, qui http://www.osteriasantospirito.it , trovate il menù con i prezzi.

Devo confessarvi che quel pomeriggio di marzo la mia produttività lavorativa fu leggermente in flessione rispetto alla media…

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