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Pescheria San Gervasio, la Bologna che (r)esiste.

25 Ago

Evitando le buche più dure e saltellando a zig-zag tra gli immensi lavori del “cantierone” di Via Ugo Bassi ci si imbatte nel Mercato delle Erbe. Una bella struttura ricavata dalla vecchia caserma di San Gervasio sulla pianta dell’antica chiesa dei S.S. Gervasio e Protasio, attualmente rianimata da diverse botteghe dotate anche di cucina.

Ma per l’assolata giornata estiva che esigeva posti all’aperto e per le proposte del menù e l’accogliente dehors, la nostra attenzione è stata richiamata dalla Pescheria San Gervasio, proprio adiacente al mercato.

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In cima a qualche scalino consunto e sotto un bel portico, uno dei tanti suggestivi della città, arrampicati sugli sgabelli e circondati dall’operoso andirivieni dell’antistante mercato ci siamo concessi un aperitivo in calice gentilmente accompagnato da qualche tapas in bicchierino, alici sott’olio (buonissime), mini peperoni ripieni e tocchetti di feta condita.

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L’interessante carta dei vini e il menù di fresco del giorno hanno fatto il resto, convincendoci di rimanere anche per il pranzo.

Assistiti dai modi schietti e decisi della titolare, occhi chiari e profondi che non permettono di titubare, abbiamo fatto la nostra rapida e convinta scelta. E per fortuna, dal momento che il locale si è riempito subito, animandosi di “comande” e chiacchiericci rilassati del sabato mattina.

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Alici fritte, appena infarinate e tuffate nell’olio bollente, croccanti e freschissime come le deliziose polpettine di pesce.

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Guazzetto di polpo con cous cous dal gusto deciso ottenuto senza inutili aggiunte di sapori, piatto appena appena un po’ asciutto ma assolutamente genuino e gradevole. Polpo alla gallega, piccante e tenero su un consistente letto di patate lesse, così come vuole la tradizione galiziana. D’accompagnamento verdure alla griglia e una bottiglia ben consigliata di Rosè Negroamaro L’Astore, servito freddo alla perfezione.

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polpo alla gallega

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guazzetto di polpo e cous cous

Cucina fresca e semplice, materie prime di qualità, buon vino, servizio pronto e cordiale. Aperitivo con tapas, cinque portate e un’ottima bottiglia di vino, circa 35 euro a testa. Palato e umore pienamente soddisfatti.

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Pescheria San Gervasio, Via Belvedere 13/d

tel. 051.262189

chiuso domenica e lunedì

www.pescheriasangervasio.it

facebook

Nei dintorni:

il Mercato delle Erbe, i portici del centro, un notevole dipinto di Ludovico Carracci nella Chiesa dei Filippini di Via Manzoni, il magnifico Voltone del Podestà su Piazza Maggiore.

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Sapori di Carnia

13 Dic

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Terra di contrasti, antiche tradizioni e ricette culinarie conservate nei secoli a fondare una gastronomia ricca di sapori autentici e di contaminazioni, il Friuli quasi nasconde tra le coste delle alte montagne moltissimi antichi borghi incantati. Tra questi Raveo in provincia di Udine, dichiarato Borgo Autentico d’Italia e accoccolato nella piana verdeggiante della Val Degano nella regione alpina della Carnia, che accoglie la manifestazione Sapori di Carnia, giunta alla sua 28ma edizione.

dal sito del Comune di Raveo

dal sito del Comune di Raveo

Anche quest’anno, il 14 dicembre, prende il via l’evento che in una magica atmosfera presenta il meglio dei prodotti tipici della zona e dei piatti tradizionali: le vie, le case e le corti si addobbano a festa con ghirlande in frasche di abete, pannocchie e bacche di bosco, niente più di quello che usavano un tempo i contadini per abbellire le proprie abitazioni nei periodi di festa.

dal sito del Comune di Raveo

dal sito del Comune di Raveo

Il programma prevede degustazioni, laboratori del gusto e attività culturali per tutto il giorno ma l’attrazione principale sono sicuramente i piatti tipici in un percorso enogastronomico molto ricco e, in termini di gusto, davvero originale. Cjarsons (pasta ripiena tipica dal gusto dolce/salato), gnocchi di zucca o ripieni di prugne, frico morbido o croccante con polenta integrale, brovada e muset (stufato di rape macerate nelle vinacce con piccolo e saporito cotechino), frittelle di zucca si affiancano alla fiera-mercato in cui acquistare da piccoli produttori agroalimentari locali marmellate pregiate (come quelle di olivello spinoso, prodotto tipico della zona), gli originali biscotti fragranti a forma di “esse” (creati storicamente proprio in paese), salumi affumicati, formaggi artigianali, distillati e grappe fatti in casa.

dal sito del Comune di Raveo

dal sito del Comune di Raveo

Napoli Strit Food Festival

12 Dic

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Nei cuoppi, i tipici cartocci a cono di carta gialla, frittatine di pasta, zeppulelle, crocchè, alici fritte, pizze fritte, scagliozzi, panzarotti e arancini sono i deliziosi cibi da strada di Napoli, un classico di lontana tradizione che ha fatto di alcuni quartieri come il Vomero un vero centro di richiamo culinario.

dal profilo facebook di Napoli Strit Food Festival

Proprio a questa tradizione, assai diffusa e proveniente da usanze più che radicate ancor prima di diventare un trend, è dedicato il primo Napoli Strit Food Festival che si terrà il prossimo maggio e di cui verrà proposta una ricchissima anteprima il 13 dicembre a Piazza del Gesù, nel cuore della città.

Nato da un’idea del manager Giovanni Kahn della Corte, creatore del brand “Johnnypizzaportafoglio”, il Festival ha l’intento di valorizzare la lunga storia culinaria di strada che di Napoli è un vivacissimo aspetto in continuo sviluppo, in grado di associare antiche ricette a contaminazioni fantasiose.

dal profilo facebook di Napoli Strit Food Festival

Trenta food truckers e numerose bancarelle, durante la Notte dell’Arte, proporranno dal pomeriggio fino a tarda ora le eccellenze tipiche partenopee con proposte gastronomiche gustosissime a prezzi decisamente democratici.

Napoli Strit Food Festival – 13 dicembre 2014 – Piazza del Gesù, Napoli

LA GHIANDA DI GIOVE, PREZIOSO FRUTTO DEL BOSCO

17 Ott

castagna

Arrostite sul fuoco nei dopo cena invernali e mangiate in cartocci per le strade sono una tradizione invernale radicatissima in tutta Italia. Usate nella preparazione di zuppe e di ripieni per gustosi primi o elaborati piatti di carne, in maestosi dolci come il Monte Bianco o i corposi marron glacé, le castagne e i marroni arricchiscono, da Nord a Sud, i ricettari regionali fino a diventare dei veri must italiani come nel castagnaccio.

Dall’elevato potere remineralizzante e tonicizzante, questi preziosi frutti del bosco sono di tantissimi tipi e in Italia sono molte le varietà a cui è stato attribuito il marchio I.G.P o DOP.

Nonostante le insidie del clima e di un insetto killer che sta mettendo a dura prova, anno dopo anno, la ricchezza della raccolta e la qualità dei frutti, eventi e fiere dedicate a castagne e marroni vengono organizzate in tutta Italia, con un fitto calendario che coinvolge molte regioni tra ottobre e novembre.

CADUTA CASTAGNE

Negli splendidi scenari del Monte Amiata, la castagna proveniente dai suoi boschi è stata dichiarata I.G.P nel 2000 e la 26° edizione della manifestazione Castagna in festafino al 22 ottobre, coinvolgerà il centro storico di Arcidosso, in provincia di Grosseto, con convegni, stand culinari e curiosità come la birra di castagna.

una vista di Arcidosso, Grosseto

una vista di Arcidosso, Grosseto

Dal 16 al 19 ottobre a Cuneo la 16° Fiera nazionale del marrone I.G.P prevede, in spazi più grandi rispetto alle precedenti edizioni, convegni, mostre, laboratori artigiani e degustazioni dei famosi marroni e castagne locali che saranno l’attrazione assoluta di tutto il centro della cittadina piemontese.

Fiera Nazionale del Marrone, Cuneo

Fiera Nazionale del Marrone, Cuneo

Negli stessi giorni ma in provincia di Torino, il marrone della Valle di Susa (marchio I.G.P dal 2010) è il protagonista della 53° Sagra Valsusina e Mostra Mercato nel comune di Villarfocchiardo durante la quale sarà possibile degustare tantissime specialità locali e acquistare prodotti tipici e derivati di castagne e marroni in tutte le loro forme lavorate.

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Villarfocchiardo, Torino

Il marrone di Combai è un marchio I.G.P del territorio di Treviso e dai primi giorni di ottobre con un programma davvero articolato fino al 3 novembre sta animando la 70° Festa del marrone di Combai. Sportivi e buongustai troveranno il giusto equilibrio tra divertenti attività amatoriali e prelibate degustazioni a base di marroni come il mondoi e brise, la minestra di tradizione locale con castagne e porcini, gnocchetti ai marroni con ricotta affumicata, pasticcio di marroni e spezzatino ai marroni con polenta.

Festa del Marrone di Combai

Festa del Marrone di Combai

Con l’apertura del castagneto di San Zeno in Montagna (DOP) si inaugura il 18 ottobre la 42° Festa delle Castagne – Mostra Mercato dei Marroni che si concluderà con un fitto calendario l’8 novembre nella località in provincia di Verona. “Marroni, castagne e farina di castagne in cucina: i dolci” sarà il tema del 9° Concorso Gastronomico Nazionale sul Castagno che chiuderà la manifestazione ricca di appuntamenti enogastronomici e degustazioni di piatti tradizionali come il gustosissimo minestrone di marroni.

Festa delle Castagne  - Mostra mercato del Marrone DOP di San Zeno

Festa delle Castagne – Mostra mercato del Marrone DOP di San Zeno

Scendendo verso Bologna dal 19 al 26 ottobre si tiene la Sagra del Marrone di Castel del Rio che si è aggiudicato il marchio I.G.P dal ’96. L’evento, organizzato per la prima volta nel primo dopo guerra, prevede un mercato, mostre, convegni tecnici, conferenze e serate in cui la tradizione si fonde con la gastronomia locale. Piatti tipici della cucina povera di una volta si legano con le nuove tendenze gourmet in un menù ricchissimo grazie al quale provare il castagnaccio, la polenta di farina di castagne, i bruciati, i capaltaz, frittelle e tartufi di marroni, marroni ai liquori, marmellate e dolci vari a base di marroni o di farina di castagne.

Sagra dl Marrone di Castel del Rio

Sagra dl Marrone di Castel del Rio

Spostandosi verso l’Appennino toscano è la volta del Marrone di Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo, marchio DOP che il 18/19 e il 25/26 ottobre alla Festa della Castagna viene festeggiato nel paese che fu del Buonarroti, e amato da San Francesco, in un territorio ricchissimo di storia e tradizioni, da visitare anche per i paesaggi disseminati di eremi, chiese e pievi. Tra le varie opportunità non solo quella di assaggiare marroni di qualità ma anche tutti i suoi derivati come la farina di castagne e la loro varietà in forma secca.

Festa della Castagna di Caprese Michelangelo

Festa della Castagna di Caprese Michelangelo

Rimanendo in Toscana, il 19 e il 26 ottobre il Marrone del Mugello (marchio I.G.P dal ’96) è il grande richiamo di Marradi, Firenze, con la Sagra delle castagne e del marron buono di Marradi alla sua 51° edizione. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire per gustare i tortelli di marroni, la torta di marroni, il castagnaccio, le marmellate di marroni, i marrons glacés, i “bruciati” (cioè le celebri caldarroste).

Locandina Sagra delle Castagne e del Marron Buono di Marradi

Locandina Sagra delle Castagne e del Marron Buono di Marradi

Nel Lazio, a Vallerano in provincia di Viterbo, la Castagna è DOP e il 19, 25, 26 di ottobre fino al weekend di Ognissanti si tiene la 13° Sagra della Castagna. Un territorio, quello della Tuscia, davvero ricco di storia e tradizioni culinarie. Nel programma cene e degustazioni di piatti tipici nelle cantine, presentazioni di libri di cucina, convegni e eventi folcloristici.

Sagra della Castagna di Vallerano

Sagra della Castagna di Vallerano

A chiusura di questo lungo tour dedicato ai marroni e alle castagne, nella loro più alta qualità, ricordiamo dal 7 al 9 novembre la Sagra della Castagna di Montella I.G.P, nella cittadina in provincia di Avellino. Promosso dalla Comunità Montana Terminio Cervialto, l’evento è volto a valorizzare il prodotto castanicolo locale ma anche i prodotti tipici del territorio nonché a promuovere e valorizzare il patrimonio artistico, culturale ed enogastronomico dell’Irpinia, davvero ricca di interessanti luoghi d’interesse.

Sagra della Castagna di Montella I.G.P

Sagra della Castagna di Montella I.G.P

CALENDARIO EVENTI

fino 22 ottobre: Arcidosso, Grosseto – 26° edizione Castagna in festa

16/19 ottobre: Cuneo – 16° Fiera nazionale del marrone I.G.P

16/19 ottobre: Villarfocchiardo, Torino – 53° Sagra Valsusina e Mostra Mercato

fino al 3 novembre: Combai, Treviso – 70° Festa del marrone di Combai

18 ottobre/8 novembre: SanZeno, Verona – 42° Festa delle Castagne/Mostra Mercato dei Marroni

18-19 – 25-26 ottobre: Caprese Michelangelo, Arezzo – Festa della Castagna

19/26 ottobre: Castel del Rio, Bologna – Sagra del Marrone di Castel del Rio

19 -26 ottobre: Marradi, Firenze – Sagra delle castagne e del marron buono di Marradi

19/25-26 ottobre: Vallerano, Viterbo – 13° Sagra della Castagna

7/9 novembre: Montella, Avellino – Sagra della Castagna di Montella I.G.P

STREEAT FOOD TRUCK FESTIVAL – MILANO

18 Set

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C’era una volta l’ultima spiaggia per chi ai concerti, per strada o di notte veniva colto da languori irrefrenabili: il camioncino all’angolo della strada, il famigerato “puzzone”, patria di salamelle, piadine e porchette. Ora la musica è cambiata e anche il cibo stradaiolo guadagna un suo blasone: il food truck è infatti la nuova frontiera per portare on the road la cucina di qualità. Tanto da farne manifestazioni ad hoc e coinvolgere chef blasonati.

E dopo il successo della prima edizione, torna per il secondo appuntamento Streeat Food Truck Festival, iniziativa promossa da Barley Arts (firma storica dei più importanti eventi italiani), dal 26 al 28 settembre al Carroponte di Sesto San Giovanni, Milano.

Minivan, rimorchi, camioncini, carretti e apecar saranno nuovamente protagonisti di un evento di food truck e show cooking ad ingresso gratuito volto a diffondere su ruote la cucina italiana di qualità.

Roma low cost: trattoria Vecchia Roma. (A)Matriciana flambé

12 Set

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Matriciana o Amatriciana? Fa poca differenza, specialmente se vi trovate a passare da via Ferruccio, a pochi passi dove Roma si fonde col Bangladesh e Shanghai: Piazza Vittorio, chinatown capitolina arroccata sull’Esquilino. La trattoria Vecchia Roma (dal 1916) non invita ad entrare, grande seminterrato grondante turisti anglosassoni attempati, le foto di Sordi, i fiaschi, i colossei alle pareti e il menù bilingue (romanesco e inglese) affisso all’ingresso a ribadire il concetto. Mancano gli stornellatori con la chitarra e poi il set sarebbe perfetto.

Ma nonostante i cattivi presagi, le magliette sudate e le corone d’aglio penzolanti la Matriciana Flambé della Vecchia Roma è realmente eccezionale come i beninformati vociferano da tempo. E non solo: i bombolotti (mezze maniche) radicchio e fiori di zucca rischiano di essere anche migliori. Se si riesce a resistere all’impellente desiderio di fuga e a evitare la grandinata di facezie e gomitate si rimane piacevolmente stupiti da una cucina assolutamente “casareccia come ‘na vorta”, sebbene spettacolarizzata da piccoli show che lasciano allibito lo statunitense imbolsito dai supplì.

E a proposito di quest’ultimi, i fritti sono buoni ma evitabili: innanzitutto perché fiori di zucca e baccalà se ne trovano di migliori (vedi dal Filettaro o dal Cassamortaro di viale Trastevere) poi perché la leggendaria generosità delle porzioni si rivela veritiera e la slavina di bucatini rischia di abbattere anche stomaci robusti. Da provare invece i saltimbocca alla romana, classico decostruito nella forma (in versione piatta e non involta) ma ottimo nella sostanza del “come li faceva mi madre”.

Vino della casa, tragico come nella maggior parte delle trattorie romane, tiramisù, amari: 25 euro. Sconsigliato a cardiopatici, vegani e coppie in cerca di una serata intima. Consigliatissimo a chi è in cerca di una cucina romana seria, che appaghi palato e agli estimatori dell’umorismo alla Mario Brega.

Trattoria Pizzeria Vecchia Roma

Via Ferruccio, 12b/c  00185

Roma

06.4467143

www.trattoriavecchiaroma.it

Parma: osteria Oste Magno. Tortelli, lambrusco e la Rivoluzione…

23 Set

 

Parma, borgo Angelo Mazza, carrugio che dal clamore pomeridiano di via Cavour instrada il passante verso la bellezza classica del Teatro Regio. Qui sorge, sulle ceneri del fangoso bar Ernesto, l’Oste Magno, esperimento gastronomico e sociale unico per Parma, ma non necessariamente riuscito, sempre che ci fosse alla base un piano.

Dilungarsi sulle implicazioni sociali di un locale che affonda le sue radici nello spirito post sessantottino dei due titolari, permeato però di tradizione parmigiana e con scorci internazionali (sti?) richiederebbe un pamphlet di un centinaio di pagine per cui limitiamoci a dire che qui i poster di Che Guevara anticati osservano benevolmente i tortelli d’erbetta e i taglieri di spalla cotta trangugiati con dovizia da una clientela un po’ radical ma eterogenea, che abbraccia lo studente in cerca del panino giusto (volutamente contrapposto al Panino Ingiusto di Milano), il fotografo dilettante e “l’omet” con coppola amante del lambrusco e dell’ultima pagina della Gazzetta (di Parma, quella dei necrologi).

Pregi: locale onesto, che non finge. Dalla vetrina si evince che l’Oste Magno non offre ricercatezza o grandi esperienze gastronomiche, ma sostanza, celerità e qualità a prezzi non elevati. Il lambrusco è, nero, corposo e si beve a consumo: se non finisci la boccia ti scalano dal conto i bicchieri non bevuti, l’acqua è gratuita, non si paga il coperto. Il salume è buono, sia il prosciutto, che la coppa, tanto quanto il salame e la spalla. Emerge la gola che si scioglie letteralmente in bocca e si sposa meravigliosamente con il pane di segale. L’ambiente è accogliente come il tinello (si, ho scritto proprio tinello) di una vecchia nonna, ispira chiacchiere e buone bevute, i titolari sono educati ma spicci e ti spiegano subito le regole del gioco: le bevande si vanno a prendere al bancone, il pane te lo tagli con le tue manine sante, gli antipasti sono self service. Inoltre l’Oste Magno è uno degli ormai rarissimo locali che,  oltre agli onnipresenti tortelli, offre piatti antichi, come la vecchia di cavallo (vi spiegherò un’altra volta cos’è) o il pesto.

Difetti: i tortelli son fatti in casa, ma surgelati. Ciò non deve stupire, mi scriva chi conosce tutt’ora ristoranti in cui lo chef si mette di buon’umore tutte le mattine alle 6 a far la pasta ripiena senza farla pagare cifre londinesi. Il problema è che il freddo dell’abbattimento rende fragili i tortelli e pone lo storico dilemma: cuocerli poco (come in questo caso) e mantenere la pasta troppo secca, o abbondare e rischiare che si rompano (horribile visu!!) vanificando un lavoro che richiede tempo e manualità? Non erano male, ma 8 euro per sei tortelli serviti sui piatti omaggio della Mulino Bianco (alcuni lo trovano irresistibilmente vintage) è francamente troppo.

La franchezza dei titolari attrae ma repelle allo stesso tempo: il teorico del “lavoro, guadagno, spendo pretendo” qui è meglio non metta piede.

La velocità del servizio è assolutamente indicata per un pranzo, ma non conciliabile con il Trimalchione che vede nella tavola un momento di convivialità da protrarsi per ore.

Sono uscito dall’Oste Magno ben nutrito e con l’impressione di non essere stato né maltratto né spennato: 50 euro in tre per un pranzo di sostanza sono spendibilissimi se rapportati all’inutilità dell’insalatona del bar sotto l’ufficio.

Consigliato per aperitivi rinforzati, pranzi con gli amici, nocini e grappe da seconda serata accompagnate da rock anni ‘60, sconsigliato ai senza spirito, ai lamentosi e agli indecisi.

Fuori Casello. La salvezza nella terra degli Uomini Pesce: Trattoria Al Sgnadur, Ferrara

5 Lug

Estate, autostrada, code. Il viaggio d’andata un’eneide (verso l’ignoto), il ritorno un’odissea (verso casa, magari con la prospettiva che sia saltata la luce e i polli nel freezer abbiano ripreso vita), gli autogrill caravanserragli dove nulla è reale ma tutto è purtroppo vero, dagli anziani cianotici che comprano coppe piacentine a Battipaglia ai camionisti rumeni che fanno scorta di mozzarelle di bufala a Somaglia est.

Meglio, se si può, prendersela con calma e programmare tappe ben calibrate. Questa potrebbe essere la salvezza di quei tanti che transiteranno verso la Romagna dal veneto o dal centro sud in direzione Slovenia  e Croazia. A due chilometri dall’uscita Ferrara sud c’è una frazioncina che si chiama Poggio Renatico (così, tanto poi il navigatore vi sfanculizza e dovete chiamare il ristorante), nebbiosa d’inverno, torrida d’estate, umida sempre.

Qui troviamo Al Sgnadur (il Mattarello), ristorante pizzeria dalle mille sorprese. L’esterno è, senza offesa, orribile, vecchia casa di campagna bisognosa di cure. L’interno è “composito”: ma è troppo faticoso descriverlo e poi d’estate non ci si bada. Abbacinati dal caldo si segue docili uno dei camerieri 36 denti che vi accoglie con gentili salamelecchi, verso un grazioso e verdeggiante cortile interno con una dozzina di tavoli. Menù ricco e articolato specializzato sul piatti di pesce e della tradizione ferrarese, la pizza la lasciamo ai bambini e agli ignavi.

Alici fritte: gradito entrée offerto dalla casa. Veramente ottime, leggere e croccanti.

Salumi misti con pinzini: grande piatto estivo, in pratica lardo, prosciutto e salami freschi serviti con la versione locale del gnocco fritto. Solo per duri e puri, ne vale la pena.

Caplaz (cappellacci) alla zucca: grandi, in tutti i sensi. Un piatto che sazierebbe un orso, ottima la pasta fatta in casa, buono il ripieno ma quasi stucchevole, a mio parere, per un eccesso di ricotta a discapito della zucca.

Un bicchiere di vino della casa a testa (dovete guidare!), caffè: 20 euro e poi via verso le agognate vacanze, pronti per una bella congestione.

NB

Non abbiamo potuto prendere la Frittura Imperiale perché eravamo solo in due, ma questi miei occhi hanno visto transitare vassoi di pesce impanato grossi come i semiarticolati che viaggiano sull’A1. Se andate provatela.

I camerieri sono di una gentilezza quasi caricaturale e meritano una mancia.

Di seguito il link al sito web, che però tanto non è attivo, chiamate che è meglio, così potete anche farvi spiegare la strada, onde evitare di vagare per la bassa assolata e imbattersi in creature degne della penna di Lovecraft…

Al Sgnadur

Chiuso Lunedì e Martedì

Via Coronella, 78 – Chiesuol del Fosso
44100 – Poggio renatico (FE)

tel: 0532.978396

www.sgnadur.it/

L’abbacchio e la Madùnina: Osteria Romana “Volemose Bene”, Milano.

17 Giu

Ricordate il B52 de “Il dott. Stranamore”? Bene, un’Osteria Romana nel cuore di Brera avrebbe potuto racchiudere potenzialità distruttive analoghe ma molto meno ironiche: il pressapochismo omicida della cucina scannagiappi  unito alle pretese formali e alla costosa antipatia meneghina.
Era da un po’ che passando tutti i giorni davanti all’osteria romana Volemose Bene di via della Moscova (di apertura talmente recente che il sito web non è ancora nemmeno on line www.volemosebenemilano.it), notavo che la repulsione si andava lentamente trasformando in curiosa attrazione, specialmente dopo aver sbirciato il menù e sentito barrire grida trasteverine dall’interno. “Perlomeno non sono di Agrate ma veramente romani…” pensai, così una sera che avevo come ospiti ben due amici capitolini decisi, per loro somma gioia, di portarli lì, roba che se mi fanno la stessa cosa e mi portano in un ristorante emiliano a Roma faccio scomparire i loro corpi nel Tevere, ma andiamo avanti.
Gli interni sono piacevolmente e volutamente terribili: un gustoso kitsch che rievoca situazioni rustiche romanesche: damigiane impagliate, fiaschi, sediacce in legno e anche un pergolato in coppi che dalla cucina porta in sala, a mimare una situazione bucolica a due passi dall’Hollywood e dal tamarrume di corso Como.
Molto divertente.

La carta propone i grandi classici (purtroppo spesso divenuti luoghi comuni) della cucina romana:

Carciofi alla giudia (fritti): eccellenti. Anche se ormai fuori stagione (e il gentilissimo titolare non manca di farlo notare) e quindi più piccoli della norma, sono deliziosi: croccanti e leggeri, serviti con patate, sempre fritte, tagliate a sfoglie, inviterebbero a farne strage.

Parmigiana di melanzane: un piatto che adoro ma che mangio quasi esclusivamente a casa, inutile spiegare il perché. La cosa che mi colpisce, positivamente, del piatto ancor prima di assaggiarlo è il non vedere fette di melanzane scomposte e grondati i vari succhi di troppo abbondanti mozzarelle (spesso balorde) e pomodoretti lanciati a caso in un’ordalia del falso salutismo.
Melanzane tagliate a fette sottilissime e pazientemente alternate alla passata di pomodoro, ad abbondante parmigiano, e a qualche fettina di mozzarella e scamorza (quest’ultima per me anche no, ma ci stava): molto bene.
Tonnarelli cacio e pepe: ultimo baluardo, tra i primi piatti, dell’orgoglio romano. Matriciana e carbonara da anni sono state imbustate, ibernate e ti guardano tristi dalle vetrine dell’ipercoop. Le linguine Alfredo e le sue variazioni indecorose lasciamole oltreoceano dov’erano fuggite. Rimane il cacio&pepe (si vabbeh, pure la gricia, ma ne parliamo un’altra volta): tonnarelli, pepe e pecorino. Il segreto (ma dai!?): le tempistiche.
Qui da Volemosebene erano molto buoni, ma, purtroppo, si erano leggermente asciugati. E’ un piatto delicatissimo, in cui l’amido dell’acqua di cottura si mescola al pecorino creando un’alchimia fragilissima e fugace: comprendo quindi che si possa aver perso quell’attimo di troppo nel servirli e si sia persa un po’ di quella cremosità che li rende unici. Torneremo e riproveremo.

Abbacchio al forno con patate: tenero, abbondante, gustoso. Inutile dilungarsi. Da provare.

Cantina ben fornita, vi sono rappresentati i maggiori successi italiani e non solo.
Prezzi: 30\35 euro per uscire satolli e di buon umore sono un prezzo più che giusto.

www.facebook.com/VolemoseBene

Via della Moscova 25, Milano
338.4713178 – 3477373777 – 0236559618
Chiuso alla domenica

Kowloon? No, viale Padova. Anatre laccate e piedini di maiale: Wang Jiau – The Corner, Milano

16 Mag

Premetto che non ho alcuna intenzione di affrontare i pregiudizi sulla cucina cinese. Troppa fatica e troppi luoghi comuni. Mi permetto però di consigliare un ristorante che potrebbe contribuire a convertire gli scettici in estimatori di quella che è (tremate, miei nazionalisti gastrici!) la cucina più diffusa del mondo.
Milano, piazzale Loreto. Sopravvivete al gorgo automobilistico e buttatevi in viale Padova: qui, nella via più multiculturale della città, dove convivono (male? bene? Bah) maghrebini, cinesi, ispanici ma si dice anche hobbit e  klingon, sorge, timido e discreto, The Corner, unico, al momento, alfiere dello street food di Hong Kong.
Qualcuno degli insopportabili designer che ci vanno per cena potrebbe definirlo “cheap and cozy”, io, pur concordando, la definirei una bettola dagli occhi a mandorla: pareti bianche e nude, portabottiglie costruito con i foratini, un vecchio wok usato come lavandino, cassette di legno per sedersi. Aperto 7 su 7, alle 19.00 è frequentato quasi esclusivamente da cinesi e asiatici vari, mentre dalle 20.30 la clientela si italianizza (ma non è detto che sia per forza un bene).

Preparatevi al fatto che qui le ricette sono realmente cinesi, quindi, grazieaiddio, non troverete il riso “alla cantonese” con piselli e cubetti di prosciutto, ne gli involtini primavera fritti e che il concetto di antipasto, primo etc non viene rispettato: le portate arrivano in ordine sparso ed è sempre conveniente condividerle con i commensali, in modo da assaggiare più piatti e massacrare la tovaglia come vuole la tradizione.
Solitamente io e i miei compari esordiamo con una gragnuola di ravioli grigliati poi si parte all’attacco delle vere specialità del loco: anatra alla pechinese (veramente eccezionale), piedini di maiale dalla cotenna caramellata, wok di verdure piccanti (molto, molto piccanti) con ali di pollo, poi zuppa di zampe di gallina, spaghetti, maiale con cipolle…
Una vera orgia sensoriale. Non lasciatevi ingannare, voi ignavi schizzinosi, da nomi poco attraenti e gettatevi sulle ricette più hard core: i calamari alla griglia ve li potete cucinare a casa, il piedino di maiale caramellato no!

Sarebbe assolutamente presuntuoso lanciarsi in commenti troppo dettagliati sulle pietanze, dal momento che ho ben pochi termini di paragone, ma vi lascio con una preghiera e due informazioni utili.

Conto: non è economico come il classico take away che avete sotto casa, ma non è costoso. Con 25 euro si cena ottimamente e si esce satolli

Vi prego e scongiuro: andateci una volta e poi non tornateci mai più. Quando mi siedo e sono circondato solo da sosia di bruce lee mi sento in vacanza per un’ora. Cento metri dopo c’è Ju Bin, andate lì che vi portano anche le nuvole di drago e ci sono i tavoli con gli acquari.

Forchette? Portatele da casa, se vi servono…

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