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Navigli al sentore di basilico: Milano, Trattoria della Gloria

29 Apr

 

Nel bel mezzo della panoplia delle trattorie radical chic meneghine, ce n’è una che inganna. Inganna dal momento che l’ostensione di tovaglie a quadretti nei locali milanesi è ormai una radicata dichiarazione d’intenti, spesso bellicosi: “venite da noi per respirare l’atmosfera degli anni 60, ma siate pronti a pagare non solo la cena ma anche l’ambiente…”
La Trattoria della Gloria, defilata dalla talvolta fastidiosa vitalità dei Navigli, propone una cucina mediterranea con spunti lombardi, in un ambiente caloroso che potrebbe indurre il viandante al tranello ma che invece esprime una piacevolissima sincerità, sia negli intenti che nella cucina.

Pochi tavoli, ambiente con spunti vintage, il titolare Carmine che esibisce tatuaggi e cordialità in egual misura, menù minimale che semplifica la scelta e non induce in tentazioni eterodosse: un ristorante che mette a proprio agio e che indubbiamente spicca tra il dedalo dell’insipienza gastronomica a caro prezzo che decora i canali milanesi.

Ma ovviamente il merito principale è della chef, Gloria, e della sua cucina, che andiamo tosto a presentare.

Antipasti: da provare tutti e insieme. Burrata, alici, meravigliose pizzottelle fritte, polpettine di ricotta, prosciutto toscano… Da condividere per scaldare l’ambiente, magari accompagnati da una falanghina o un bel greco.

Primi: Paccheri al pomodoro e ricotta; assolutamente interessanti nella loro pura semplicità. Ottimi ingredienti freschi e preparazione espressa per la Regina delle paste. Buona come fatta a casa. Se avete uno chef a casa.

Linguine al Pesto di Cetara con Colatura di Alici: altro piatto dal volto semplice che riesce a stupire per il suo gusto e che ci fa un po’ redimere per tutte le volte che abbiamo preferito nomi altisonanti a piatti onesti e ricchi di significato

Secondi: Ossobuco di Vitello con purè. Buono, assolutamente buono, forse un po’ fuori contesto rispetto alla spiccata vocazione meridionale di antipasti e primi

Idem per quanto riguarda la Cotoletta alla Milanese. Non la migliore della città, ma è altrettanto vero che non provoca ripensamenti o pentimenti vari.

Dolci: Tiramisù o panna cotta o crostate. Fate voi. Tutti buoni, specialmente accompagnati da un bicchiere (ma anche due) di finocchietto o mirto che Carmine offre sempre a fine pasto.

Difficile abbattere la soglia dei 35 euro. Provatelo ma non parlatene troppo in giro, dal momento che le buone novelle si diffondono in fretta ed è ormai necessario prenotare con svariati giorni d’anticipo…

E il famoso aperitivo milanese? God Save The Food…

6 Apr

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Via Tortona metaforico ombelico di Venere della Milano del Salone del Mobile, anelito del più per una settimana all’anno, appendice interessante dei navigli per le altre 51.

Delocalizzarsi per resistere alla moda senza perdere il contatto: questo il motto di God Save the Food, ristorante atipico e locale archetipo della Milano cosmopolita che fa l’occhiolino al minimalismo, alla Milano da Bere dei bei tempi, alla cucina fusion e a se stessa in maniera piacevolmente autoreferenziale.
Spazi grandissimi, dominati dal bianco, non ospedaliero, bensì quasi curiale, God Save The Food, Dio salvi il cibo appunto, elemento su cui scherzare, si, ma con discrezione, tanto è fondamentale.

Cucina continuativa per una Milano che non vuole fermarsi. Fino alle 21.00, quando si beve l’ultimo “sbagliato” per poi andare altrove.

L’aperitivo che i non milanesi si immaginano e sperano: si beve bene, dall’americano ai centrifugati di frutta fresca che occhieggia dal bancone. Gli stuzzichini vengono serviti al tavolo, c’è tanto spazio ed è bene utilizzarlo, per evitare la transumanza degli ingordi che spesso si ammassano a lottare per una fetta di pizza. Niente patatine ma cibo vero: mini porzioni di pasta, polpettine, tramezzini al salmone, focacce farcite che invitano a rimanere un altro po’ a parlare con gli amici e bere un’altra birra. Selezione di birre peraltro oculata: non è un pub, se volete una guinness andate al’irish.

Da provare per un pranzo con i colleghi o per un brunch del fine settimana: pancakes, hamburger, french toast o club sandwich, la 5th Avenue è proprio dietro l’angolo.

God Save the Food è anche consegna a domicilio, “delivery” non sia mai, e anche dispensa. Cioè?

Andate a scoprirlo.

www.godsavethefood.it

Ristoranti Milano: trattoria “la Madonnina”. Nomen omen?

4 Apr

Mettiamola così: se non me l’avesse consigliato un amico, riconosciuto ardito del bicchiere e grande bomber dei bolliti, alla Madonnina sarei entrato un po’ con i piedi di piombo.

Si perché nella Grande Milano sono proliferate, negli ultimi anni, decine di sedicenti osterie e trattorie “old fashioned”: una lambretta parcheggiata all’ingresso, una foto autografata da Oriali vicino alla porta della cucina, una bella targhetta “vietato sputare per terra” sulla porta del cesso e via. Poi, se ti va bene (e ne ho una bella lista da recensire), ti portano gli sfogliavelo rana col sugo alle noci con la cerimoniosità che nemmeno mia prozia Cleonice sfoderava quando serviva la sua celeberrima “bomba di riso coi fegatini”.

La Madonnina è in via Gentilino, traversa di San Gottardo (zona navigli per chi non conosce milano) e si nota difficilmente: al sabato poi parcheggiare è un casino e se non avete prenotato evitate il viaggio a vuoto.

Se conoscete la via e vi ricordate di prenotare, andateci.

Il posto, come accennavo prima, è un misto tra il vecchio bar di paese col bancone legno e acciaio e l’osteria ripulita: i gestori sono cordiali e sembrano (e probabilmente sono) degli ex sessantottini.

A tavola eravamo in sei reduci da un trasloco e considerando che il più minuto ero io (183 x 83), eravamo pronti a dare battaglia e a ridurre in brandelli le tovaglie quadrettate d’ordinanza.

Bene, ci hanno accontentato.

Risotto alla milanese: buono, al dente e non troppo asciutto, porzione di tutto rispetto

Stracotto d’asinina con polenta: ottimo, asinina stracotta nel vino al punto giusto e carne molto tenera

Cassoela con polenta: folla in delirio. Una carriolata di cassoeula fatta veramente come si deve, con cotiche, costine, piedini, verze e compagnia bella. Un piatto non adatto a tutti, ma chi è in grado di apprezzare tornerà alla Madonnina.

Vino: lambrusco Marcello (Parma)

Dolci: gli assassini del tavolo a fianco ci hanno fregato le ultime porzioni di tiramisù e si sono dileguati. Alcuni dei miei eroici commensali hanno ripiegato sulla crostata: considerando lo sguardo languido e la voracità, immagino fosse interessante…

E’ stata una vera e propria “cena trimalchionis”, terminata con una session di grappe (nonino bianca, niente di pregiato, ma va bene così). La spesa: 35 euro pro capite, assolutamente nulla da ridire. Torneremo.

Locale assolutamente non adatto ai maniaci della dieta, della cucina fusion a tutti i costi, ai deboli di stomaco.

Malice's Craftland

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