Tag Archives: ristoranti low cost roma

Roma, da Mezé: (senza) infamia con lode

30 Mar

meze bistrot

 

Mezé Bistrot, nuova realtà nell’ex sonnolento quartiere Monteverde, promette, nomen omen, cucina mediterranea dal Maghreb alla Siria arricchita da un fendente di italianità. Ambiente “cool” con un tocco vintage: particolari d’annata frammisti a una modernità sobria. Piacevole, nel complesso, ma nulla che si discosti da un ormai già vissuto internazionale meneghino, blasé al punto giusto e con numerosi elementi conformisti del già ormai consumato stile urban che mescola la seduta da mercatino al punto luce industriale (o l’inverso, tanto il risultato è ormai uguale, come il prezzo).

Accoglienza cordiale e servizio informalmente puntuale (previo arrivo in orario nordico durante il week end); cantina adeguata dai prezzi non fastidiosi. La punta di fastidio arriva, però, quando si intuisce che non esiste la classica degustazione di meze: “io l’hummus, tu il tabbouleh e poi dividiamo anche le polpettine di pane raffermo”. Le pita sono servite a parte (e il Dow Jones precipita).

Non esemplare ma gustoso il Pollo di Gerusalemme, arricchito da una farcitura di riso basmati, carne e pinoli. Lacrimevole il Manzo d’Istu: pur ignorando l’onomastica era facilmente riconoscibile la scarpifera consistenza della carne, a rovinare un altresì gradevole intingolo di cipolla, zafferano e curry.  Trenta a testa e passa la paura. Consigliato ai nostalgici “di quel couscous che mangiammo a Marrakech nel ’96…”

Consolante, ma non del tutto,  la confidente ammissione finale del titolare: “Ma questo non è il mio lavoro principale”. Se ve lo dicesse l’idraulico?

Mezé Bistrot

Via di Monteverde 9/b

tel. 06.58204749

aperto la sera dal lunedì alla domenica, sabato e  domenica anche a pranzo

www.mezebistrot.it

email: mezebistrot@yahoo.it

Mezzi pubblici: Stazione Trastevere, 871, 710 – Linea B fermata Metro Piramide 3B/8

Nei dintorni: Parco di Villa Doria Pamphilj (Villa Algardi, giradino segreto, Fontana del Lago), aperitivo al tramonto presso il Vivi Bistrot

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Qui non è Bollywood!? Ristorante Indiano Gourmindia, via Labicana Roma

21 Mag

Devo confessare una perversione: se mi trovo all’ingresso di un ristorante e sono colto da un fremito di eccitazione, devo entrare per forza. Significa che ormai quel locale mi possiede. Ma “Il Fremito” (si, anche l’articolo va virgolettato) non è totalmente positivo, è una commistione di attrazione e repulsione: il kitsch portato inconsapevolmente all’eccesso, fenicotteri rosa al neon, putti, cornucopie, capezzoli marmorei, arazzi, tappezzerie… Il fallimento degenerato del sogno americano, il tentativo di bello che si muta in grottesco, il brutto non voluto che vive di luce propria.
Roma, via Labicana. Al crepuscolo il Colosseo è lì, in fondo alla via, accasciato con vera indolenza romana, a ricordarti dove sei, nonostante di fronte al tuo naso un cartellone luminoso esploda di colori e reciti tossico: “GOURMINDIA RISTORANTE INDIANO”. Una freccia rossa, ipnotica,  punta verso un cortiletto; doveroso seguirla.
L’ingresso, tanto quanto il cortile, potrebbe ricordare i set di alcuni film sul disagio sociale nelle banlieu. Leggo il menù affisso in vetrina: il mio animale guida (che purtroppo ha la voce del topo del parma-reggio) mi intima “non farlo, non farlo, veh, sarai mica matto? Che poi domani ti alzi coi bruciori e magari prendi anche un virus intestinale! Pensa a tua nonna mentre fa la sfoglia, pensa ai brasati, ai cotechini fumanti, ai tortell…”
Incrocio lo sguardo del titolare, speranzoso ma fermo, dietro la vetrina, mezzogiorno di fuoco tandoori, guerra psicologica che mi trova immediatamente sconfitto.
Vengo fagocitato e non me ne accorgo nemmeno. Bollywood mi accoglie e circonda. Enormi spazi, stucchi, cartongesso, divinità crudeli e opulente: Lovecraft copula con Salgari e nessuno mi aveva detto nulla.
Ora se mi alzo e tiro una sedia contro una parete, il set crolla e vedo i macchinisti attoniti che si fumano una paglia.

Nessuno spazio per le indecisioni che già un’orda di famiglie indiane bercianti, prende d’assalto il ristorante.
Baffi, capelli olio cuore, sari variopinti, bambini rachitici ma ingombranti come caterpillar.
Samosa, Pakora, Cheese Nan, Murg Vindaloo, Pappadam, Murg Malai Tikka… “Presto” imploro la cameriera “si sbrighi cazzo, prima che l’Orda conquisti la cucina!”

Samosa: ottimi. All’interno dello scrigno di pasta, si celava non il classico ripieno trito di carne indefinita, ma tenero pollo a tocchetti con verdure.
Pakora: molto croccanti e dorati, segno di una frittura violenta ma sapiente (o fortuita) che non li ha comunque resi indigesti
Cheese Nan: graditissima sorpresa! Non una piadina col formaggino mio (Tandoor di Milano, poi facciamo i conti…), ma una focaccia calda lievemente aromatizzata al formaggio
Murg Vindaloo: molto carico. Pollo disossato, ben cotto a tocchetti immerso in salsa piccante Vindaloo. Non per tutti.
Murg Malai Tikka: tocchetti di pollo (si, ancora pollo) marinato nello yogurt e spezie, cotto nel forno di terracotta. Buono ma leggermente asciutto e stoppaccioso.
Gourmet Korma: verdure miste in salsa indefinibile. Bah, boh… Ricetta originale o tentativo di captatio benevolentiae nei confronti degli stomaci occidentali adusi all’insalata russa?

Tutto, ovviamente accompagnato da riso allo zafferano e innaffiato da italico pinot grigio.

45 euro in due che diventano 40, con tanto di ricevuta rilasciata su block notes.
“Accettate carte?” desta più preoccupazioni e sconcerto di “Mi presta sua moglie per stanotte?”. Il titolare, vero pappa del Punjab, mi accarezza la spalla e dice “Se non ha soldi, paga poi, tanto qui tutti amici”.
Sono corso a cercare un bancomat.  Non vedo l’ora di ritornarci.

www.gourmindiaroma.com

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