Tag Archives: tikka

Milano, ristorante indiano Rajput, da 30 anni “tipicamente” meneghino.

1 Dic

1rajput_ingresso

Raccolto ma non claustrofobico, il ristorante indiano Rajput si trova nel centro di Milano a due passi da Piazzale Lavater ma sufficientemente distante dal carnaio di corso Buenos Aires, la cui influenza si fa però tristemente sentire alla settima bestemmia per il parcheggio. Atmosfera intima di luci timide e candele, toni caldi nelle drapperie colorate, divinità nelle nicchie, musica pop indiana forse un pò ingombrante. L’abbiamo provato di sabato alle 21.00, per testarlo al colmo dell’affollamento: siamo comunque stati trattati con cura e attenzione dal sempre impeccabile gestore (durante un naufragio sarebbe l’unico a pettinarsi prima di gettarsi in mare).

La proposta di Rajput è ricca e varia dai grandi classici della cucina indiana nel mondo (curry, tikka, tandoori) che possono accontentare tutti, ma includendo tra i menu piatti speciali della tradizione del Nord, come il Dhansak di agnello o il Jalfrezi (particolare tipo di curry) di pollo.

Per avere una panoramica rappresentativa del locale ci siamo orientati sui menù degustazione, scegliendo sia carne sia pesce.

rajput_curry verdure

Gli antipasti erano composti da Samosa, Pakora e Papad e differivano per la presenza da una parte di Onion Bhaji e dall’altra di Prawn Pakora. In ambedue i casi i fritti erano croccanti e asciutti, saporiti al punto giusto e anche le salse d’accompagnamento non sembravano risalire ai tempi di Nehru (come spesso accade).

Accompagnato dall’immancabile e fragrante Cheese Naan caldo e riso Basmati al vapore, il passaggio successivo prevedeva, nel menù di carne, il Chicken Tandoori, gustoso ma non pesante, e in quello di pesce il Fish Curry che ci è sembrato un po’ più ricco dal momento che probabilmente era stato prima fritto e poi cotto nel curry di verdure. Al posto dei dolci siamo passati direttamente agli amari per chiudere una cena gradevole, senza fronzoli e particolari intoppi, nonostante come già detto fosse giornata particolarmente intensa.

I ristoranti indiani mantengono un posizionamento non proprio economico ma la scelta del menù completo può essere un buon modo per contenere i costi e il Rajput si colloca, almeno per Milano, in una fascia intermedia (comunque dai 30 in su per una cena completa e attenzione al vino…)

Bambee

Rajput

Via Antonio Stoppani, 10

20129 Milano
02 29530274

Giorno di chiusura: MAI

rajput_portate

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Qui non è Bollywood!? Ristorante Indiano Gourmindia, via Labicana Roma

21 Mag

Devo confessare una perversione: se mi trovo all’ingresso di un ristorante e sono colto da un fremito di eccitazione, devo entrare per forza. Significa che ormai quel locale mi possiede. Ma “Il Fremito” (si, anche l’articolo va virgolettato) non è totalmente positivo, è una commistione di attrazione e repulsione: il kitsch portato inconsapevolmente all’eccesso, fenicotteri rosa al neon, putti, cornucopie, capezzoli marmorei, arazzi, tappezzerie… Il fallimento degenerato del sogno americano, il tentativo di bello che si muta in grottesco, il brutto non voluto che vive di luce propria.
Roma, via Labicana. Al crepuscolo il Colosseo è lì, in fondo alla via, accasciato con vera indolenza romana, a ricordarti dove sei, nonostante di fronte al tuo naso un cartellone luminoso esploda di colori e reciti tossico: “GOURMINDIA RISTORANTE INDIANO”. Una freccia rossa, ipnotica,  punta verso un cortiletto; doveroso seguirla.
L’ingresso, tanto quanto il cortile, potrebbe ricordare i set di alcuni film sul disagio sociale nelle banlieu. Leggo il menù affisso in vetrina: il mio animale guida (che purtroppo ha la voce del topo del parma-reggio) mi intima “non farlo, non farlo, veh, sarai mica matto? Che poi domani ti alzi coi bruciori e magari prendi anche un virus intestinale! Pensa a tua nonna mentre fa la sfoglia, pensa ai brasati, ai cotechini fumanti, ai tortell…”
Incrocio lo sguardo del titolare, speranzoso ma fermo, dietro la vetrina, mezzogiorno di fuoco tandoori, guerra psicologica che mi trova immediatamente sconfitto.
Vengo fagocitato e non me ne accorgo nemmeno. Bollywood mi accoglie e circonda. Enormi spazi, stucchi, cartongesso, divinità crudeli e opulente: Lovecraft copula con Salgari e nessuno mi aveva detto nulla.
Ora se mi alzo e tiro una sedia contro una parete, il set crolla e vedo i macchinisti attoniti che si fumano una paglia.

Nessuno spazio per le indecisioni che già un’orda di famiglie indiane bercianti, prende d’assalto il ristorante.
Baffi, capelli olio cuore, sari variopinti, bambini rachitici ma ingombranti come caterpillar.
Samosa, Pakora, Cheese Nan, Murg Vindaloo, Pappadam, Murg Malai Tikka… “Presto” imploro la cameriera “si sbrighi cazzo, prima che l’Orda conquisti la cucina!”

Samosa: ottimi. All’interno dello scrigno di pasta, si celava non il classico ripieno trito di carne indefinita, ma tenero pollo a tocchetti con verdure.
Pakora: molto croccanti e dorati, segno di una frittura violenta ma sapiente (o fortuita) che non li ha comunque resi indigesti
Cheese Nan: graditissima sorpresa! Non una piadina col formaggino mio (Tandoor di Milano, poi facciamo i conti…), ma una focaccia calda lievemente aromatizzata al formaggio
Murg Vindaloo: molto carico. Pollo disossato, ben cotto a tocchetti immerso in salsa piccante Vindaloo. Non per tutti.
Murg Malai Tikka: tocchetti di pollo (si, ancora pollo) marinato nello yogurt e spezie, cotto nel forno di terracotta. Buono ma leggermente asciutto e stoppaccioso.
Gourmet Korma: verdure miste in salsa indefinibile. Bah, boh… Ricetta originale o tentativo di captatio benevolentiae nei confronti degli stomaci occidentali adusi all’insalata russa?

Tutto, ovviamente accompagnato da riso allo zafferano e innaffiato da italico pinot grigio.

45 euro in due che diventano 40, con tanto di ricevuta rilasciata su block notes.
“Accettate carte?” desta più preoccupazioni e sconcerto di “Mi presta sua moglie per stanotte?”. Il titolare, vero pappa del Punjab, mi accarezza la spalla e dice “Se non ha soldi, paga poi, tanto qui tutti amici”.
Sono corso a cercare un bancomat.  Non vedo l’ora di ritornarci.

www.gourmindiaroma.com

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